I misteriosi cani killer e la statale 7 al buio: rischi senza risposte

Ci sono due situazioni di potenziale pericolo per i cittadini di cui continuiamo a sapere molto poco. Una è quella più recente dell’immigrato pakistano aggredito e sbranato da tre grossi cani nelle campagne nei pressi dello svincolo per San Donaci sulla statale 7, l’altra quella delle tenebre fitte che avvolgono l’ultimo tratto della statale 7

Ci sono due situazioni di potenziale pericolo per i cittadini di cui continuiamo a sapere molto poco. Una è quella più recente dell’immigrato pakistano aggredito e sbranato da tre grossi cani nelle campagne nei pressi dello svincolo per San Donaci sulla statale 7, l’altra quella delle tenebre fitte che avvolgono l’ultimo tratto della statale 7, che si immette sul rondò di svincolo per Lecce, Bari e Brindisi Via Appia, ma anche parte della circonvallazione nel tratto dal rondò verso Lecce.

Dalle poche cose che siamo riusciti ad apprendere su questo secondo caso, il problema ricade sull’Anas, che sarebbe stata interpellata in proposito dalla Energeko, società partecipata dal Comune di Brindisi, ma nessuno si è preoccupato di far sapere quali siano le cause dello spegnimento dei lampioni, e quali siano i tempi di ripristino. Intanto una persona è morta schiantandosi contro il rondò avvolto dal buio, e pochi giorni dopo si è verificato un incidente fotocopia per fortuna senza vittime.

Non sappiamo quanto c’entri la mancanza di illuminazione con quei sinistri, ma certo in quel tratto della superstrada Taranto-Brindisi non ci sono da molti giorni le condizioni di sicurezza piena che vanno invece garantite. Il Comune di Brindisi dovrebbe accertare per vie più decise le ragioni di questo disservizio, pur non avendo competenza – pare – sulla rete di illuminazione della statale 7 in prossimità del rondò teatro di due incidenti. In quella parte della superstrada c’è il traffico ospedaliero, e c’è quello attorno al centro commerciale Le Colonne, in aggiunta a quello tra città, che riguardano eccome la municipalità di Brindisi.

L’altra circostanza di cui ancora si sa molto poco, è il gravissimo ferimento di un immigrato pakistano nelle campagne tra Brindisi e Mesagne. Eppure si dovrebbe appurare se il transito su quelle strade comunali o lungo la complanare della statale 7 in quella zona, da parte di ciclisti, motociclisti o podisti è sicuro, o se permane il rischio di un incontro con un gruppo di cani inferociti che non temono l’uomo, anzi lo aggrediscono. Il servizio veterinario della Asl non è stato avvertito dell’accaduto, per poter contribuire alla ricostruzione dei fatti e alla ricerca dei cani coinvolti.

Eppure l’esperienza dei veterinari, la loro conoscenza del territorio agrario si potrebbe rivelare utile. Statisticamente, nel Brindisino non vi sono da molti anni casi di aggressioni gravi o fatali all’uomo da parte di feral dog (cani randagi). Tutto ciò che la cronaca ha registrato in tema di aggressioni fatali coinvolgeva cani di razze considerate adatte alla difesa personale e alla guardia di proprietà private, in altre parole rottwailer, pitbull, cani corsi e simili, male addestrati, resi aggressivi dalle condizioni imposte dai proprietari, e alla fine autori di eventi luttuosi.

Nel caso recente, tutti gli elementi raccolti dalle testimonianze parlano di cani corsi. Da dove venivano e dove sono tornati dopo l’aggressione? Hanno un proprietario o erano fuggiti da qualche villa o masseria della zona? Ma sarebbe anche utile sapere cosa ci facesse il cittadino pakistano in quel luogo. Era forse un pastore arruolato in nero e alle prime armi, che è stato aggredito dagli stessi cani del gregge che non lo conoscevano bene, scattati come revolver forse dopo un gesto imprudente della vittima spaventata? Cosa circola nelle nostre campagne?

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