Cronaca San Vito dei Normanni

Società/ Effetto-rapina: il caso di San Vito e la reazione della gente

Anche due a settimana: saccheggi nei negozi, case private e studi medici. Momento scelto: pieno giorno. Sembra una terribile collezione di punti per ottenere il premio migliore. È l’unico vero risultato sono tanta paura e terrore che si estendono a macchia d’olio nel paese

Anche due a settimana: saccheggi nei negozi, case private e studi medici. Momento scelto: pieno giorno. Sembra una terribile collezione di punti per ottenere il premio migliore. È l’unico vero risultato sono tanta paura e terrore che si estendono a macchia d’olio nel paese. Sembra che ormai nella nostra provincia ci stiamo abituando, purtroppo, alle notizie di cronaca specie quelle che riportano scene di rapine. Questa volta nel mirino c’è San Vito dei Normanni.

Serpeggia nella gente un latente terrore a entrare in negozi che offrono diversi servizi, o in casa propria e trovarsi in preda a rapinatori che minacciano con armi e poi spariscono con il bottino. Succede anche negli studi medici: sembra sia diventato impossibile stare tranquilli scegliere un posto sicuro. La nostra regione, insieme a Calabria, Sicilia e Lazio, pare sia tra quelle a maggior rischio di atti criminali di questo genere.  

La perdita della propria casa e dei propri beni, la separazione dalle persone care e dagli amici, il trovarsi all’improvviso a terra con le minacce di un rapinatore là dove fino a poco prima esisteva un mondo di eventi e di relazioni costituiscono nel loro insieme un pesantissimo trauma per chiunque. Nell’esposizione a esperienze psicologiche traumatiche, le vittime si sentono fragili, indifese, alla mercè di altri individui, vulnerabili, dispersi in un mondo che non è più ordinato, protetto, prevedibile.

Si perde la propria bussola, predomina spavento e panico; da un punto di vista cognitivo viene data molta importanza al processo di valutazione dello stimolo e quindi al vittima tenderà a sentirsi inerme al solo pensiero di ciò che è successo, rimugina sull’accaduto schivando quei luoghi, si sente succube, debole, sopraffatto e incapace di gestire la situazione. Spesso emerge in queste persone un forte senso di colpa per non aver potuto evitare la tragedia, per non aver rassicurato, in una corsa a perdifiato, chi è più debole (anziani, bambini).

Esperienze troppo bizzarre, spaventanti o dolorose possono non essere integrate nella coscienza superiore e rimanere in uno stato di elaborazione non cosciente: le vittime esposte a eventi incontrollabili non riescono a mentalizzare quanto accaduto, cercano a tutti i costi un colpevole, un perché sia accaduto proprio a loro nel tentativo di ristabilire la propria percezione del mondo come controllabile e ordinato. Non trovando risposte, si colpevolizzano per essere andati in quel negozio, nello studio medico è come se si dicessero “Se avessi fatto così… se mi fossi comportato bene non sarebbe accaduto, non accadrà più”.

Si sentono fortemente persi nella loro intimità se sono saccheggiate le loro case, e non sanno come proteggere i loro figli. Essendo eventi collettivi, la reazione è quella dell’amalgamarsi alla folla, mettendo in atto comportamenti comuni, guidati dall’imitazione della massa e dalla disperazione per quanto accaduto o per quanto realmente o presumibilmente potrebbe accadere.

Questo scenario sta incentivando largamente sintomi paranoici in tutto il paese, perché chiunque sente minacciata la propria sicurezza, la propria casa o attività commerciale, o non appena entra in un qualsiasi negozio. La serenità sembra scomparsa per adulti, anziani che vivono soli e bambini. La vulnerabilità rappresenta il “cuore” della reazione a questo evento critico.

L’esperienza è “troppo” per poter essere integrata e la vittima “cade a pezzi”, crollano le certezze nelle quali ha creduto e speso energie per anni, attivando il sistema di difesa che incita ipervigilanza, freezing, fuga, lotta, totale sottomissione, inibizione fisica, ipersensibilità: le persone si comportano come se fossero costantemente minacciate dal trauma.

Solitamente, il sistema di difesa si disattiva, davanti ad un trauma, attivando la base sicura dell’attaccamento, ma in questi casi non si hanno più punti fermi, sia la vittima, sia il testimone rimane inerme, in una situazione di freezing, di blocco e di incertezza per se stessa, per chi gli è accanto. Si rischia così di creare anche un allarmismo maggiore di quello reale. È necessario del tempo perchè i traumi si dissolvono, anche se a San Vito sembra non esserci questa possibilità perché rapine e saccheggi avvengono a ritmo accelerato.

Prendere consapevolezza e accettare l’accaduto, limitando i sensi di colpa e di onnipotenza nell’aver potuto, forse, evitare l’esperienza traumatica, può essere un primissimo passo verso uno stato di serenità. Durante l’elaborazione di un evento, si riassume il controllo rivedendo mentalmente quanto è accaduto. La capacità di recupero psicobiologico è la giusta miscela di elementi psicologici, biologici, e ambientali, che, insieme alla resilienza e all’imprinting (che conserva e mantiene in vita) permettono alla vittima di far rimanere l’evento solo un ricordo fisso nel passato.

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