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Nella foro Paola Catanzaro, alias Sveva Cardinale

Nella foro Paola Catanzaro, alias Sveva Cardinale

Ex veggente, chiesto il processo: “Truffa da quattro milioni con il finto progetto delle croci”

Imputati: Paola Catanzaro, due sorelle e altre cinque persone: “Associazione per delinquere”. Dieci parti offese: “Elargizioni mensili anche per evitare la morte dei figli, mai nati, di un imprenditore”. Redditi non dichiarati per 200mila euro in un anno

BRINDISI – Fantomatico progetto delle croci. Falsi poteri mistici dietro le finte visioni di Dio o della Madonna. Maxi truffa, per un valore di almeno quattro milioni di euro. La Procura sostiene di aver raccolto elementi  sufficienti per ottenere il processo nei confronti di Paola Catanzaro, già Paolo, alias il mistico o il veggente di contrada Uggiò: il pm ha chiesto il rinvio al giudizio del Tribunale di Brindisi nei confronti della donna arrestata il 29 gennaio scorso e da allora ristretta in carcere, così come per due sue sorelle, per il marito e altre cinque persone, ritenute coinvolte nella contestata associazione per delinquere, nella cui rete sarebbero rimasti coinvolti dieci professionisti indicati come parti offese.

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L’udienza preliminare

La richiesta di processo, con fissazione dell’udienza preliminare, oltre che Catanzaro, 43 anni, diventata Sveva Cardinale nel momento in cui decise di diventare stilista e attrice, riguarda anche: Francesco Rizzo, marito di Catanzaro, finito ai domiciliari; Giuseppe Conte (difeso dall’avvocato Pietro Campanelli del Foro di Bari); Addolorata Catanzaro e Giuseppa Catanzaro, sorelle di Paola Catanzaro; Stefania Casciaro (difesa dall’avvocato Gianfranco Palmieri del foro di Lecce); Anna Casciaro (stesso difensore); Lucia Borrelli (difesa dagli avvocati Felice Indiveri e Massimo Roberto Chiusolo del Foro di Bari); Anna Picoco (difesa dall’avvocato Carmelo Piccolo del Foro di Bari).

Il sostituto procuratore Luca Miceli ha confermato le accuse mosse inizialmente e ha esercitato l’azione penale. Deciderà il gup Stefania De Angelis. In sede di udienza preliminare potranno costituirsi parti civili ai fini della richiesta di risarcimento danni i dieci professionisti indicati come “vittime” del contestato sodalizio. Hanno già conferito incarico agli avvocati Mario Guagliani del Foro di Brindisi, Antonio Falagario e Carmelo Piccolo del Foro di Bari per essere rappresentanti dinanzi al giudice. I difensori degli imputati, dal canto loro, potranno fornire la propria versione dei fatti. Anche perché alcuni, nel frattempo, avrebbero reso interrogatorio spiegando i rapporti con Catanzaro e con il marito.

 Il teorema accusatorio è stato ribadito dal Tribunale del Riesame al quale aveva fatto ricorso l’avvocato Cosimo Pagliara (nella foto in basso), difensore di Paolo Catanzaro e Francesco Rizzo. Il penalista aveva chiesto l’attenuazione della misura per Catanzaro, con il riconoscimento dei domiciliari e la remissione in libertà per il marito. Il Collegio ha respinto entrambe le istanze. Il difensore ha impugnato in Cassazione.

Le ipotesi di reato e i ruoli contestati

L'avvocato Cosimo PagliaraSecondo il pm esisteva un’”associazione per delinquere”, stando a quanto raccolto dai finanzieri, partendo dal contenuto della denuncia di dieci persone, ritenute “credibili”, a partire da un imprenditore barese il quale sarebbe stato “indotto in errore” e per questo “truffato più volte”. Catanzaro, seguendo questa impostazione, gli avrebbe chiesto “grosse somme di denaro per evitare eventi nefasti”, in aggiunta alle somme chieste per “finanziare la diffusione del messaggio evangelico, come il cosiddetto progetto delle croci” definito anche dei “doni”.

Il ruolo di promotore è stato contestato a Catanzaro: secondo il pm aveva “compiti di decisione, pianificazione e individuazione delle vittime e delle azioni delittuose da compiere, nonché dei settori in cui investire i proventi dei delitti di scopo e ideatore del progetto delle croci, chiamato anche dei doni. Lei ha sempre respinto l’accusa sostenendo di non aver mai abbindolato nessuno. Neppure la coppia di coniugi che ha espresso la volontà di adottarla come figlia e che per questo si era recata da un notaio, dopo averle intestato un villino ad Asiago, comprato nel 2009, a fronte di 300mila euro. La documentazione è stata trovata nell’abitazione di Catanzaro, nel corso della perquisizione eseguita il 7 giugno 2017.

Gli altri sarebbero stati partecipi e in quanto tali, secondo il pm, avrebbero “fornito un costante contributo per la vita dell’associazione mettendosi a completa disposizione degli interessi del sodalizio, con il compito di avvicinare le vittime di turno, carpirne i segreti più intimi che poi venivano svelati a Catanzaro, la quale a sua volta li usava per suggestionare i malcapitati e far credere loro di avere poteri mistici e paranormali”. Avrebbero anche riscosso, secondo la contestazione, “le somme di denaro versate in contanti dalle vittime delle truffe e trasmesso loro i messaggi del mistico diretti a sugellare la fedeltà e il silenzio”.

Le doti mistiche, i matrimoni, l'aborto e i figli

Tutti, secondo il pm, avrebbero finto che Catanzaro “possedesse doti mistiche che le permettevano di entrare in contatto con entità divine, come la Madonna e Gesù” e avrebbero anche “adottate tecniche volte a suggestionare l’interlocutore”. Nella richiesta di rinvio al giudizio del Tribunale, il pm ha anche evidenziato il ruolo rispetto alla trasmissione alle vittime di messaggi “assertitamente inviati da Dio" e contenenti la loro chiamata da parte del Signore o ancora su come comportarsi nella vita sociale e di relazione. Nel provvedimento di arresto, firmato dal gip, era state sottolineate le vicende di donne che hanno raccontato di aver sposato uomini indicati da Catanzaro, di altre che hanno riferito di aver abortito o ancora che si sono sottoposte a inseminazione artificiale, sempre su indicazione della stessa Catanzaro. “Eravamo strumenti nelle sue mani”. Per il gip, inoltre, “la pericolosità del sodalizio non è venuta meno nonostante le inchieste giudiziarie e giornalistiche”. Non va dimenticato, infatti, il clamore mediatico avuto nel momento in cui il caso del presunto mistico venne raccontato da “Le Iene”, la trasmissione in onda su Italia Uno.

Le minacce di morte a bimbi in realtà mai nati

Nella lettura complessiva che di quelle denunce ha fatto il pm, viene contestato a Catanzaro il fatto di aver “approfittato della soggezione psicologica e di aver ingenerato il timore di pericoli immaginari”. Come ad esempio “la morte di due figli” prospettati all’imprenditore di Bari che per primo ha sporto denuncia. Bimbi in realtà mai nati ma che Catanzaro sosteneva che non solo fossero stati da lei concepiti, ma che erano destinati a salvare il mondo.

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Il progetto delle croci

Il progetto delle croci sarebbe stato finalizzato alla “diffusione del messaggio evangelico e doveva consistere nella realizzazione e successiva diffusione nel mondo di croci in legno”, per salvare il mondo da guerra, carestie, terremoti. Attraverso condotte qualificate dal pm come “artifici e raggiri”, il gruppo sarebbe riuscito a procurarsi “periodiche elargizioni di denaro in contanti”. Somma che sarebbe invece finita nella disponibilità di Catanzaro. Con due aggravanti: aver cagionato alle persone offese un danno di rilevante entità e  aver ingenerato pericoli immaginari. La contestazione arriva sino al mese di maggio 2017.

I reati finanziari: omessa dichiarazione dei redditi

A tali contestazioni, si aggiungono quelle legate a reati di natura finanziaria, perché secondo l’accusa, Catanzaro “al fine di evadere le imposte sui redditi ometteva di presentare la dichiarazione annuale relative alle imposte dirette e all’Iva per il 2014”. In tal modo avrebbe tenuto nascosti al Fisco “elementi attivi di reddito per 200mila euro ed evaso imposte dirette per 79.170 euro, importo superiore allo soglia di non punibilità prevista dalle disposizioni di legge.

La riscossione coattiva e gli atti fraudolenti

Il pm, infine, contesta ai coniugi Catanzaro Rizzo di aver posto in essere “atti fraudolenti” nel periodo in cui la coppia venne sottoposta a verifica fiscale dai militari della Guardia di Finanza di Brindisi, finalizzati a “sottrarre Catanzaro dal pagamento di imposte su valore aggiunto e sanzioni amministrative relative, per un importo di un milione e 373.091 euro e 99 centesimi, per diversi periodi”. Più esattamente: 54.201, 62 per il periodo d’imposta 2011; 335.683,06 per il 2012; 258,597,65 per il 2014; e ancora 400.636, 68 per il 2015 e 323.898,98 per il 2016.

Le azioni, secondo l’accusa, sarebbero state finalizzate a rendere inefficace la procedura di riscossione coattiva su una polizza assicurativa di importo residuo pari a 44 mila euro, stipulata il 24 marzo 2014 con scadenza a vita della quale Catanzaro otteneva l’improvviso disinvestimento, senza alcuna valida motivazione.

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Le altre inchieste

La prima inchiesta nella quale è rimasta coinvolta Catanzaro è stata avviata dalla Procura di Bari ed è già sfociata nel processo: l’ex veggente è imputata con l’accusa di truffa dopo la denuncia presentata da una ginecologa. Esiste anche un procedimento penale a Padova, scaturito dall’esposto della figlia della coppia di professionisti i quali hanno ribadito la volontà di adottare Catanzaro e ci sarebbero altre indagini a Roma, avviate di recente, dopo che la stessa è stata denunciata per estorsione e truffa dall’amministratore unico della società che ha prodotto il film nel quale la brindisina aveva il ruolo da protagonista. Quella pellicola era ispirata al cambio di sesso, riconosciuto con sentenza dal Tribunale di Brindisi.

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