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Falso contratto di fornitura con l'Enel: assolto un operatore di call center

Si è concluso con una sentenza d’assoluzione il processo a carico di un operatore di call center accusato di aver falsificato un contratto per la fornitura di energia elettrica con l’Enel, raggirando una consumatrice. Il 29enne M.M., di Brindisi, difeso dall’avvocato Luca Leoci, “non ha commesso il fatto”. Lo ha stabilito il giudice del tribunale di Brindisi Simone Orazio

BRINDISI – Si è concluso con una sentenza d’assoluzione il processo a carico di un operatore di call center accusato di aver falsificato un contratto per la fornitura di energia elettrica con l’Enel, raggirando una consumatrice. Il 29enne M.M., di Brindisi, difeso dall’avvocato Luca Leoci, “non ha commesso il fatto”. Lo ha stabilito il giudice del tribunale di Brindisi Simone Orazio.

L’imputato doveva rispondere di truffa e falso in scrittura privata con l’aggravante della continuazione, per dei fatti risalenti al 4 marzo del 2010. Secondo l’accusa, M.M. aveva redatto un falso contratto riportando la firma falsa di una donna e lo avrebbe consegnato al responsabile del call center per cui lavorava, il quale a sua volta ha girato la documentazione ad Enel Energia Mercato libero.

L’azienda energetica, sempre secondo l’accusa, era stata indotta in errore “sul reale consenso della donna a stipulare il contratto”. E quindi in questo modo, ricorrendo ad “artifizi e raggiri”, l’operatore avrebbe procurato a se stesso e all’impresa l’ingiusto profitto derivante dalla provvigione spettante sulla conclusione del medesimo contratto, con danno della contraente che assumeva obbligazioni contrattuali con Enel Energia senza avervi prestato il consenso e con conseguente illegittima estinzione del contratto da lei precedentemente stipulato, sempre con Enel.

A far partire le indagini è stata la querela sporta dalla vittima presso la stazione dei carabinieri di Manduria (Taranto). Ma nel corso del processo, l’avvocato Leoci ha dimostrato che il ruolo del suo assistito era solo quello di operatore e non aveva alcun ruolo nella sottoscrizione del contratto. La tesi difensiva ha persuaso anche il pubblico ministero, che ha chiesto l’assoluzione dell’imputato. 

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