Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca

Ecco come frodavano Asl e 118: i retroscena del blitz

I retroscena dell'operazione della guardia di finanza culminata con l'arresto del responsabile e di tre suoi collaboratori di un'associazione convenzionata con il 118 che avrebbero usato impropriamente farmaci e presidi sanitari dell'Asl

BRINDISI – C’era un’amica che aveva bisogno di farmaci per una flebo. A una zia serviva una soluzione fisiologica di acqua per dei lavaggi nasali. Venivano usati anche per favori ad amici e parenti i medicinali ospedalieri che l’Asl di Brindisi cedeva gratuitamente a un’associazione convenzionata con il 118, la Associazione volontari Fasano (Avf), che aveva la stessa sede legale ed era gestita dallo stesso responsabile di una cooperativa, la Getras, che garantiva servizio di primo soccorso presso la centrale Enel di Cerano e la centrale Enipower, oltre al servizio di trasporto in ambulanza per il consorzio San Raffaele di Ceglie Messapica.

Quattro persone sono state arrestate stamani dai militari del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Brindisi al comando delRaffaele Turchiarulo-2 maggiore Giuseppe Maniglio e del capitano Giuseppe Lorenzo, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in regime di domiciliari firmata dal gip del tribunale di Brindisi Tea Verderosa, su richiesta del pm Milto Stefano De Nozza.

L’operazione “Remedium” ha fatto luce sugli escamotage ai quali avrebbero fatto ricorso il responsabile e tre suoi stretti collaboratori dell’Avf, associazione con sede legale a Fasano che in virtù di una convenzione sottoscritta nel 2013 con la Asl di Brindisi si occupava del servizio di pubblica emergenza urgenza presso le postazioni Brindisi-Perrino e Brindisi-Porto.

Gli arrestati. La “mente” del gruppo era appunto il responsabile dell’associazione (e della cooperativa Getras), il 58enne Raffaele Turchiarulo, di Brindisi. Insieme a lui sono stati arrestati: Giordano Guber, 47 anni, di Brindisi, considerato il referente di Raffaele Turchiarulo per la postazione di primo soccorso presente presso la centrale Enel; Dario Turchiarulo, 25 anni, di Brindisi, al quale secondo gli inquirenti spettava il compito di prelevare, durante la turnazioni presso la postazione 118 Brindisi-Perrino, il materiale occorrente all’infermeria di Cerano ed a sopperire alle eventuali richieste di Raffaele; Antonietta Zizzi, 51 anni, di Fasano, la quale, da quanto si legge nell’ordinanza, avrebbe fornito a richiesta i farmaci ed il materiale sanitario occorrente ai propri famigliari e conoscenti prelevandoli personalmente dalla postazione 118 oppure dalle dotazioni ospedaliere sfruttando le numerose conoscenze del personale sanitario in servizio al Perrino.

Antonietta Zizzi-2Le accuse di cui gli indagati devono rispondere sono a vario titolo di concorso in peculato continuato, frode in pubbliche forniture, truffa aggravata perché commessa ai danni di un ente pubblico e tentata somministrazione di farmaci guasti e/o imperfetti perché scaduti di validità.

Farmaci e presidi sanitari. Le indagini sono partite da una denuncia presentata nell’ottobre del 2014 da due dipendenti dell’Avf. Per otto mesi, fino al giugno del 2015, i finanzieri hanno pedinato e intercettato gli indagati. Non solo. Il 19 maggio del 2015, le fiamme gialle effettuarono una perquisizione all’interno di due ambulanze, dell’infermeria gestita dalla Getras presso la centrale Enel, presso l’abitazione di Raffaele Turchiarulo e nella sede della Getras, trovando 355 farmaci e 1935 presidi medici (guanti, siringhe, striscette per la glicemia, garze sterili e altro ancora) comprati dall’Asl e consegnati all’Avf per il servizio di supporto al 118 (una parte di questi era scaduta, ma non è possibile accertare se siano mai stati somministrati prodotti scaduti ad altre persone). La cooperativa, insomma, dal 2013 al 2014 (come documentato dalla fatture sequestrate dalla guardia di finanza) aveva acquistato appena 68 farmaci e 72 presidi.

Il 72 per cento del materiale trovato nel corso della perquisizione era di provenienza ospedaliera e quindi poteva essere utilizzato solo Dario Turchiarulo-2entro i paletti previsti dalla convenzione stipulata con l’Asl (in scadenza il prossimo ottobre). Gli inquirenti stimano che il danno economico subito dall'azienda sanitaria sia di circa 4mila 200 euro. E va considerato fra l’altro che se la cooperativa avesse acquistato in farmacia i medicinali e i presidi, sicuramente lo avrebbe fatto a un prezzo nettamente superiore rispetto a quello sostenuto dall’Asl.

Le intercettazioni. Gli indagati parlavano dei farmaci e dei presidi sottratti al servizio sanitario in maniera abbastanza esplicita nel corso delle loro conversazioni telefoniche, agevolando (involontariamente) il lavoro della guardia di finanza. Durante una telefonata , infatti, Turchiarolo e Zizzi fanno riferimento a farmaci che dalla postazione del Perrino dovevano essere trasferiti a Cerano. “Eh si – afferma Trchiarulo – aveva fatto una lista, le altre cose le aveva prese Dario da là”. E Zizzi risponde: “Tu lasciali al Perrino”. Nel novembre del 2014, Raffaele Turchiarulo subì il furto della propria auto, una Mercedes, all’interno del quale si trovava una borsa con farmaci ospedalieri. Gli agenti della polizia locale di Fasano trovarono la macchina e segnalarono al 118 la presenza dei farmaci.

Chiamato da una operatrice che gli chiese come mai nel suo borsone si trovassero dei farmaci ospedalieri,Turchiarulo provò a cavarsela rispondendo: “Tutti quei farmaci miei sono”. Memore di questa esperienza, lo stesso Turchiarulo successivamente invitò Zizzi a non entrare un ospedale con un’auto carica di farmaci. “Tu, dentro la macchina – afferma il brindisino – cerca di non portare farmaci, cose, che ogni tanto si inventano alla portineria…e…fermano le macchine che escono…se ti trovano con quei farmaci, garze e cose varie, i guai ti fanno passare quelli”.  

Giordano Guber-2Abbastanza eloquente è un altro dialogo nell’ambito del quale Turchiarulo afferma: “Senti che io poi ho preso pure quelle cose…qualche cosa…così ti do il cartone con tutte le cose che poi lo porti a Cerano”.  Gli indagati, secondo gli inquirenti, avevano avuto l’accortezza di rimuovere dalle confezioni portate alla centrale di Cerano le fustelle attestanti la provenienze ospedaliera. Ma in realtà tale accorgimento serviva a ben poco, perché “pure che togli la targhetta del codice a barre – riferisce Turchiarulo – sta comunque scritto” che si tratta di farmaci ospedalieri.

Varie persone si rivolgevano a Turchiarulo e ai suoi collaboratori per avere farmaci e presidi. Fra questi, come detto, parenti, conoscenti e persino il direttore sanitario di una grossa azienda che non poteva attendere i lunghi tempi prospettati da una farmacia per la consegna di un medicinale, rispetto alle sue necessità.

La sostituzione di ambulanze. Uno dei sotterfugi ai quali si ricorreva per favorire la cooperativa, a discapito delOperazione Remedium-2 servizio pubblico, era la sostituzione delle ambulanze. Bisogna infatti considerare che per ogni punto di soccorso ci vogliono un’ambulanza principale e una sostitutiva. Questa, però, da quanto appurato dagli inquirenti, esisteva solo sulla carta, poiché utilizzata per trasporti privati organizzati dalla cooperativa. Dalle indagini infatti è emerso che in due occasioni Raffaele Turchiarulo “ha effettuato il cambio delle ambulanze (principale con quella sostitutiva) nelle postazioni presidiate dalle associazioni – si legge nell’ordinanza – non per motivi tecnici o di manutenzione , ma semplicemente per effettuare trasporti privati commissionati alla Getras, utilizzando un’ambulanza più nuova e quindi più affidabile” per lunghe trasferte (ad esempio un trasporto con destinazione Bologna)".

La distrazione di soldi. Ma oltre ad appropriarsi di farmaci e presidi ed a fare i furbetti con le ambulanze, Turchiarulo avrebbe anche intascato in maniera illegittima una somma di denaro pari a 40mila euro assegnati all’Avf a titolo di rimborso spese per prestazioni d’opera da affidare obbligatoriamente ai volontari. In sostanza, secondo l’accusa, Turchiarulo, con i soldi versati dall’Asl per i compensi destinati  ai volontari dell’associazione (i quali hanno diritto a una sorta di rimborso spese per il servizio di volontariato svolto, ma non a una vera retribuzione), avrebbe pagato in nero i dipendenti part time delle postazioni del 118 e i dipendenti della cooperativa.

Operazione remedium, i farmaci sequestrati 2-2L’associazione, insomma, ha ottenuto dall’Asl delle somme per coprire delle prestazioni di volontariato inesistenti. Dopo un’ispezione da parte della guardia di finanza, Turchiarulo decise di chiudere con i pagamenti in nero e impiegare regolarmente dei volontari presso la postazione del 118, suscitando il malumore degli stessi dipendenti. “Il contratto c’è scritto 24 ore settimanali – riferisce Turchiarulo durante una conversazione – e 24 ore settimanale devi fare. Cioè quello che abbiamo fatto finora siccome voi avete paura, io pure, e allora…gli accordi detti così a voce ormai saltano tutti”.  

A tutti e quattro gli arrestati è stato contestato il reato di peculato in quanto questi, attraverso l’associazione Avf, svolgevano una pubblica funzione per l’Asl di Brindisi.

La sussistenza delle esigenze cautelari, a detta del giudice, è motivata dalla pressioni che gli indagati avrebbero esercitato su un dipendente per indurlo a ritirare la denuncia sporta nell’ottobre del 2012. E poi secondo il gip il pericolo di reiterazione del reato era concreto. Basti pensare che stamani, nel corso delle perquisizioni effettuate contestualmente all’esecuzione dell’ordinanza, sono stati trovati altri farmaci ospedalieri.

Il procuratore capo di Brindisi, Marco Dinapoli, nel corso di una conferenza stampa voltasi stamani in procura ha rimarcato come i costi, grazie al sistema messo in piede dagli indagati, erano solo a carico del pubblico, mentre i vantaggi erano tutti a beneficio del privato. "Le indagini - dichiara Dinapoli - dimostrano la capillarità e la sistematicità della depredazione". 

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