Cronaca

Finti abbandoni di minori: alcuni arrivavano dal porto di Brindisi

"I miei mi hanno abbandonato. Posso restare a studiare qui?": 67 albanesi denunciati a Forlì. Il fenomeno aveva ormai assunto contorni grotteschi: in un caso un ragazzo era stato lasciato sulla porta dell'ufficio dell'assessore al Welfare, Raoul Mosconi

FORLI' - Il fenomeno aveva ormai assunto contorni grotteschi: in un caso un minore abbandonato era stato lasciato sulla porta dell'ufficio dell'assessore al Welfare Raoul Mosconi, in Comune; in altri questi minorenni, tutti albanesi, bussavano alle porte della Questura o delle caserme dei carabinieri, dicendo di essere soli, di essere stati abbandonati dai genitori, che tuttavia erano ancora in giro per Forlì e venivano prontamente individuati per restituire il figlio “abbandonato”.

Il fenomeno era già monitorato negli ultimi anni, ma nel corso del 2015 è arrivato l'apice, con 63 albanesi “finti abbandonati” in Emilia-Romagna tutti tra i 14 e i 17 anni, che arrivavano anche al ritmo di un paio alla settimana nella sola città di Forlì. In alcuni episodi erano stati lasciati nelle piazzole di sosta dell'autostrada A14, tanto che a un certo punto si è temuto che ci fosse un racket dietro, un traffico di minori che, tuttavia, dopo un'approfondita indagine della Squadra Mobile, si tende per fortuna ad escludere. 

IL RAGGIRO - Ma questo non toglie che ci siano dei reati gravi. La Squadra Mobile di Forlì, diretta dal dirigente Claudio Cagnini, ha denunciato 41 adulti per abbandono di minore, truffa ai danni dello stato e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, e 25 minori per il reato di truffa ai danni dello stato, tutti quanti albanesi. In sostanza i giovani, su indicazione delle loro famiglie, fingevano di esser stati abbandonati per essere poi presi in carico ed affidati alle strutture protette italiane presenti sul territorio. In questo modo riuscivano ad ottenere vitto, alloggio, mediazione culturale e linguistica, sostegno nelle attività formative (tanto che i picchi di arrivi si registravano a settembre, quando iniziano i corsi di formazione),il tutto fino al compimento dei 18 anni, e dopo avrebbero anche ottenuto facilitazioni per il permesso di soggiorno e canali preferenziali per l’ingresso al lavoro. La normativa italiana per i minori abbandonati, sia italiani che stranieri, prevede infatti una grande serie di garanzie che derivano dalla Convenzione di New York. Garanzie di cui però alcune famiglie albanesi abusavano, facendo leva su alcune smagliature del sistema legale italiano (che non permette il rimpatrio forzato di minori, se non per casi particolarissimi, e nessuna discrezionalità se respingere o meno il minore).

Passeggeri albanesi

L'INDAGINE - L'inchiesta della Prima Sezione Criminalità Organizzata e Straniera della Questura di Forlì Cesena, coordinata dalla Procura della Repubblica di Forlì (pm Sara Posa) e del Tribunale dei Minori di Bologna, è riuscita a dimostrare uno stesso modus operandi: questi adolescenti arrivavano in Emilia-Romagna dai porti di Bari e di Brindisi. Le famiglie albanesi arrivavano allegramente belle unite, con un visto turistico che non richiede particolari formalità. Dopo alcuni giorni, questi ragazzi, puliti e generalmente ben vestiti, però si presentavano nelle sedi istituzionali, come questure e comuni,  e spiegando di essere stati “abbandonati” dai genitori invocavano la protezione che la convenzione di New York riserva ai minori non accompagnati. Le indagini hanno permesso di scoprire di tutto: dai genitori ancora regolarmente soggiornanti in città che attendevano la prima chiamata dei figli che “si erano sistemati”, ad accompagnatori che avevano già in tasca il biglietto aereo del ritorno: andata per due, ritorno per uno. In molti casi, nonostante le reticenze dei ragazzi, si sono scoperti fratelli maggiori e zii residenti in altre città vicine. Decisivo anche il caso che ha visto protagonista l'assessore Mosconi, che – conoscendo la lingua albanese – ha subito iniziato ad intavolare una discussione coi giovani che sono arrivati fino alla sua porta. Questi, credendo di parlare “ad uno di loro”, hanno subito detto che i loro genitori c'erano eccome, e che erano lì così potevano studiare in scuole che in Albania non esistevano. Il tutto a costo zero per la famiglia.

https://www.forlitoday.it/foto/cronaca/finti-abbandoni-di-minori-albanesi/

I RIMPATRI – Come sono arrivati a conoscere questo stratagemma? Gli arrivi erano in gran parte concentrati dalla provincia albanese di Elbasan, nell'Albania centrale, probabilmente con un “passaparola”. Tra le famiglie che hanno scelto di “far studiare i figli all'estero” (a spese dello Stato Italiano) c'era di tutto, sia famiglie effettivamente non abbienti, ma anche figli di ristoratori e di famiglie benestanti. La Polizia, nel corso di quest'indagine, è riuscita a far accettare l'uscita dal sistema di protezione a 21 minori albanesi. Infatti quando ai parenti, specialmente quelli presenti in Italia, sono visti arrivare le notifiche con le accuse di gravi reati, sono state le stesse famiglie improvvisamente a “ricomparire” per rivendicare il minore. In molti casi, sentiti nei colloqui protetti, molti giovani hanno confidato di voler ritornare in Albania, ma di non voler deludere le rispettive famiglie che avevano scelto per loro questo percorso. Dei 21, circa una decina sono rimasti in Italia, affidati a parenti già regolari sul nostro territorio.

I COSTI - Il Comune di Forlì calcola che aver tolto dalle strutture protette questi minori “abusivi” ha determinato un risparmio di circa 900mila euro nei prossimi anni. Per i minori non accompagnati, infatti, il costo medio è di 90 euro al giorno, di cui metà a carico del Comune e metà allo Stato. Forlì era una delle città più esposte al fenomeno, assieme a Ravenna.  A Piacenza si è tentato addirittura di portare questi minori al consolato albanese di Milano. Ora, con la maxi-inchiesta avviata dalla Questura di Forlì il flusso si è arrestato, almeno nel territorio locale. Ma in questi casi capita spesso che il fenomeno si trasferisca altrove, dove la guardia è ancora bassa.

L'assessore comunale al Welfare Raoul Mosconi spiega i motivi di equità che hanno portato a segnalare un numero massiccio di casi alla Questura: “Prima di tutto avevamo il timore che vi fosse una tratta, uno sfruttamento, e per fortuna non è stato riscontrato. In secondo luogo il sistema di tutela dei minori parte dal presupposto che il posto migliore in cui far crescere i figli è con la loro famiglia. Inoltre, il flusso crescente di questi minori albanesi stava sottraendo risorse e posti da destinare a chi è realmente un minore abbandonato, come i profughi che arrivano coi barconi”. Taglia corto, infine, l'assessore: “Il minore che non ha nessuno viene assistito e resta qui, punto. Per questi albanesi, invece, l'unica soluzione efficace è stipulare un accordo bilaterale con l'Albania”. Il Comune di Forlì mediamente gestisce ogni anno circa 120 minori non accompagnati, di cui 35 stranieri. (da ForlìToday)

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