Cronaca

“Giudice, noi siamo solo amici e non rapinatori”

Ha respinto le accuse Francesco Andriola ritenuto il leader dei tre brindisini arrestati per i colpi al Dok di Bozzano e alla farmacia di Latiano. Facoltà di non rispondere, invece, per Gianluca Romano e Marco De Michele. Dagli atti dell'inchiesta altre intercettazioni: "L'allarme della Clio suona in continuazione, è venuta pure la questura"

Un frammento delle immagini della rapina alla faracia Rigliano e in basso i tre arrestati: Francesco Andriola, Gianluca Romano e Marco De Michele

BRINDISI – “Giudice, guardi che io non sono il leader di nessuno e noi non siamo rapinatori, ma solo amici”: ha rivendicato la sua innocenza e quella degli altri Francesco Andriola, 29 anni, brindisino, arrestato ieri (17 maggio) dagli agenti della Mobile con l’accusa di aver partecipato ai colpi nel supermercato Dok di viale Belgio, a Brindisi, e nella farmacia Rigliano di via Pola a Latiano, tra novembre e dicembre 2015.

Francesco Andriola-3Andriola, è in carcere, così come Marco De Michele, 24 anni, e Gianluca Romano, 23. Per tutti e tre questa mattina è stato fissato l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Maurizio Saso, che ha firmato l’ordinanza di custodia chiesta dal pubblico ministero Raffaele Casto. Solo Andriola ha scelto di non avvalersi della facoltà di non rispondere: i co-indagati De Michele e Romano hanno optato per il silenzio in questa fase.

Francesco Andriola, alla presenza del suo difensore, Luca Leoci, ha risposto alle domande del gip, partendo innanzitutto dalla conoscenza con gli altri due. Ha poi spiegato di non aver nulla a che fare con quelle rapine e ha anche voluto fornire la sua versione rispetto ad alcune intercettazioni telefoniche riportare, in parte, nell’ordinanza di arresto. Come quelle che si riferiscono al pomeriggio del giorno di Natale 2015, vale a dire dopo le due rapine a cui - secondo l’accusa – non solo avrebbe preso parte nel ruolo di autista della Clio, messa a disposizione di De Michele che la chiedeva in prestito alla madre (assolutamente estranea all’inchiesta), ma a cui avrebbe dato “organizzazione e ideazione”, al punto da essere ritenuto “il leader degli altri”.

Gianluca Romano-2La conversazione ascoltata e trascritta perché considerata di interesse investigativo è quella che lo vede impegnato con un ragazzo rimasto indagato a piede libero, tale Cosimo, il quale gli chiede: “Il coso non si deve fare più? Lo stanno facendo il torneo di poker?”. E lui risponde: “Sì, ma devo andare a farlo io, devo fare il leader, se nin mischio io le carte”.

La verità secondo Andriola è che lui e altri ragazzi di Brindisi, suoi amici, stavano giocando davvero: “Nessuna rapina di mezzo”, ha rimarcato professandosi estraneo ai fatti. Il penalista ha già anticipato la richiesta di un interrogativo con il pubblico ministero, per fornire spiegazione di altre intercettazioni.

Non è escluso che la stessa strada anticipata dall’avvocato Leoci sia scelta dai colleghi Simona Ermanno e Carlo Marraffa che assistono De Michele e da Marcello Tamburini che difende Romano.

I tre, al momento, restano nel carcere di Brindisi con l’“accusa di rapina pluriaggravata in concorso” per le azioni consumate al Dok il 27 novembre 2015, nella farmacia il successivo 22 dicembre, a cui si aggiunge quella per il “porto illegale in luogo pubblico di arma comune da sparo a funzionamento semiautomatico” e quella di “utilizzo indebito di carta di credito aggravato” per aver prelevato 130 euro usando il bancoposta trovato nella borsa della cassiera del market. Il bottino delle due rapine ammonta a 1.700 euro.

Marco De Michele-2Dall’ordinanza emergono altre intercettazioni, come quella della telefonata tra De Michele e Andriola, dopo la “visita” degli agenti della Squadra Mobile, arrivati “per il suo incessante dell’allarme della vettura Renault Clio oggetto di indagine”. Il primo dice: “Sono venuti i ladri (riferendosi ai poliziotti) lo sai no?”. Il secondo risponde: “Veramente? Perché?”. L’altro: “Per quel fatto”. La conversazione termina, ma quello stesso pomeriggio, De Michele riceve la telefonata della madre, proprietaria dell’auto: “La questura è venuta a casa, mi ha fatto venire un infarto, perché dicono che questa macchina sta suonando in continuazione”. La donna in quella telefonata provò a chiedere spiegazione al figlio, ma non ottenne risposta.

Quanto, infine, al coinvolgimento di Andriola in un’inchiesta su tentate rapine in gioielleria ad Ancona e un colpo riuscito alla posta di Marina di Montemarciano contestate a gennaio 2016, l’avvocato Luca Leoci precisa di non aver ricevuto la notifica di nessun atto di indagine. Nessuna notifica neppure in relazione alla contestazione di una tentata rapina ai danni del casellante dell’autostrada di Bari a fine gennaio scorso. Gli episodi sono riportati dell’ordinanza di arresto, nella parte in cui il gip motiva le esigenze cautelari, sottolineando il pericolo di reiterazione del reato e il profilo dell’indagato: “Pericolosissimo e sempre pronto a commettere reati Andriola, non meno restii a delinquere sono De Michele e Romano”.

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