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Cronaca San Vito dei Normanni

I carabinieri chiudono la "Ciccio Bello Bank", centrale dell'usura a San Vito

SAN VITO DEI NORMANNI – E’ finito in manette subito dopo avere intascato quattro banconote da cento euro l’una, pari all’interesse mensile del 3% praticato su un prestito di 33mila euro ad un imprenditore edile. L’arresto è il 76enne Francesco Bello, conosciuto come Ciccio Bello, proprietario di un negozio di ferramenta in via Regina Elena, civico numero 2. Non ha avuto scampo. Le banconote che i carabinieri gli hanno trovato in tasca pochi minuti dopo che l’imprenditore edile aveva lasciato il negozio, erano le stesse che gli investigatori poco prima di essere consegnate al presunto usuraio avevano fotocopiato. L’anziano, sul quale da tempo i carabinieri stavano lavorando senza però riuscire a trovare conferme, una volta in caserma, e messo alle strette, ha ammesso le proprie responsabilità.

SAN VITO DEI NORMANNI - E' finito in manette subito dopo avere intascato quattro banconote da cento euro l'una, pari all'interesse mensile del 3% praticato su un prestito di 33mila euro ad un imprenditore edile. L'arresto è il 76enne Francesco Bello, conosciuto come Ciccio Bello, proprietario di un negozio di ferramenta in via Regina Elena, civico numero 2. Non ha avuto scampo. Le banconote che i carabinieri gli hanno trovato in tasca pochi minuti dopo che l'imprenditore edile aveva lasciato il negozio, erano le stesse che gli investigatori poco prima di essere consegnate al presunto usuraio avevano fotocopiato. L'anziano, sul quale da tempo i carabinieri stavano lavorando senza però riuscire a trovare conferme, una volta in caserma, e messo alle strette, ha ammesso le proprie responsabilità.

La "Ciccio Bello Bank" non era più confinata nella fantasia popolare. Il negoziante avrebbe ammesso pure che il contenuto un quadernetto contenente decine di nomi con accanto delle cifre era il suo registro mastro dei prestiti dati a tasso usuraio. Il tutto, stando alle indiscrezioni trapelate, alla presenza del suo difensore, avvocato Alberto Magli, che è anche il sindaco di San Vito dei Normanni. Il libro mastro è stato rinvenuto nel retrobottega dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di San Vito dei Normanni. Sono stati trovati anche numerosi assegni e tanti foglietti con sopra appuntati nomi e cifre.

Quella pagata questa mattina dall'imprenditore al commerciante era la terza rata mensile degli interessi. Le scadenze erano state pattuite il 6, il 15 e il 30 di ogni mese: 3% mensile che vuol dire 36% annuo. Un interesse da capogiro che fiaccherebbe chiunque. Le indagini su questo giro di usura erano state avviate lo scorso ottobre. Ai carabinieri si presentò B. D., rappresentante di commercio del luogo. L'uomo aveva avuto problemi finanziari. Ricorrere alle banche per chi ha saltato anche una sola rata di un finanziamento è inutile: non concedono crediti. E così il rappresentante finisce nel negozio di Ciccio Bello, arzillo vecchietto che cura, senza il sostegno di nessuno, la sua banca privata.

Il commerciante ottiene sull'unghia i diecimila euro che gli servono. Ma dovrà pagare un interesse del 36% annuo suddiviso in tre rate mensili. Non ce la fa perché il debito non si estingue mai, anzi cresce sempre di più, e si rivolge ai carabinieri che raccolgono la denuncia. L'inchiesta viene gestita dal sostituto procuratore Giuseppe De Nozza. I carabinieri indagano con molta discrezione. Individuano altre persone che hanno fatto ricorso al negoziante di ferramenta. Si ricostruisce la mappa di questa banca privata. C'è chi ha preso in prestito 40mila ero, chi 100mila, chi 70mila. Pare che subito dopo l'arresto l'anziano abbia ammesso che svolgeva questa attività di strozzinaggio da ben quarant'anni.

I carabinieri, però, per inchiodarlo, vogliono la flagranza. E ci riescono convincendo l'imprenditore edile a consegnare banconote fotocopiate dai carabinieri. Il quale questa mattina si è presentato nel negozio di Ciccio Bello ed ha consegnato la terza rata degli interessi. Il commerciante non ha pensato minimamente che appena uscito l'imprenditore sarebbero arrivati i carabinieri. E nemmeno quando ha visto gli uomini in divisa ha immaginato che stessero lì per arrestarlo. Ha chiesto loro candidamente in cosa potesse essere utile. E gli è stato risposto di consegnare tutte le banconote che aveva in cassa e in tasca. A quel punto ha cominciato a realizzare che la sua banca stava per chiudere i battenti. Ha chiesto se poteva chiamare il suo avvocato. Quindi è stato perquisito il negozio e sottoposto a sequestro tutto il materiale ritenuto utile per le indagini.

I carabinieri avrebbero quantificato, sulla base degli elementi acquisiti in giornata, un giro di denaro dato a strozzo di seicentomila euro. Ma le indagini sono solo alla fase iniziale. Gli investigatori dovranno individuare a chi corrispondono i nominativi contenuti nella rubrica sequestrata e contattarli. Solo allora sarà possibile tracciare con esattezza il giro di "affari" della "Ciccio Bello Bank". Dell'arresto è stato informato il sostituto procuratore di turno Luca Buccheri. Per la cronaca, anche Bello finì nel mirino del racket estorsivo stroncato a San Vito all'inizio degli anni Novanta: evidentemente i taglieggiatori avevano fiutato un affare.

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