Cronaca

Conflitti nella coppia uomo-donna: l'amore non basta se non c'è comunicazione

Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere diceva John Gray. L'autore e psicologo nel libro dipinge in modo anche divertente l'essere uomo/ donna nella loro diversità, portando il lettore a riflettere su come siamo biologicamente diversi, poiché è il cervello che sviluppa una certa funzione piuttosto che un'altra in maniera maggiormente articolata e intensa

Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere diceva John Gray. L’autore e psicologo nel libro dipinge in modo anche divertente l’essere uomo/ donna nella loro diversità, portando il lettore a riflettere su come siamo biologicamente diversi, poiché è il cervello che sviluppa una certa funzione piuttosto che un’altra in maniera maggiormente articolata e intensa. L’uomo, secondo valenze scientifiche, è più idoneo a gestire situazioni spaziali, matematiche e pratiche (su Marte vive nelle caverne e costruisce oggetti per la caccia); la donna è più propensa alla cura, alla riflessione, a capacità intellettive, astratte e creative (su Venere raccoglie petali e ama conversare molto con le altre donne).

Fin dai tempi dei tempi sembra che comunicare nell’eterna coppia uomo-donna non è facile, ci sono presupporti diversi nell’affrontare questioni giornaliere. Davanti ad un problema, infatti, se il maschio è più atto a trovare una soluzione pratica e concreta, la femmina preferisce conversare sui possibili risvolti e ricevere conforto e solidarietà. Dunque, la comunicazione sembra difficoltosa, ostica. Questo non esula dal notare che ci sono effettivamente donne e uomini con idoneità prettamente del sesso opposto: le prime più propense a questioni pratiche e i secondi che amano riflettere e ragionare a lungo sulle cose senza voler arrivare necessariamente ad una soluzione concreta. Infatti, al di là delle differenze tipicamente femminili maschili ci sono anche altri fattori cognitivo-emotivi che influenzano in maniera determinante il flusso della relazione di coppia: la storia di vita, i contesti sociali nei quali lo stile di personalità si è formato, il temperamento e i fattori protettivi che hanno potuto attenuare lo scorrere dei pensieri automatici negativi.

Le cosiddette distorsioni cognitive (generalizzazioni, catastrofizzazioni, etichettamenti, personalizzazioni…), portano le coppie a divergenze abbastanza conflittuali se non riescono a comunicare apertamente il loro pensiero. Succede, infatti, che siamo così convinti in ciò che passa nella nostra mente che riteniamo superfluo esplicitarlo, oppure provare a smussarlo in un pensiero meno rigido. È penoso osservare come alcune persone, dotate anche di buone capacità linguistiche, siano poi impacciate nel comunicare al proprio partner pensieri, desideri, sentimenti che manifestano in modo incomprensibile ed equivocabile. Un partner può sommergere la discussione con intensa verbosità e l’altro la immiserisce con poche parole, convinti entrambi, erroneamente, di facilitare la reciproca comprensione.

Sembra che uomo e donna parlino due lingue differenti: usano le stesse parole, ma il messaggio inviato è completamente diverso da quello ricevuto. Così addossano la colpa della mal comunicazione all’ottusità e all’insipienza dell’altro. Ad esempio, in una coppia lei esprime contenta “Alcuni amici mi hanno chiesto di andarli a trovare in montagna” Lui risentito “Lo hanno chiesto a te?” (Intendendo “A me no!”). Lei indispettita “Te l’ho appena detto!” (“Mette in dubbio la mia sincerità?”). L’atmosfera diventa ostica e pungente, lui riprende “Come mai hanno invitato te?” (Intendendo “E non me”). Lei risponde irritata “Perché gli sono simpatica!” (“Pensa che non sono abbastanza simpatica da essere invitata da sola”).

Lui attacca “Vacci pure, ti divertirai” (“Spero che ti annoi”); lei in maniera acuta “Certo che mi divertirò” (“Non vuole che ci vada perché l’invito lo hanno fatto a me”). In questo esempio di comunicazione c’è qualcosa che non va piuttosto che nel contenuto delle parole, nel modo di esplicitarle: ognuno per difendere se stesso, rifiuta di dare informazioni significative e porta l’altro a fraintendere quello che gli viene detto. Ci sono sicuramente episodi passati che hanno creato terreno fertile per innescare un meccanismo di difesa/attacco, incentivando il pensiero automatico negativo di ritenere che l’altro non abbia stima per il partner. Spesso queste distorsioni nascono dalle più primordiali esperienze infantili con i genitori, sono nel nostro schema mentale (modello operativo interno) di relazionarci con gli altri e in particolare con il partner: non ci vuole bene, non si fida di noi, non gli importa delle nostre emozioni e desideri.

Ad esempio, un marito abituato a fare lunghe pause mentre parla viene interrotto dalla moglie che conversa con un ritmo diverso, può non sentirsi ascoltato e preso in considerazione nelle sue opinioni. Le domande, anche se usate in modo innocente e allo scopo di avere informazioni, possono attivare le difese dell’interlocutore, a volte sfiducia e persino sospetto “Perché hai fatto tardi? Perché guardi ancora la televisione?”. Per evitare la parola perché e possibili equivoci ci sono accorgimenti utili “Mi potresti spiegare come mai…?”. Tipicamente femminile è la tendenza a fare domande ritenendolo un modo di interessarsi all’altro e mostrare affetto; per gli uomini, diversamente le domande possono diventare inopportune e intrusive; ma interrompono più spesso per rispondere, sono inclini a contestare le spiegazioni e fanno più dichiarazioni di fatto o principio.

Le donne più facilmente dei loro partner, stabiliscono ponti tra ciò che dice l’interlocutore e quello che loro stanno per dire; condividono segreti e sentimenti; gli uomini, diversamente, conversano di argomenti come sport e politica. Condividere esperienze e problemi esponendoli, ascoltare attivamente è tendenzialmente femminile, mentre è tipicamente maschile ritenere che esporre un problema sia la richiesta di una immediata soluzione. L’approccio indiretto e l’ambiguità, la difensiva, la perdita del messaggio, monologhi, interruzioni, l’ascolto silenzioso, ritmi diversi di conversazioni, l’uso delle domande, la differenza tra i sessi possono far incorrere in conflitti anche indiretti l’uomo e la donna che sono in coppia.

Malgrado il modo diverso di comunicare indubbiamente essi possono migliorare il loro rapporto imparando a sincronizzare gli stili della conversazione. Ad esempio un marito potrebbe agevolare la comunicazione se fosse più attivo all’ascolto della moglie e la interrompesse di meno; così come la donna potrebbe comprendere che il suo partner ha un modo di dialogare diverso dal suo per natura, non per questo la svaluta o la sottostima. È opportuno considerare che siamo tendenzialmente diversi per natura sessuale opposta e abbiamo temperamenti e personalità nati e costruiti all’interno di mondi famigliari molto diversi. La donna ha presupposti e peculiarità che l’uomo non ritiene importanti.

Altri accorgimenti utili: sgombrare la mente dalle ragnatele dei dubbi e della sfiducia, della catastrofe e del vedere tutto bianco o nero, del ritenere che siamo al centro e tutto dipenda da noi. Il partner può essere stanco del lavoro, avere altri pensieri che lo preoccupano, può (sicuramente!) leggere una stessa situazione in un’ottica diversa dalla nostra. Non per questo non si può andare d’accordo! “L’amore non basta” enunciava Aaron Beck (psicologo cognitivista), perché un uomo e una donna stiano insieme.

L’amore nella coppia è come un albero che va coltivato giorno per giorno, non basta l’amore ma può essere il perno per far crescere forte e rigoglioso il rapporto, sono importanti tanti piccoli ingredienti quotidiani come impegno, comprensione, voglia, dialogo, apertura mentale, empatia, ascolto attivo; è un divenire e costruire insieme. Ad ogni nostra azione e pensiero c’è una retroazione da parte dell’altro che è l’estensione e il completamento di noi, il nostro miglioramento e lo specchio dei nostri pensieri, emozioni e comportamenti. Per questo è necessario esplicitare con tatto i nostri desideri, senza aspettarsi come doveroso che l’altro ci legga dentro, la radiografia del nostro pensiero non è ancora stata inventata!

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