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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca

Il Csm censura il procuratore di Brindisi

ROMA - La sezione disciplinare del Csm ha applicato la sanzione della censura al procuratore di Brindisi, Marco Dinapoli, che era accusato di aver "ingiustificatamente interferito" nell'attivita' della Dda di Lecce a cui era stata trasferita l'inchiesta a a carico di Giovanni Vantaggiato, reo confesso dell'attentato compiuto il 19 maggio del 2012.

ROMA - La sezione disciplinare del Csm ha applicato la sanzione della censura al procuratore di Brindisi, Marco Dinapoli, che era accusato di aver "ingiustificatamente interferito" nell'attivita' della Dda di Lecce a cui era stata trasferita l'inchiesta a a carico di Giovanni Vantaggiato, reo confesso dell'attentato compiuto il 19 maggio del 2012 dinanzi alla scuola Morvillo Falcone e costato la vita a Melissa Bassi. E di aver agito nello stesso modo nei confronti del gip di Lecce.

Il "tribunale delle toghe" ha così  accolto la richiesta del sostituto Pg della Cassazione Vincenzo  Geraci, che aveva sollecitato la condanna soprattutto per la  condotta tenuta da Dinapoli nei confronti del gip di Lecce,  Ines Casciaro, che doveva decidere sulla sussistenza dell’aggravante  di terrorismo e dunque se l’inchiesta dovesse restare a Lecce o  tornare alla procura di Brindisi: Dinapoli telefonò  alla  collega e chiedendole se aveva documentazione sufficiente  sull’aggravante di terrorismo, le inviò con il suo assenso per  mail file relativi a giurisprudenza e dottrina in materia. E  sempre per mail le mandò una memoria che aveva già spedito al  procuratore e al Pg di Lecce, in cui sosteneva l’insussistenza  dell’aggravante nella vicenda di Vantaggiato.

Il difensore del procuratore, Alfonso Pappalardo, aveva  invece chiesto per il suo assistito la piena assoluzione per  insussistenza degli addebiti: non c’è stata alcuna  interferenza nè alcun comportamento scorretto – è stata la sua  tesi- ma solo una “legittima interlocuzione”. "Rivendicare la  propria competenza non puo’ essere tenuta una condanna estranea  ai doveri di ufficio”.  Lo stesso Dinapoli aveva preso la parola per dire che non  aveva avuto alcuna intenzione di interferire: "Ero convinto di  essere di aiuto non di ostacolo al giudice che doveva decidere”.  Al deposito della sentenza si saprà se la Sezione disciplinare ha ritenuto che l'interferenza ci sia stata solo  nei confronti del gip o anche nei confronti dei colleghi della  procura di Lecce. (ANSA)

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