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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca

Il grande dolore del paese ai funerali del giovane vigilantes

CEGLIE MESSAPICA - Un dolore collettivo, corale, il dolore di una comunità tutta intera. Chissà se Giorgio lo sapeva, o lo immaginava soltanto, che era così tanta la gente che gli voleva bene. La morte del vigilante buono, Giorgio Lorusso, 35 anni, morto nel tragico schianto di venerdì scorso sulla provinciale che collega Francavilla Fontana a Ceglie Messapica, ha chiamato a raccolta l’intero paese. Dall’amministrazione comunale al completo, ai bimbi della scuola, venuti a regalare un bacio a Mimma Gatti, la mamma del vigilante Sveviapol, e papà Michele. Passando per gli amici del ragazzone buono, che aveva sempre una parola e un sorriso per tutti, una folla di quelle che si vedono in rare occasioni, quando se ne va una persona speciale.

CEGLIE MESSAPICA - Un dolore collettivo, corale, il dolore di una comunità tutta intera. Chissà se Giorgio lo sapeva, o lo immaginava soltanto, che era così tanta la gente che gli voleva bene. La morte del vigilante buono, Giorgio Lorusso, 35 anni, morto nel tragico schianto di venerdì scorso sulla provinciale che collega Francavilla Fontana a Ceglie Messapica, ha chiamato a raccolta l'intero paese. Dall'amministrazione comunale al completo, ai bimbi della scuola, venuti a regalare un bacio a Mimma Gatti, la mamma del vigilante Sveviapol, e papà Michele. Passando per gli amici del ragazzone buono, che aveva sempre una parola e un sorriso per tutti, una folla di quelle che si vedono in rare occasioni, quando se ne va una persona speciale.

Le ampie navate della chiesa madre non sono bastate a raccogliere l'abbraccio di tutti. In molti hanno atteso sul sagrato, fino all'ultimo. Per salutare i genitori, sopravvissuti alla morte del figlio perduto. Per stringere fra le braccia Grazia, la moglie bambina del vigilante, cui toccherà allevare il piccolo Michele, con le sue forze, senza la risata di Giorgio che squillava eternamente per casa. Intorno alla bara, che ha raggiunto la chiesa intorno alle 15, c'erano loro, i ragazzi e le ragazze della Sveviapol, in divisa d'ordinanza. Hanno voluto portare la bara a spalle perché Giorgio era uno di loro. Uno che non si risparmiava mai, come loro. Uno che aveva fatto della divisa di guardia giurata qualche cosa di più di un mestiere. Che insieme al giuramento aveva fatto sua la missione di proteggere gli altri, sempre, tutti i giorni.

Don Gianni Caliandro ha cercato le parole di un conforto impossibile, consapevole dal carico di dolore che grava sul cuore di chi, da oggi in poi, dovrà cercare la strada per sopravvivere con un vuoto ingombrante, imprevisto, pesante come un macigno. La fede consolerà domani, oggi non c'è posto che per le lacrime. Piangevano i ragazzi in divisa, accanto al feretro, anche quando dall'altare si sono levate le note dei versi di Pietro Gatti, il nonno-poeta dal quale Giorgio aveva imparato l'amore per questo odiosamato paese. I

I familiari del vigilante, malgrado le forze ridotte allo stremo, non hanno saputo e voluto negare alla folla venuta a portargli una stretta di mano, un abbraccio. Da tutti hanno ricevuto una carezza, una parola. Fino all'ultimo saluto, gravoso come un addio, sulle spalle dei ragazzi in divisa. Michelino non c'era, lui ancora non sa. Da tre giorni guarda verso la porta, aspetta che s'apra come succedeva ogni giorno, pronto a saltare in braccio a papà.

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