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Il pentito Campana: “Martena mi offrì cocaina per 150mila euro”

Nuovi verbali di Sandro, fratello di Francesco Campana: "A dicembre 2014 due persone mi consegnarono una lettera scritta dal carcere: mi propose l'affare, dovevo anticipare 75mila euro. Offerta ripetuta da Tarantino agli inizi del 2015". Il gip: "Preziosa collaborazione"

BRINDISI – “In una sfoglia che scrisse dal carcere, Raffaele Martena mi propose l’acquisto di un ingente quantitativo di cocaina, per il quale sarebbe stato necessario investire 150mila euro, con anticipo di 75mila, il saldo alla consegna”.

MARTENA Raffaele, Classe 1986-2A riferire l’offerta di tipo commerciale che sarebbe arrivata dal detenuto Martena, è stato il pentito Sandro Campana, fratello di Francesco Campana, indicato dallo stesso collaboratore non solo al vertice del gruppo dei cosiddetti tuturanesi, frangia della Scu rimasta fedele agli storici Buccarella e Rogoli, ma accusato anche di omicidio, come quello di Antonio D’Amico, fratello di Massimo, alias uomo tigre. E per questo condannato all’ergastolo dalla Corte di Assise del Tribunale di Brindisi che ha giudicato credibile Sandro Campana.

Quei verbali, peraltro ancora pieni di omissis, sono stati inseriti nel provvedimento di arresto eseguito dai carabinieri a carico di Raffaele Martena, Giuseppe Perrone e Cristian Tarantino, accusa di essere parte del gruppo dei tuturanesi, con Martena nel ruolo di vertice. Secondo il gip Alcide Maritati si tratta di una “preziosa collaborazione”, evidenziata nella richiesta di arresto presentata il 29 giugno dai pubblici ministeri Alberto Santacatterina e Carmen Ruggiero della Dda di Lecce.

Il verbale, ora in parte leggibile, è del 2 ottobre 2015, quando al collaboratore viene chiesto delle affiliazioni e del settori di attività: “Altra persona affiliata a Vincenzo De Giorgi è Raffaele Martena di Tuturano, attualmente detenuto nel carcere di Terni, che io non ho mai incontrato ma è conosciuto da mio fratello Francesco”, si legge. “Questa affiliazione veniva resa nota durante la mia detenzione nel carcere di Lecce nel 2010 da Vincenzo Schiavone e Mario Cafuerio”.

La proposta dell’acquisto di droga sarebbe avvenuta quattro anni dopo: “A dicembre 2014, nel periodo in cui ero libero, si presentò presso il deposito di Torre Santa Susanna dove io lavoravo, una persona di Tuturano, a me sconosciuta. Campana ha fatto il nome e ha aggiunto che non era da solo, ma c’era un secondo uomo, anche questo indicato ai magistrati della Dda. Sarebbero stati i “postini” di Martena: “Mi consegnarono una sfoglia scritta da Raffaele Martena ove mi chiedeva se fossi interessato all’acquisto di un ingente quantitativo di coca”.

Le condizioni sarebbero state le seguenti: “Mi diceva che sarebbe stato necessario investire una somma di 150mila euro. Il trasporto sarebbe stato curato direttamente da chi avevo di fronte. Era necessario anticipare la somma di 75mila euro, mentre la restante parte sarebbe stata saldata alla consegna dello stupefacente”.

La risposta di Campana arrivò subito: “Risposi di interessato, unitamente a Martena, ma dopo il periodo delle festività natalizie, in quanto già attivo nel traffico di droga proveniente dalla Calabria. L’anticipo sarebbe stato messo dal sottoscritto, mentre il saldo a carico di Renna”.

Il pentito ha dichiarato anche altro: “Nei primi mesi del 2015, ero detenuto nel carcere di Lecce, nella stessa sezione con Antonio Saponaro, di San Pietro Vernotico, quando giunse dal carcere di Terni, un suo cugino, tale Cristian Tarantini di San Pietro, che io non conoscevo”. Ed è questa la prima volta che Sandro Campana parla di Tarantino, sbagliando la vocale finale del cognome come si evince nell’ordinanza di arresto, ma riconoscendo la foto mostrata in occasione di uno degli ultimi interrogatori, quello reso il 14 gennaio 2016. Tra i “testoncini” visti, Campana ha puntato il dito su quello corrispondente a Tarantino.

TARANTINO CRISTIAN-2“Mentre mi iscrivevo al ciclo scolastico del carcere, ho incontrato Saponaro che mi presentò Tarantini. Poi incontrati di nuovo Saponaro il quale mi riportava una richiesta pervenuta attraverso Tarantini da parte di Martena, all’epoca detenuto a Terni”. “Raffaele Martena voleva sapere se fossi ancora interessato al traffico di droga. Cristian Tarantini in quel periodo si trovava temporaneamente nel carcere di Lecce per presenziare a dei processi. Io gli feci sapere che al momento non era interessato”.

Contatti tra Sandro Campana e Raffaele Martena ci sarebbero stati anche in precedenza: “Nel 2012 quando ero nel carcere di Brindisi e giunse uno di San Pietro”, il cui nome è ancora coperto da omissis. “A questi per il tramite di un’altra persona (di nuovo omissis, ndr) giunse una lettera a me indirizzata e scritta da Martena che era detenuto a Lecce. Oltre ai saluti, nella missiva Martena mi faceva presente che se avessi avuto bisogno di droga, egli era in grado di procurarmela, ovviamente intendeva dire attraverso i suoi affiliati liberi poteva fornire i miei”.

A quel punto Campana sostiene di aver voluto rispondere a Martena scrivendogli una lettera per dirgli di no: “Non ero interessato”. Il testo sarebbero stato portato in carcere tramite altre persone di cui il pentito ha fornito le generalità”.

Il gip, anche alla luce del contenuto dei “pizzini” trovati nell’auto di Perrone, testi scritti da Martena, ha considerato apprezzabile l’apporto di Campana essendo questi al “vertice dell’ala tuturanese della Scu, proprio quella al cui vertice oggi appare Martena”. Non solo perché Campana “riferisce di episodi recentissimi, ma altresì perché conferma come dal carcere Martena continui l’attività nel campo degli stupefacenti, trattando quantitativi di cocaina quantificabili in decine di chili”.

In uno dei pizzini trovati dai carabinieri, Martena scrive che avrebbe inviato a Perrone, destinatario del messaggio, 50 chili di coca nel mese di maggio. Tutto bloccato da militari della compagnia di Brindisi e nel Nucleo investigativo.

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