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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Cronaca Mesagne

Il pentito Penna fa ritrovare i resti di una vittima della lupara bianca

MESAGNE – La collaborazione di Ercole Penna si sta rivelando più importante di quanto si potesse immaginare. Non solo sta mettendo a nudo i rapporti tra mafia e politica, ma ora, stando alle indiscrezioni trapelate, starebbe dando indicazioni su omicidi datati, al momento ancora irrisolti. Addirittura consentendo di trovare i resti di persone delle quale si erano perse le tracce da anni. E’ il caso di Cosimo Tagliente, giovane mesagnese, soprannominato “Scampolino”, scomparso una ventina di anni fa. Senza lasciare tracce. Uno dei tanti casi di lupara bianca della mafia brindisina. Scampolino aveva avuto l’incarico di ammazzare il fratellastro Carmelo Tagliente. Il suo rifiuto era stato preso come un atto di insubordinazione. Alla Scu non si poteva dire no. E quindi la punizione. Cosimo Tagliente sparisce. Ogni ricerca fu vana.

MESAGNE - La collaborazione di Ercole Penna si sta rivelando più importante di quanto si potesse immaginare. Non solo sta mettendo a nudo i rapporti tra mafia e politica, ma ora, stando alle indiscrezioni trapelate, starebbe dando indicazioni su omicidi datati, al momento ancora irrisolti. Addirittura consentendo di trovare i resti di persone delle quale si erano perse le tracce da anni. E' il caso di Cosimo Tagliente, giovane mesagnese, soprannominato "Scampolino", scomparso una ventina di anni fa. Senza lasciare tracce. Uno dei tanti casi di lupara bianca della mafia brindisina. Scampolino aveva avuto l'incarico di ammazzare il fratellastro Carmelo Tagliente. Il suo rifiuto era stato preso come un atto di insubordinazione. Alla Scu non si poteva dire no. E quindi la punizione. Cosimo Tagliente sparisce. Ogni ricerca fu vana.

Dopo anni pare che si sia arrivati a qualcosa di concreto. Stando a indiscrezioni, Ercole Penna avrebbe fatto recuperare uno scheletro. Era sotterrato, dicono i bene informati, a ridosso di una casa nelle campagne tra Mesagne e Tuturano. Ovviamente sulla vicenda non ci sono conferme. Nessuno degli investigatori parla. Mesagne in questi giorni trema. Da un momento all'altro si aspetta una grande retata provocata dalle dichiarazioni di Penna, questo 36enne mesagnese, allevato nella Sacra corona unita, sposato con una nipote di Giuseppe Rogoli, il fondatore della Scu, che dal 9 novembre scorso ha deciso di collaborare con la giustizia. Le sue dichiarazioni hanno portato a fine gennaio a ben ventotto provvedimento di fermo di indiziato di reato. Non solo manovalanza e capi storici, ma anche i riciclatori del denaro sporco attraverso imprese edili pulite. Penna sta svelando gli intricati rapporti tra mafia e politica e nei giorni scorsi un consigliere comunale si è dovuto dimettere per il sospetto di voto di scambio che gli è caduto addosso.

Penna conosce tanti segreti della Sacra corona. Lui era un capo. E come tale aveva diritto di essere messo a conoscenza di tutto. Anche degli omicidi che venivano compiuti da altri gruppi del vasto arcipelago della "Sacra". Per questo lui sta facendo mettere a verbale tante di quelle cose che sicuramente assesteranno un altro colpo micidiale alla mafia locale. Il primo fu sferrato nel 2001 con l'operazione Mediana: ben 161 arresto. L'altro sarà questo. All'epoca ci furono solo malavitosi, tra capi, sottocapi e gregari. Ora ci saranno anche politici e imprenditori. Che sono il versante sul quale la Scu ha sempre fatto leva per alzare il livello dell'organizzazione, allinearla ai tempi. "Le affiliazioni sono preistoria", ripete Penna. La nuova mafia è quella dell'imprenditoria pulita, che partecipa agli appalti pubblici, che può godere degli appoggi in alto loco.

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La scomparsa di Cosimo Tagliente

Cosimo Tagliente scomparve il 23 settembre del 1991. Con questa lupara bianca, la fazione dominante della Sacra Corona Unita proseguiva la liquidazione di una famiglia che aveva fornito agli inquirenti ben due collaboratori di giustizia, Giovanni ed Alceste Semeraro, fratelli naturali di "Scampolino" tanto da portare tutti lo stesso soprannome. All'epoca, l'attuale pentito aveva 15 anni, e anche il suo capo Massimo Pasimeni era molto giovane anche se più anziano di Linu li Biondu, ma per la giustizia aveva partecipato già ad alcuni agguati: da quello mortale al sanvitese Francesco Federico, al tentato omicidio del padre dei Semeraro, Francesco (all'epoca 53enne) avvenuto in via Sannio a Mesagne nella tarda mattinata del 5 giugno 1992.

A Francesco Semeraro avevano già ammazzato il figlio Donato (23 aprile del 1989), e il figlio Giovanni, ferito il 24 novembre del 1990 da Massimo D'Amico e Antonio Rubino mentre discuteva tranquillamente con loro seduto su un muretto in campagna. Colpito allo stomaco da un proiettile calibro 9 e lasciato per morto. Invece il decesso arrivò dopo un mese di sofferenze per una grave sepsi, malgrado il trasferimento a Bologna e le terapie ricevute. Ma nel frattempo Giovanni Semeraro aveva parlato con gli investigatori: fu il primo collaboratore della malavita mesagnese, e le sue rivelazioni furono letali non solo per D'Amico e Rubino. Poco meno di un anno dopo toccò a Cosimo Tagliente sparire ingoiato da una lupara bianca. Dei fratelli rimase vivo solo Alceste Semeraro, passato a sua volta alla collaborazione. (Archivio BrindisiReport.it)

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