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Il randagio dove lo metto? Storia di una buona azione e il vuoto delle istituzioni

A San Pietro Vernotico, ma in tutto il Brindisino e anche oltre, sarebbe meglio non imbattersi in un cane randagio in cerca di aiuto e se accade sarebbe meglio non lasciarsi intenerire e ignorarlo a meno che non si ha un posto dove metterlo. Sperare nell'aiuto delle istituzioni è un'utopia

SAN PIETRO VERNOTICO – A San Pietro Vernotico, ma in tutto il Brindisino e anche oltre, sarebbe meglio non imbattersi in un cane randagio in cerca di aiuto e se accade sarebbe meglio non lasciarsi intenerire e ignorarlo a meno che non si ha un posto dove metterlo. Sperare nell’aiuto delle istituzioni è un’utopia.

Nel pomeriggio di ieri, lunedì 19 giugno, una cittadina, Stefania Iacobazzi, ha trovato un dobermann che vagava nei pressi della sua struttura ricettiva sull’ex statale 16, la provinciale che collega San Pietro Vernotico a Brindisi e non ha esitato a contattare gli agenti della Polizia locale nella speranza di trovargli un ricovero. Per metterlo in salvo e toglierlo dalla strada, per evitare pericoli agli automobilisti. Un gesto istintivo quando si trova un animale abbandonato per strada. Non immaginava che anche questo è un servizio che non funziona. 

La risposta, infatti, non è stata quella sperata: “Noi non possiamo intervenire”. La donna allora ha telefonato al centralino dei carabinieri che le hanno fornito il contatto telefonico di un veterinario dell’Asl che però le ha spiegato che non può intervenire se non viene interpellato dai vigili. Ha chiamato nuovamente al comando della Polizia locale e per la seconda volta le è stato spiegato che i cani randagi non possono essere catturati perché non c’è un posto dove ricoverarli.

Tutti i canili del Brindisino sono pieni, San Pietro non avrebbe convenzioni con ricoveri per animali. Il cane deve rimanere per strada. E’ anche stato contattato il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune che si sarebbe attivato senza però fornire indicazioni precise su dove e quanto portare il cane.

stefania iacobazzi e con cane-2

“Naturalmente l’ho preso in carico, l’ho sfamato e dissetato – racconta la donna – grazie al veterinario Piero De Rocco che si è subito interessato a visitare il cane, ho scoperto che lo stesso non ha il microchip, ha orecchie e coda tagliate ed è in buona salute. Purtroppo, però, il Comune non può occuparsene, e io non posso tenerlo”.

E anche “Sceriffo”, così è stato battezzato, ora cerca una casa. Un’anima buona che si prenda cura di lui. L’appello è stato lanciato anche su Facebook. Il fenomeno del randagismo, purtroppo, è frequente e d’estate è destinato ad aumentare, i canili del Brindisino sono pieni, nel capoluogo vige un’ordinanza che vieta di ricoverare animali randagi nel canile comunale a meno che non sono feriti.

Alcuni Comuni hanno convenzioni con ricoveri altri no. Non esiste un piano di sterilizzazione dei randagi, tutto è affidato al caso, ad associazioni animaliste o gruppi di volontari che li tolgono dalla strada e li accudiscono con il rischio di incappare anche in guai di natura giudiziaria se non si hanno tutte le carte in regola per farlo. Non è da sottovalutare anche il fatto che il randagismo rappresenta un pericolo per gli automobilisti. E allora che si può fare? A quanto pare niente.  

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