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“Il primo che parla, lo mandi in ospedale. Voi state garbati”

Martena dal carcere chiedeva di minacciare il “nano” per far capire che aveva le redini a Tuturano

BRINDISI – Un telefono a disposizione dei detenuti. Com’è possibile che Raffaele Martena e Antonio Campana siano riusciti ad averne la disponibilità? Un mistero, a quanto pare. Anche perché nel provvedimento di arresto notificato ai due detenuti, non c’è nessun riferimento al ritrovamento del cellulare, ma sono riportati brani delle intercettazioni ascoltate in fase di indagine.

Operazione Oltre le mura-2

Il mistero del telefonino in carcere

Su Martena e gli altri pesa, infatti, il contenuto delle conversazioni telefoniche. Conservazioni partite e ricevute da un’utenza di telefonia mobile che ha agganciato le celle del carcere di Terni, nel periodo in cui Martena era detenuto. In tal modo sarebbe stato possibile apprendere che il brindisino “ordinava a Polito Andrea di minacciare il nano per i contrasti avuti con Rosafio Jury e far capire a Tuturano chi aveva le redini del comando”.

Il comando nel paese

Il passaggio riportato è il seguente: “Al paese nostro lo sanno che stai tu? Devi far capire che là ci sei solamente tu, il primo che dice ‘a’, lo mandi all’ospedale”. La conversazione – è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere – proseguiva con Vincenzo Polito, al quale Martena ribadiva l’ordine di non agire in maniera scriteriata: “Adesso statevi ngarbati”.

Martena avrebbe poi ripreso il dialogo con Rosafio Jury dicendogli di tenere “a bada i fratelli Polito”: “Mi raccomando, tienili belli belli, devono fare solo quelle che dici tu. Mi raccomando, tieni frenati questi ragazzi e al nano fateglielo capire”. Non è stato mai pronunciato il nome del ragazzo chiamato nano. “Ghemon lo teniamo solo per i fatti economici”. Il riferimento, in questo caso, a Fabio Arigliano, arrestato anche lui.

Sempre Martena, in dialogo successivo con Rosafio Yurj “imponeva le percentuali sui ricavi”: “Adesso glielo dico, deve mettere un punto a me, uno a te, un punto ai ragazzi e due me li mandi a me”. I due, in seguito, avrebbe anche fatto riferimento a un “grosso bidone” subito.

Possibili sviluppi

Dodici in carcere, altri ancora in libertà. L’inchiesta sulla frangia della Sacra Corona unita, ritenuta guidata da Raffaele Martena e Antonio Campana, non è arrivata al capolinea e potrebbero esserci sviluppi con ulteriori arresti di brindisini considerati affiliati al gruppo. Alcuni dei quali nominati da Martena nelle sfoglie spedite dal carcere, facendo riferimento ad “alias”, ora al vaglio degli investigatori, e ad attività gestite.

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