Cronaca

Intossicazione da funghi, l'appello dell'Asl: "Mangiate solo quelli certificati"

Volgarmente è conosciuto con il nome di farinaccio (in gergo scientifico “amanita ovoidea”). La gente lo raccoglie e lo mangia nella convinzione che sia commestibile. Ma da qualche anno non lo è più. E allora è bene acquistare solo e soltanto funghi certificati dall’Asl e non fidarsi mai di raccoglitori improvvisati, perché il fai da te potrebbe anche costare la vita

BRINDISI – Volgarmente è conosciuto con il nome di farinaccio (in gergo scientifico “amanita ovoidea”). La gente lo raccoglie e lo mangia nella convinzione che sia commestibile. Ma da qualche anno non lo è più. E allora è bene acquistare solo e soltanto funghi certificati dall’Asl e non fidarsi mai di raccoglitori improvvisati, perché il fai da te potrebbe anche costare la vita. Questo è il messaggio lanciato dal dipartimento di Prevenzione dell’Asl Brindisi nel corso di una conferenza svoltasi stamani presso l’ex ospedale Di Summa. L’incontro è stato convocato a seguito del drammatico caso di due sorelle di 21 e 17 anni di Cellino San Marco che si trovano tuttora ricoverate nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale Perrino (anche se loro condizioni pare siano in miglioramento), dopo aver ingerito dei funghi tossici raccolti dal padre. Ovoidea-2

Differenze quasi impercettibili di forma e colore possono fare la differenza fra la vita e la morte. Il padre delle malcapitate cellinesi, ad esempio, era tornato a casa con una cesta carica di funghi. Il 90 per cento di questi era composto da farinacci, funghi classificati da circa 6 anni come tossici, ma non letali. Nel restante 10 per cento si annidavano però dei funghi intrisi di un veleno mortale (quasi identici al farinaccio), che possono scatenare  la così detta “sindrome falloidea”: sindrome a lunga latenza, al primo posto fra le cause di morte da intossicazione (nella foto a destra, un esempio di amanita ovoidea). 

Ma come fare a distinguere una amanita ovoidea (alla base della sindrome norleucinica, raramente mortale) dalla micidiale amanita phalloides e da un altro fungo potenzialmente letale, l’amanita proxima? “Si tratta di funghi molto simili, che si trovano in abbondanza nel Brindisino”, afferma nel corso della conferenza il direttore del dipartimento di Prevenzione dell’Asl, Antonio Rotunno. “Sono tutti e tre di colore bianco – prosegue Rotunno - ma delle differenze ci sono. La amanita proxima si differenzia per la base del gambo di colore giallo. La phalloides è tutta bianca, con un anello che pende a forma di gonnellina e una formazione simile alla farina sulla superficie”. 

Amanita_Phalloides-2Al fianco di Rotunno ci sono il responsabile del Centro di controllo Micologico, Liborio Rainò, i micologi Pancrazio Sanasi e Antonio Tursi, il direttore del Sian, Annagemma Simini. Questi invitano i cittadini a tenersi alla larga dalle rivendite di funghi in cui non viene esposto il certificato rilasciato dall’Asl attestante il tipo, la quantità e il termine di consumo dei funghi esposti (nella foto a sinistra, amanita phalloides). 

“Chi vuole vendere dei funghi – prosegue Rotunno – deve sottoporli a certificazione di commestibilità. Bisogna assolutamente diffidare degli abusivi e delle persone che si basano solo sulla loro esperienza”. Gli esperti, in particolare, mettono in guardia da un fenomeno che sta prendendo piede da qualche anno: quello del turismo micologico. A tal proposito ci sono due casi recenti che calzano a pennello. “Due comitive andate in Calabria a raccogliere castagne – afferma il micologo Sanasi – ieri si sono presentate presso l’ufficio di Igiene di Mesagne con un cesto pieno di amanita phalloides. Sempre ieri, in serata, un raccoglitore se n’è tornato da Monticchio (Potenza) con un cesto di ‘russula delica’ (fungo commestibile, ndr), contenente anche un paio di letali ‘cortinarius orellano’”. 

Se si ha la passione per i funghi, insomma, è doveroso seguire i corsi per raccoglitori professionali e occasionali organizzati dalla stessa Asl e dai Amanita_proxima_4-2Comuni. E nella malaugurata ipotesi in cui un famigliare dovesse accusare sintomi da intossicazione (nausea, vomito, forti dolori addominali, senso di gonfiore, diarrea), bisogna accompagnarlo di corsa in ospedale, portando con sé i funghi raccolti e quelli cotti (nella foto a destra, amanita proxima). 

“La tempestività con cui si prestano le cure del caso – spiega ancora Rotunno – è fondamentale. Nel triste caso delle due sorelle di Cellino è stato provvidenziale l’intervento del medico di Pronto soccorso, che ha subito chiamato il micologo dell’Asl e si è messo in contatto col Centro antiveleni di Milano. In queste circostanze non c’è tempo da perdere. Grazie all’ottimo operato del personale del Pronto soccorso sono state scongiurate conseguenze peggiori”.

Dall’inizio della stagione autunnale si sono registrati 6-7 casi di intossicazione in provincia di Brindisi, quasi tutti riconducibili a raccoglitori amatoriali che non hanno mai conseguito il patentino rilasciato dall’Asl. Se non si è in possesso di questo documento, allora, i funghi è meglio limitarsi a osservarli o ad acquistarli dopo aver scrupolosamente consultato il relativo certificato di commestibilità. 

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