Cronaca

“La parità di genere per il Comune di Brindisi: la sindaca vale di più”

No all'inserimento in Giunta di un altro rappresentante del gentil sesso chiesto dall'opposizione per rispettare la Legge Delrio. Il capo di Gabinetto: "La prima cittadina ha ruolo e rilievo superiori a quelli di un assessore"

BRINDISI – “La sindaca di Brindisi ha un ruolo e un rilievo ben superiori rispetto a quelli di un assessore”. Che cosa significa? Sul piatto della bilancia, ai fini del rispetto della parità uomo-donna in Giunta, imposta dalla Legge, la prima cittadina vale di più. Più di un assessore, da declinare al femminile. Vale due, per essere precisi.

Nulla quaestio per i moderati, espressione della maggioranza di governo, mentre sono insorti i consiglieri di opposizione (i soliti) dopo aver letto il parere del capo di Gabinetto, Nicola Zizzi, in risposta alla mozione presentata in Consiglio comunale dal capogruppo del Pd Antonio Elefante, il quale ha ricordato l’impegno assunto da Angela Carluccio a nominare una donna come nono componente dell’esecutivo, stando a quanto lei stessa scrisse nei primi atti di nomina il 13 luglio scorso. La mozione è stata condivisa dai consiglieri del Movimento Cinque Stelle, Stefano Alparone ed Elena Giglio, e dagli esponenti di Brindisi Bene Comune, Riccardo Rossi e Giuseppe Cellie.

Secondo i contestatori poiché in Giunta, ad oggi, ci sono due donne su otto componenti, si è lontani dal raggiungimento del 40 per cento, di cui all’articolo 1, comma 137 della legge che ha preso il nome del proponente Delrio. Molto lontani. Il gentil sesso è rappresentato solo dagli assessori Francesca Scatigna e Maria Greco, dopo l’uscita di Marina Miggiano dei Cor, nelle logiche tutte interne ai Cor. I grillini hanno spedito una comunicazione al Prefetto, evidenziato che in mancanza della new entry in rosa, gli atti della Giunta potrebbero essere considerati illegittimi. I due di Bcc, con Rossi in testa, sono tornati all’attacco sulla pagina Facebook parlando di tradimento di Angela Carluccio. L’ennesimo a sentire gli oppositori, andato in scena in occasione dell’ultimo Consiglio, quello che si è tenuto mercoledì 26 ottobre.

“La paladina del singolare femminile vota contro la parità di genere nelle nomine e in Comune, si è prodotta ieri nell'ennesima giravolta”, ha scritto Rossi. Nessuna giravolta, invece, secondo la sindaca. O meglio, stando alla tesi del suo capo di Gabinetto, messa per iscritto il 25 ottobre scorso per essere indirizzata al presidente del Consiglio comunale, Pietro Guadalupi, e per conoscenza alla stessa Angela Carluccio.

Quanto alla ritenuta violazione della legge Delrio, il dirigente ha fatto appello alla giurisprudenza, a pronunce che hanno “fatto sentire un richiamo all’ammissibilità di un principio di raggiungimento qualitativo della percentuale del 40 per cento di presenza del sesso meno rappresentato, accanto al criterio, di più immediata e facile percezione del raggiungimento quantitativo di detto limite”. La pronuncia considerata rilevante sarebbe quella del Consiglio di Stato del 16 marzo 2012, due anni prima della legge sulla parità di genere.

Date a parte, quel vale non sarebbe il numero delle donne.  Ma appunto la qualità. “Nell’attribuzione delle deleghe assessorili nel Comune di Brindisi, nella quale si annovera anche la figura della sindaca, non può non convenirsi come quest’ultima rappresenti ponderalmente un ruolo e un rilievo ben superiore rispetto a quello di un assessore”, è scritto ancora nel parere. “E anche indipendentemente dal rilievo del ruolo, dalla lettura del provvedimento di attribuzione (delle deleghe, ndr), emergono un numero e una onerosità di deleghe che la sindaca si è riservata, notevolmente ampio e comprensivo di altri settori delle competenze assessorili, tanto da finire per apparire, anche quantitativamente ampissimo”. Capitolo chiuso. In Giunta, non ci saranno altre donne.

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