Domenica, 16 Maggio 2021
Cronaca

La Provincia fa pagare le bollette alle scuole, i dirigenti annunciano chiusura

La Provincia trasferisce agli istituti scolastici superiori la responsabilità del pagamento delle utenze (acqua, luce e gas) ma i dirigenti scolastici non ci stanno e annunciano una “interruzione del servizio pubblico essenziale e del diritto allo studio”.

BRINDISI – La Provincia trasferisce agli istituti scolastici superiori la responsabilità del pagamento delle utenze (acqua, luce e gas) ma i dirigenti scolastici non ci stanno e annunciano una “interruzione del servizio pubblico essenziale e del diritto allo studio”. Scuole a rischio chiusura, quindi, nel Brindisino se l’Ente provinciale non provvede a risolvere la questione.

Sono 18 i presidi che hanno firmato un documento inviato oltre che alla Provincia di Brindisi anche all’assessorato Diritto all’istruzione della regione Puglia, al dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, al prefetto, alle segreterie provinciali delle organizzazioni sindacali comparto scuola, alla procura della Repubblica e al presidente della Consulta degli studenti.

“Con nota del 15.01.2016, prot.n.1709, i Dirigenti dei Servizi 1 e 4 dell'amministrazione provinciale hanno invitato il Dirigente dell'U.S.T. a informarli sulla necessità e sull'obbligo di procedere entro e non oltre il 31 marzo prossimo al subentro nei contratti per le utenze elettriche, idriche e fognarie e per il riscaldamento, con avvertimento che, in caso contrario, si sarebbe proceduto per le vie di legge e che, comunque, si sarebbe proceduto al recupero delle somme anticipate sino al momento dell' effettivo subentro – si legge nella nota - tale decisione, sarebbe stata necessitata dalla previsione dell'art.1, comma 85, della legge n.56/2014, che, assegnando alla Provincia, quale funzione fondamentale, solo quella della "gestione dell’edilizia scolastica", avrebbe così superato le disposizioni dell'art 3, comma 2 della legge n.2311996, che le attribuivano anche l'onere di far fronte alle "spese varie d'ufficio e per l'arredamento e  per le utenze elettriche e telefoniche, per la provvista d'acqua, per il riscaldamento".

Ma i dirigenti scolastici non condividono questa interpretazione della normativa. “La legge 56/2014 ha provveduto a ridefinire le funzioni fondamentali delle province, quali enti di area vasta, andando a colmare il vuoto legislativo determinato dalla sentenza della Corte Costituzionale n.220/2013, che aveva annullato il D.L. n.95/2012 e tali funzioni, come autorevolmente rilevato dalla Sezione Autonomie della Corte dei Conti, risultano essere dei complessi eterogenei di attività e di compiti amministrativi, spaziando da una dimensione "micro" (singoli compiti amministrativi, come la costruzione delle strade) ad una dimensione "macro" (aggregati di funzioni, servizi e attività amministrative, come la tutela e la valorizzazione dell' ambiente). Pertanto l'art.1, comma 85, lett.e) della legge n.56/2014, assegnando alla provincia la "gestione dell'edilizia scolastica", fa riferimento all'insieme di funzioni, servizi ed attività amministrative inerenti, confermando le disposizioni di cui all'art.3, comma l e 2, della legge 11.1.1996 n.23, secondo le quali, nel concetto di gestione dell'edilizia scolastica, non rientrano soltanto le attività finalizzate "alla realizzazione, alla fornitura ed alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici", ma anche "le spese varie di ufficio e per l'arredamento e quelle per le utenze elettriche e telefoniche, per la provvista dell'acqua e del gas, per il riscaldamento ed i relativi impianti".

"Infine, anche a voler ritenere tali servizi non rientranti nella funzione fondamentale indicata dal comma 85 lett.e) dell'art.1, il comma 89 stabilisce che lo Stato e le Regioni, secondo le rispettive competenze, attribuiscono le funzioni provinciali diverse da quelle indicate dal comma 85 ad altri enti territoriali e che, fino alla data dell'effettivo avvio dell'esercizio di tali funzioni da parte dell'ente subentrante, queste debbano continuare ad essere esercitate dalla Provincia”.

I dirigenti facendo riferimento a una sentenza della Corte Costituzionale spiegano come  “Le riforme che importano riduzione della spesa non possono tradursi in tagli "sproporzionati", che violino l'autonomia finanziaria degli enti locali” e che “I tali tagli, non accompagnati da una riorganizzazione dei servizi o da una eventuale riallocazione delle funzioni, specialmente in settori di notevole rilevanza sociale, mettono a rischio l'uguaglianza dei cittadini”.

I dirigenti scolastici degli istituti superiori dell'ambito territoriale di Brindisi, infine, si dicono fortemente preoccupati per tala situazione  “che, certamente, determinerà gravissime conseguenze nel momento in cui gli istituti, privi delle necessarie risorse finanziarie, non saranno in grado di assicurare il pagamento delle utenze che l'amministrazione provinciale vorrebbe trasferire alla loro responsabilità. Gli istituti rischieranno di interrompere il servizio di istruzione pubblica, garantito dalla Costituzione, con una inaccettabile compromissione del diritto allo studio. Infine, va rilevato che l'amministrazione provinciale non ha il diritto o il potere di imporre alle istituzioni scolastiche l'obbligo di subentro nelle utenze".

"Pertanto, si invita la Provincia a rivalutare la posizione assunta nel tentativo di risolvere il problema addossando ai Dirigenti Scolastici responsabilità che non competono loro e a continuare ad erogare i servizi indispensabili al regolare svolgimento delle attività didattiche, rivolgendo la complessa questione alle autorità competenti. In caso contrario i Dirigenti scolastici si vedranno costretti ad intraprendere tutte le azioni necessarie a tutelare la propria posizione e il fondamentale diritto allo studio degli studenti affidati alle istituzioni scolastiche di riferimento".

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