Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca

“Discarica Autigno, tutti gli indagati sapevano dell’inquinamento della falda”

Il pm: “Sia il gestore che i dirigenti pubblici omettevano interventi urgenti a tutela della salute, sanità e sicurezza”. Domani i sindaci dell’Oga convocati dal prefetto: sul tavolo le questioni legate all’impianto di Cdr

BRINDISI-  Sapevano dell’inquinamento della discarica di Autigno, perché era stato “accertato il superamento delle soglie di contaminazione dal 2011 al 2014”, ma nessuno dei sette indagati avrebbe fatto niente, pur essendo obbligati a procedere: la Procura ha contestato a tutti  “l’omissione di atti d’ufficio, in quanto incaricati di “pubblico servizio”.

Gli indagati. Il retroscena accusatorio emerge dalla lettura dell’avviso di conclusione indagine che porta la firma del pubblico ministero Valeria Farina Valaori, titolare del fascicolo d’inchiesta sul sito di proprietà del Comune di Brindisi, affidato in gestione alla società Nubile Srl: le comunicazioni sono state notificate nella serata di ieri, 22 settembre, dai carabinieri del Noe, diretti dal maggiore Nicola Candito.

Gli stessi che hanno materialmente apposto i sigilli alla discarica lo scorso 5 agosto, per effetto del decreto firmato dal gip Paola Liaci, allo scopo di impedire la reiterazione dell’inquinamento della falda acquifera, nonché la commissione di altri reati, sui quali era già al lavoro il sostituto procuratore visto che in quel provvedimento cautelare si faceva riferimento all’ipotesi di contaminazione. E le ulteriori indagini, alla fine, hanno portato a ritenere sussistenti elementi tali per contestare l’omissione di atti d’ufficio.

Le ipotesi di reato sono state notificate: a Luca Screti, amministratore unico della Nubile, società che gestisce il sito, il primo a finire sotto inchiesta per violazione delle prescrizioni contenute nell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) al momento del sequestro del sito (assistito dall’avvocato Vincenzo Farina); Giuseppe Masillo, nato e residente a Erchie, in qualità di direttore della Nubile; Francesco Di Leverano e Pietro Cafaro, in relazione al ruolo di dirigenti (ormai ex) del settore Ecologia del Comune di Brindisi e Fabio Lacinio, subentrato alla guida della Ripartizione (difeso dall’avvocato Roberto Cavalera); nonché ad Anna Maria D’Agnano dirigente dell’Arpa e a Pasquale Epifani dirigente dell’ufficio Ambiente della Provincia.

Nubile. Il sostituto procuratore ha prima di tutto rammentato le otto contestazioni già evidenziate nel decreto di sequestro, a carico di Screti, “legale rappresentante della Nubile, conduttore con compiti di gestione dal 19 settembre 2009 al 30 settembre 2012 e gestore dal primo ottobre 2013 sino al 21 maggio 2015, data di revoca dell’Aia: “l’assenza di idonea copertura giornaliera dei rifiuti, l’inadeguatezza dello stoccaggio e dell’abbancamento, la presenza di percolato su lotti in esercizio e su quelli non operativi, inadeguatezza delle protezioni dei rifiuti, presenza di rifiuti non omogenei, inadeguatezza del sistema di canalizzazione e raccolta delle acque meteoriche e ancora assenza delle previste garanzie finanziarie e realizzazione di nuove opere in assenza della preventiva autorizzazione”.

Il tribunale di Brindisi“Screti in concorso con Masillo, direttore su incarico della Nubile dal primo maggio 2011 in poi, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso violavano” altre prescrizioni dell’Aia legate al “monitoraggio ambientale che prevedeva, a carico del gestore, l’esecuzione di analisi sulla composizione delle acque sotterranee per tutti i pozzi di monitoraggio previsti, con cadenza mensile, trimestrale, semestrale e annuale a seconda dei parametri da ricercare e dei livelli di falda da determinare”. Secondo il pm non avrebbero “effettuato alcuna analisi nel 2011 e nel 2014”, mentre nel 2012  e nel 2013 si sarebbero limitati ad analisi “solo parziali”. Il piano prevedeva anche “l’impiego di sonde multiparametriche per a misura del Ph, temperatura, ossigeno disciolto, potenziale Redox e conducibilità elettrica nonché la richiesta all’Arpa “ogni tre mesi per l’analisi chimico fisica di controllo delle acque sotterranee dei pozzi interni ed esterni”.

Non solo. Perché “Screti e Masillo, in concorso tra loro, in qualità di incaricati di pubblico servizio, pur sapendo sin dal 2011 e sino al 2014, dell’avvenuto superamento delle concentrazioni soglie di contaminazione (Csc) delle acque di falda sottostanti, indebitamente rifiutavano e comunque tacitamente omettevano le comunicazioni, gli adempimenti e gli atti del loro ufficio che per ragioni di sicurezza pubblica, igiene e sanità dovevano essere compiuti senza ritardo”. Tutto questo, sempre secondo il pm, “pur essendone tenuti quali corresponsabili dell’inquinamento. Gli stessi, inoltre, avrebbero “impedito l’attivazione delle misure di prevenzione e messa in sicurezza di emergenza, la caratterizzazione del sito e le successive procedure di stabilizzazione ed eventuale bonifica, con conseguenze dannose per il sito inquinato”.

I dirigenti pubblici. Dalla ricostruzione della storia della discarica fatta dal magistrato, sapevano dell’inquinamento in atto anche i dirigenti pubblici: D’Agnano, quale direttore dell’Arpa-Dap sin dal 2008, “pur avendo accertato presso il sito Autigno il superamento delle concentrazioni soglie di contaminazione nel 2011, 2012 e 2013, non ne dava comunicazione alla Provincia e alla Regione, sicché la prima non poteva emettere l’ordinanza di diffida e la seconda non poteva provvedere agli interventi di legge”. Il funzionario si sarebbe limitata a scrivere al Comune di Brindisi due missive, una il 22 agosto 2011 e l’altra il 24 febbraio dell’anno successivo.

Lacinio è finito nell’inchiesta “quale dirigente del servizio Ecologia, controllo e risanamento ambientale, igiene urbana del Comune di Brindisi dal 6 novembre 2009 all’11 gennaio 2012, data di cessazione dell’incarico” passato il 18 gennaio 2012 a Francesco Di Leverano, di conseguenza indagato anche lui, ruolo che ha ricoperto sino al 23 febbraio successivo e poi con proroga sino al 30 aprile 2013. Indagato anche Pietro Cafaro quale dirigente del settore Lavori Pubblici ed Ecologia  dal primo al 15 maggio 2013 e poi dal 3 giugno successivo sino al 20 febbraio 2014”.

Tutti e tre sapevano dello stato in cui si trovava la discarica perché c’erano state le lettere dell’Arpa. Per la stessa ragione l’avviso di conclusione delle indagini è stata notificato a Pasquale Epifani: omissione d’atti d’ufficio quale “dirigente del settore Ambiente della Provincia”, ente al quale l’Arpa si era rivolta il 5 marzo 2013. Il pm, inoltre, ha “incolpato la società Nubile srl, per responsabilità amministrativa dipendente dai reati contestati” (la srl è seguita dall’avvocato Gaetano Melucci del foro di Taranto).

L’Oga. Sull’altro fronte dei rifiuti, quello legato all’impianto di Cdr, le indagini sono state delegate agli agenti della Digos, con zoom sui lavori di adeguamento, oggetto della contestazione in atto in seno all’assemblea dell’Oga, l’organo di governo d’ambito, nel quale siedono i sindaci dei venti Comuni del Brindisino, con il capoluogo capofila.

Domani alle 12 il prefetto ha convocato un tavolo a cui ha invitato tutti i componenti dell’Oga allo scopo di sciogliere il nodo della transazione tra la parte pubblica e la società Nubile sul contenuto dell’accordo, con particolare riferimento alla richiesta di diminuzione delle tariffe avanzata dai Comuni dell’Aro Brindisi 1, presieduta da Salvatore Ripa, sindaco di San Pancrazio. In segno di protesta i nove aderenti all’Aro 1 hanno disertato le ultime tre riunioni, determinando una fase di empasse che è stata comunicata alla Regione, con domanda ad occuparsi della vicenda.

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