Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca

Le crisi ricorrenti e la paralisi molto grave di una città dai poteri effimeri

Parafrasando la battuta di un amico, probabilmente i testi di diritto e i manuali con le leggi aggiornate in vendita a Brindisi sono diversi da quelli originali in vendita nel resto del Paese. Non si spiega diversamente la fragilità, la consistenza effimera dei poteri locali che non riescono a rimettere in marcia una città che ha tutte e quattro le gomme bucate

Parafrasando la battuta di un amico, probabilmente i testi di diritto e i manuali con le leggi aggiornate in vendita a Brindisi sono diversi da quelli originali in vendita nel resto del Paese. Non si spiega diversamente la fragilità, la consistenza effimera dei poteri locali che non riescono a rimettere in marcia una città che ha tutte e quattro le gomme bucate. Non siamo convinti che la Regione Puglia abbia risorse taumaturgiche, per sostituirsi in tutto e per tutto ai venti Comuni riuniti nell’Organo di governo d’ambito dei rifiuti in provincia di Brindisi, tanto meno alla città capoluogo, dove si sono consumate le scelte fonti delle maggiori criticità.

Uno dei sindaci, pochi giorni fa, ci invitava a riflettere sul muro dei “no” che hanno bloccato la realizzazione di impianti di compostaggio sufficienti al fabbisogno del territorio provinciale. No alle proposte di Oria, Torre Santa Susanna e Carovigno, sì a quella dell’ampliamento dell’impianto di Brindisi. Qualcuno ne ha saputo più nulla? Con le tasse pagate dai cittadini del Brindisino, la frazione organica va a finire in impianti privati di altre province, e a costi piuttosto salati. Vogliamo incolpare la Regione Puglia di ciò?

Di chi sono le responsabilità dell’interminabile percorso del bando decennale per la scelta di un gestore unico del ciclo dei rifiuti in provincia di Brindisi, della Regione Puglia che ha dovuto inviare un commissario per sbloccare la procedura, che alla fine ha riservato anche il colpo di scena degli errori materiali nel capitolato? Chi ha affidato gli impianti alla Nubile Srl, la Regione Puglia? E chi ha mandato via Monteco per fare arrivare con ordinanza contingibile e urgente un’altra impresa che non ha raggiunto affatto gli obiettivi annunciati? Solo colpa dei brindisini brutti, sporchi e cattivi e della Regione Puglia?

E Nubile Srl, che minaccia azioni di autotutela giudiziaria (pur essendo al centro di varie indagini penali e contestazioni amministrative, è suo diritto) se sarà rescisso dall’Oga il contratto di affidamento degli impianti di Cdr e di Autigno? Davvero potrà sostenere in giudizio che il Comune di Brindisi le ha rifilato una “sola” consegnandole impianti non in regola? E’ come comprare un’auto senza accertarsi che tutto funzioni a dovere.

Bisogna dire che a questa crisi annunciata, predetta, o ipotizzata che fosse, hanno retto meglio i centri urbani della provincia dove malgrado i disagi non si sono verificate le scene che abbiamo avuto sotto gli occhi a Brindisi. Un cittadino di Ostuni o di Mesagne, per citare due soli casi, non se ne sarebbe neppure accorto se non avesse letto i giornali. Per questo, ribadito che la questione della crisi del ciclo dei rifiuti è una colpa collettiva, il focus comunque va fatto su Brindisi.

Non si può pensare di risolvere i problemi ambientali e amministrativi legati al ciclo dei rifiuti solo migliorando gli impianti. La strada è un’altra, e non ne ha parlato nessuno in sede di Oga, almeno che noi si sappia: la differenziata spinta. In discarica deve arrivare un quantitativo molto più basso di materiale. E’ su questo che i Comuni devono lavorare a fondo, controllare e sollecitare le società di igiene urbana, per evitare che il mancato rispetto delle linee guida tracciate dalle leggi regionali e nazionali continui ad arricchire chi pilota gli affari, e non gli interessi del territorio.

I cittadini devono collaborare al massimo, ma vanno premiati con il taglio della tassa sui rifiuti e con un contesto urbano e rurale di livello europeo. Ciò che si vede nelle strade e nei dintorni di Brindisi, ma anche in tanti altri luoghi della nostra provincia è il volto peggiore del Sud.

All’inizio abbiamo detto che Brindisi offre l’impressione di un’auto con tutti e quattro gli pneumatici a terra. E non solo per il problema rifiuti. Il ritardo per offrire alla città nuovi assetti urbanistici è gravissimo e segnato da contenziosi come per l’immondizia. Non si riesce ad avere l’autorevolezza per portare l’Enel e l’Eni (e A2A) ad un tavolo dal quale sia impossibile scivolare via, per discutere di ambiente, investimenti e lavoro, perché tante famiglie di questa città e di questo territorio vivono di industria e tutti hanno comunque il diritto di non morirne. Ci sono i convegni, ma poi cosa si fa? Si annuncia l’avvio di una trattiva con il governo su sviluppo, bonifiche, porto, industria a Brindisi per iniziativa del sindaco e di un senatore, però l’amministratore delegato dell’Eni arriva in città e non passa neppure dal municipio.

La città è inceppata, ha rinunciato ad essere non solo europea ma anche italiana tagliando parte della sua isola pedonale percorsa e danneggiata da camion di ogni genere. I parchi e la costa sono privi di vigilanza e battuti da vandali, ladri e inquinatori. I cittadini sono mortificati, si sentono assediati, cercano di ritrovare un po’ di orgoglio fotografando le grandi navi che dal prossimo anno non ci saranno più. Ciò che potremmo essere e non siamo. I nostri saperi andati via con i nostri ragazzi. Una politica piccola piccola e litigiosa. E ci si ritrova a sperare nella magistratura. Per i rifiuti, per l’urbanistica, per il porto, per l’ambiente. E intorno a tutto, la paura per il lavoro, su cui la mancanza di un confronto stabile tra i poteri locali e i grandi gruppi lascia una coltre di incertezza e di rabbia.

Dove è finita la forte classe operaia brindisina, che non abbiamo mai dimenticato e che ha saputo condurre e guidare  le lotte per il lavoro, ma anche per la salute in fabbrica e fuori dalla fabbrica? Assediata dagli ambientalisti e dai giornali che segnalano le accensioni delle torce, i progetti che propongono sempre impianti a rischio? Tutto ciò è assurdo. Bisogna allearsi. Ma nelle redazioni le note dei parlamentari o consiglieri regionali che arrivano parlano d'altro (tranne rare eccezioni), come se queste crisi appartenessero ad un altro mondo, non a quello in cui sono stati eletti tre senatori e due deputati e non ricordiamo quanti all'assemblea della Regione Puglia.

Abbiamo superato l’orlo della crisi di nervi. Non possiamo più dipendere da un unico armatore, dalla deregulation del mercato delle crociere, da decisioni prese in solitudine altrove, si tratti di grandi gruppi industriali o piccoli e meschini comitati di affari locali. Ricominciamo persino da zero anche nel calcio, chiudiamo splendide stagioni sportive nel volley e nel basket femminile per mancanza di sponsor. E' come se qualcosa ci respingesse indietro. Sistemi errati che si perpetuano. Quando si stancherà questa città di subire?

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