Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Maxi furto di olio in Umbria: tornano liberi i tre brindisini sotto inchiesta

Tornano liberi i tre brindisini che lo scorso maggio furono raggiunti dalla misura restrittiva dell'obbligo di dimora, con l'accusa di aver messo a segno un maxi furto di olio ai danni dell'azienda "Umbria Olii"

BRINDISI – Tornano liberi i tre brindisini che lo scorso maggio furono raggiunti dalla misura restrittiva dell’obbligo di dimora, con l’accusa di aver messo a segno un maxi furto di olio ai danni dell’azienda “Umbria Olii” situata a Campello sul Clitunno, in provincia di Perugia, nell’aprile del 2015. Due di loro risiedono a Brindisi. Il terzo, a San Michele Salentino.

Uno dei due brindisini in realtà aveva ottenuto la revoca della misura cautelare già lo scorso giugno, poiché il pm della procura di Spoleto non consegnò gli atti al tribunale di Perugia entro i termini previsti dalla legge,  facendo di fatto perdere l’efficacia del provvedimento, come attestato dalla decisione del Riesame.

Il ritorno in libertà degli altri due invece è cosa di questi giorni. Ad accogliere l’istanza di revoca dell’obbligo di dimora presentata dagli avvocati degli indagati è stato il gip nominato in sostituzione del collega titolare del fascicolo, che in precedenza aveva bocciato la medesima richiesta.

Stando al teorema accusatorio, i tre avrebbero trafugato 97mila chilogrammi di olio extra vergine di oliva, per un valore complessivo di 300mila euro. Era la mezzanotte del 22 aprile 2015 quando alcuni soggetti, dopo avere tagliato una parte della rete di recinzione, si introdussero all’interno dello stabilimento della Umbria Olii International s.p.a a bordo di tre autocisterne.

Le indagini furono affidate ai carabinieri della locale compagnia. Attraverso la visione delle immagini riprese dalle telecamere e a ulteriori accertamenti, le forze dell’ordine appurarono che il proprietario di una delle cisterne era un piccolo imprenditore brindisino. Poi gli inquirenti risalirono anche agli altri, presunti, complici.

Gli avvocati dei tre indagati (Vittoriano Mele, Emanuele Parlati e Pasquale Angelini) muovono dei rilievi agli investigatori. “Le indagini – dichiarano i legali – sono state fatte in maniera approfondita, però dopo una osservazione attenta emergono delle incongruenze che vanno osservate e discusse in sede processuale, in quanto vi sono elementi non chiari e idonee a giustificare eventuali condanne”. L’avviso di conclusione delle indagini intanto è stato notificato a giugno. Adesso si è in attesa della fissazione dell’udienza preliminare. Per tutti l'accusa è di concorso in furto aggravato.

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