Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

Si oppone al controllo e fa il matto in commissariato: arrestato

Scatenato sino all’inverosimile contro la polizia, che intendeva sottoporlo ad un controllo, accumulando in pochi minuti una mole di reati che vanno dalla resistenza, alla minaccia, alle lesioni a pubblico ufficiale, all’istigazione alla corruzione e all’interruzione di un pubblico servizio

Il commissariato di Ostuni. Sotto, Giampaolo Parisi

OSTUNI – Scatenato sino all’inverosimile contro la polizia, che intendeva sottoporlo ad un controllo, accumulando in pochi minuti una mole di reati che vanno dalla resistenza, alla minaccia, alle lesioni a pubblico ufficiale, all’istigazione alla corruzione e all’interruzione di un pubblico servizio. In altri tempi sarebbe finito diritto in galera, il 22enne Giampaolo Parisi di Ostuni, ma alla fine il pm, valutata la situazione, ne ha disposto la custodia cautelare in regime di arresti domiciliari.

La storia è cominciata nella pubblica via, quando l’equipaggio di una volante del commissariato della Città Bianca ha assistito ad un colloquio tra un pluripregiudicato locale ed un altro soggetto a bordo di un ciclomotore, che guidava privo di casco. E’ stato deciso di sottoporre quest’ultimo ad un controllo dopo che si era allontanato dall’altra persona sospetta. Ma a quel punto ha avuto inizio l’incredibile vicenda, illustrata stamani dalla polizia in un comunicato.

Il giovane sul ciclomotore invece di rispettare l’intimazione di alt, si è dato alla fuga, obbligando gli agenti all’inseguimento. Che non è durato molto: alla fine il sospetto è stato bloccato in un vicolo del centro storico. E la sceneggiata ha avuto inizio. I poliziotti sono addestrati a non reagire alle provocazioni, ma con Giampaolo Parisi ci sarebbe voluto davvero un santo, stando al resoconto del commissariato.

Giampaolo Parisi-2Tanto per cominciare, Parisi ha rifiutato di esibire i documenti dichiarando di non riconoscere la polizia come istituzione, e in secondo luogo perché essendo egli incensurato non era affatto obbligato a sottoporsi al controllo, invitando gli agenti ad occuparsi di faccende più serie. Poi, quando i poliziotti lo hanno pazientemente  informato che era tenuto a sottoporsi al controllo, e che in quel modo avrebbe evitato ogni conseguenza, è passato alle minacce e agli insulti, del tipo “ti devo fare una faccia gonfia di schiaffi, chi cazzo ti credi di essere, sbirro di m…”.

A quel punto era chiaro agli operatori della volante che la situazione si stava facendo critica, ma proprio per tale ragione non si poteva più procedere in strada, e Giampaolo Parisi andava identificato e perquisito, nel caso fosse in possesso di armi oppure oggetti atti ad offendere, o anche sostanze stupefacenti stante il suo stato di alterazione. Perciò il giovane ostunese è stato condotto in commissariato.

Qui la seconda, e ancora più violenta puntata. La polizia ha inviato Parisi che avrebbe potuto nominare un difensore che lo assistesse, come previsto dalla legge, durante la perquisizione, ma il sospettato si è nuovamente rifiutato, sostenendo che gli agenti non avevano alcun diritto di sottoporlo alle verifiche previste dalla procedura, che era vittima di un abuso e che voleva uscire dall’ufficio perché lo sentiva “pieno di puzza di m….”.

A quel punto si decideva di iniziare il controllo. E Giampaolo Parisi è diventato ancora più minaccioso, affermando di essere a conoscenza dei modelli e dei numeri di targa delle auto dei poliziotti, dell’identità dei loro figli e delle loro mogli , e che perciò sarebbe stato meglio per loro se lo avessero lasciato in pace. Ma ovviamente le minacce non hanno fermato gli agenti, e allora Parisi ha cercato di colpirli in ogni modo, causando lesioni ad uno degli operatori impegnati a tenerlo fermo.

E’ intervenuto per tentare nuovamente di far ragionare il sospettato anche il dirigente del commissariato di Ostuni, il commissario capo Gianni Albano, ma in risposta Parisi ha minacciato anche lui, informandolo che era a conoscenza del fatto che il funzionario aveva una famiglia, e che se la polizia gli avesse rovinato la vita, lui l’avrebbe rovinata ai poliziotti, facendo “un casino enorme”, e affermando che “non era il caso di sporcarsi personalmente le mani con loro, bastava dare 200 euro ad un albanese per il servizio…”.

Alla fine, come già detto, Parisi è stato dichiarato in arresto e trasferito nel suo domicilio in attesa dell’udienza di convalida davanti al giudice delle indagini preliminari. Ma non ha rinunciato all’ultima minaccia, mentre lasciava in manette il commissariato: una volta nuovamente libero, l’avrebbe fatta pagare a tutti coloro che lo avevano arrestato perché, a suo dire, “non stava bene di testa”. E questo probabilmente è un fatto che dovrà essere approfondito.

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