Cronaca Fasano

Morì arsa viva a 14 anni, la Cassazione respinge l'archiviazione del caso

La Prima Sezione della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di Giacomina Martinelli, la sorella della 14enne di Fasano, Palmina, che l'11 novembre del 1981, morì arsa viva

FASANO – La Prima Sezione della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di Giacomina Martinelli, la sorella della 14enne di Fasano, Palmina, che l’11 novembre del 1981, morì arsa viva, perché aveva rifiutato di entrare nel giro di prostituzione gestito dai fratellastri. Con sentenza del 30 marzo, la suprema corte, ha annullato senza rinvio l’ordinanza del gip di Brindisi del 28 aprile 2015 che aveva disposto l'archiviazione dell'inchiesta sulla morte "a causa delle ustioni riportate nel suo abbruciamento" della 14enne Palmina Martinelli nel 1981. La sentenza dispone la trasmissione degli atti al procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari, territorialmente competente per la nuova inchiesta. 

Prima di morire a seguito delle gravissime ustione riportate, la 14enne era riuscita a fare i nomi dei suoi presunti aguzzini, “Giovanni, Errico”, rispose alla domanda dei magistrati, ma il caso venne chiuso come suicidio.Nel 1988 i due imputati maggiori, infatti, i fratellastri Enrico Bernardi e Giovanni Costantini, all'epoca ventenni, furono assolti, per non aver commesso il fatto, dalla Corte di Cassazione, che aveva rigettato il ricorso della Corte di Appello del capoluogo pugliese. Accusati d'aver dato fuoco alla ragazza, dopo averla cosparsa di alcool, poiché non aveva accettato di prostituirsi, Bernardi e Costantini, erano già stati assolti in primo ed in secondo grado, per insufficienza di prove.

La sorella, un anno più grande di lei, però ha sempre cercato la verità. Nel 2010 la trasmissione “Chi l’ha visto?” si interessò al giallo di Fasano e affiancò Giacomina Martinelli nella sua battaglia per la riapertura del caso. Nell’ottobre del 2012 si rivolse al procuratore della Repubblica presso il tribunale di Brindisi, Marco Dinapoli, chiedendo la riapertura del caso, formulò denuncia contro ignoti per cercare “gli autori dell’omicidio doloso” allegando alla stessa una perizia dell'anatomopatologo Vittorio Pesce Delfino, il quale utilizzando recenti tecniche di analisi di immagine computerizzata sulle ustioni di Palmina scrisse che "Il volto di Palmina era protetto con entrambe le mani prima dello sviluppo della vampata e quindi dell'innesco dell'incendio. L'incendio fu quindi provocato da altri", impostazione questa condivisa dalla procura che ha anche fatto inoltre eseguire un accertamento grafologico su un biglietto lasciato da Palmina da cui emerge che furono almeno due le persone a scrivere.

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