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Domenica, 28 Novembre 2021
Cronaca

Nel mirino degli estorsori c'era il Bar Betty. Un'asse Scu Brindisi-Mesagne

BRINDISI - Cinquantamila euro, poi ridotti a 30 mila e quindi a 10 mila a titolo di acconto. A tanto ammontava la richiesta estorsivanei confronti del titolare di una delle più note gelaterie del capoluogo messapico, il Bar Betty di Gaetano Greco. A taglieggiare l'imprenditore, nei primi mesi dell'anno, un brindisino e due mesagnesi poco più che ventenni. Si tratta di Alessandro Peres e Antonio Destino (entrambi di Mesagne) e Nicola Petrachi (di Brindisi) già noti alle forze dell'ordine.

BRINDISI - Cinquantamila euro, poi ridotti a 30 mila e quindi a 10 mila a titolo di acconto. A tanto ammontava la richiesta estorsiva nei confronti del titolare di una delle più note gelaterie del capoluogo messapico, il Bar Betty di Gaetano Greco. A taglieggiare l'imprenditore, nei primi mesi dell'anno, un brindisino e due mesagnesi poco più che ventenni. Si tratta di Alessandro Peres e Nicola Destino (entrambi di Mesagne) e Marco Petrachi (di Brindisi) già noti alle forze dell'ordine. I dettagli dell'indagine saranno resi noti alle 11 in una conferenza stampa in questura.

I tre sono stati catturati all'alba nell'operazione di polizia - nome in codice Ice Cream - condotta dalla squadra mobile di Brindisi (guidata dal vice questore aggiunto Francesco Barnaba) e dal commissariato di Mesagne (condotto dalla dottoressa Sabrina Manzone) finalizzata all'esecuzione di altrettante ordinanze di arresto in carcere emesse dal gip del tribunale di Lecce Giovanni Gallo, su richiesta dei pm presso la Direzione distrettuale antimafia Milto De Nozza, Alberto Santacatterina e dello stesso procuratore Cataldo Motta.

Ai tre vengono contestati i reati di tentata estorsione aggravata per aver esercitato minacce con metodo mafioso (art. 7 decreto legislativo 152 del 1991). Alessandro Peres, Nicola Destino e Marco Petrachi si sarebbero presentati minacciando esplicitamente di far saltare in aria il locale se non fossero state evase le richieste di pizzo. E per incutere maggior timore al commerciante evocavano i nomi di esponenti di spicco - latitanti e detenuti - della Sacra Corona Unita in nome dei quali dicevano di agire.

Ma il commerciante non ha ceduto denunciando il fatto alla polizia che ha attivato le indagini del caso chiudendo il cerchio questa mattina all'alba. "Fondamentale - ha sottolineato il capo della squadra mobile Francesco Barnaba - si rivela per questo tipo di reati la collaborazione tra le vittime e le forze dell'ordine. Quando la vittima ha il coraggio di denunciare una estorsione la risposta nei confronti di questo odioso reato è sempre concreto ed efficace. Nel caso in questione si evidenzia un fatto importante, la saldatura tra alcuni esponenti della mala mesagnese con quella brindisina".

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