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Cronaca Ceglie Messapica

"Non ho picchiato mia madre: gridava perchè è depressa"

"Non ho picchiato mia madre: gridava perchè è depressa"

CEGLIE MESSAPICA - "Non sono un cattivo ragazzo: non alzerei mai le mani su mia madre e mio padre. Devo però dire che mia madre per tanti anni ha sofferto di depressione". Antonio Turrisi, 30 anni, cegliese, tossicomane, detenuto per estorsione, rapina e violenza nei confronti dei genitori, difeso dall'avvocato Aldo Gianfreda, questa mattina è stato interrogato nel corso del processo che si sta svolgendo dinanzi al tribunale collegiale presieduto da Giuseppe Licci.

Presenti in aula i genitori, 68 anni il padre, sessanta la madre, che nella precedente udienza dissero che lo avevano denunciato per salvarlo dalla droga. Antonio Turrisi ha raccontato al tribunale la sua versione dei fatti. Era domenica. La lite - secondo l'imputato - ebbe inizio sulla necessità del giovane di farsi ricoverare per sottoporsi ad intervento ad un ginocchio. "Ho fastidio al ginocchio - ha raccontato - e quindi non posso lavorare. Questo i miei genitori me lo rimproverano perché sostengono che non hanno soldi e non possono darmi una mano".

"Dissi che non volevo andare dal dottore - ha proseguito - e mia madre iniziò a gridare andando sulla finestra. Sembrava come se io le stessi facendo chissà che cosa. Spostai il tavolo per raggiungerla e la tazzina che stava sopra cadde per terra e si ruppe. Raggiunsi mia madre sulla finestra. Io gridavo pure per cercare di farla smettere perché le persone avrebbero pensato che stesse succedendo chissà che cosa".

Ha poi parlato di una sedia rotta. "Quella sedia fu trovata nella sala - ha detto -. E' sempre stata chiusa in uno sgabuzzino perché era rotta. Non riesco proprio a capire come sia finita nella sala.

E poi: "Il mio fallimento fa male anche a me e non solo a loro. Non posso lavorare per il ginocchio". Ed a proposito della droga: "Sono quindici anni che uso droga, eroina e hashish. Non sono completamente succube perché cerco di controllare l'astinenza e ci riesco". Per quanto riguarda i soldi: "Li chiedo raramente perché mi vergogno. Mi vergogno persino di sedermi a tavola per mangiare figuriamoci se posso chiedere soldi".

Prima di Turrisi è stato interrogato il maresciallo Sante Convertini, comandante la stazione carabinieri di Ceglie. Il sottufficiale ha riferito che quella domenica mattina il pronto soccorso dell'ospedale di Ceglie Messapica chiamò i carabinieri perché era stata ricoverata una donna anziana malmenata dal figlio. Una pattuglia rintracciò Turrisi nella villa Cento Pini e lo portò in caserma.

Lì arrivarono anche i genitori che formalizzarono la denuncia. Ci fu un sopralluogo nell'abitazione. "Trovammo evidenti segni della colluttazione", ha spiegato il comandante Convertini. Ha ricordato che il giovane in passato era stato nuovamente denunciato per avere malmenato i genitori. La pubblica accusa, in merito, ha depositato la sentenza di condanna relativa a quella vicenda.

L'udienza è stata aggiornata a lunedì prossimo per la discussione e la sentenza. Turrisi è stato arrestato il 2 marzo scorso perché avrebbe minacciato i propri genitori, malmenando la madre, danneggiando suppellettili e oggetti vari della loro casa, costringendoli a consegnargli denaro. Inoltre è accusato di averli maltrattati "sottoponendoli ad un continuo stato di vessazione fisica e morale, minacciandoli e ingiuriandoli costantemente". Il giovane ha la recidiva specifica e infraquinquennale.

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