Caso Carvone, quattro arresti per tentata estorsione aggravata

Il 37enne Giuseppe Lonoce, il 28enne Stefano Colluccello, il 22enne Aldo Carone e il 21enne Eupremio Carone sono stati arrestati per tentata estorsione pluriaggravata nei confronti del padre del 19enne ucciso al Perrino

BRINDISI – Sono sulla strada giusta i poliziotti della Squadra mobile di Brindisi che stanno indagando a ritmo serrato sull’omicidio del 19enne brindisino Gianpiero Carvone ucciso da un colpo di pistola alla testa nella notte tra il 9 e il 10 settembre scorso. All’alba di oggi, giovedì 26 settembre, il 37enne Giuseppe Lonoce, il 28enne Stefano Coluccello, il 22enne Aldo Carone e il 21enne Eupremio Carone sono stati arrestati per tentata estorsione pluriaggravata nei confronti del padre del 19enne, Piero.

L’arresto, eseguito su ordinanza di custodia cautelare, come già accennato è un primo risultato delle indagini sull’omicidio e la tentata estorsione rappresenterebbe il movente dell'assassinio del giovane brindisino. Dei quattro solo il 37enne, già noto per reati contro il patrimonio e droga e cognato di Carvone, difeso dall’avvocato Luca Leoci, è stato trasferito in carcere, per gli altri il gip ha disposto i domiciliari. Al momento non è ancora stata fissata la data dell’interrogatorio di garanzia.

L'omicidio del 19enne

La tentata estorsione aggravata è stata perpetrata nel pomeriggio precedente all’omicidio, attorno alle 16, ed è conseguente al furto di una Lancia Delta di proprietà del 28enne, compiuto - ritengono gli investigatori - da Gianpiero Carvone. L’auto fu ritrovata danneggiata a causa di un incidente probabilmente verificatosi subito dopo il furto. Da quanto ricostruito dagli agenti della Mobile, diretta dal vice questore aggiunto Rita Sverdigliozzi, il pomeriggio precedente all’omicidio i quattro si recarono a casa di Piero Carvone, entrando dopo aver sfondato con un calcio la vetrata di ingresso del condominio dove l’uomo vive insieme alla famiglia. Una palazzina in via Tevere al quartiere Perrino.

Il video della conferenza stampa

Fecero irruzione nell’abitazione e chiesero al padre del 19enne, minacciandolo, la riparazione del danno provocato all’auto. Si tratta di alcune migliaia di euro. Una tentata estorsione aggravata dal numero dei soggetti e dalle minacce a cui assistettero diversi testimoni. Partendo proprio dal vetro rotto trovato nell’ambito del sopralluogo compiuto subito dopo l’omicidio, avvenuto sotto casa del 19enne, i poliziotti hanno ricostruito la tentata estorsione e accertato il furto dell’auto a opera del ragazzo ucciso. Sul resto delle indagini i poliziotti mantengono lo stretto riserbo, c’è ancora molto lavoro da fare.

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