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Il telefono cellulare da polso

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Patenti facili con suggeritore: condanne

CAROVIGNO - Nell’affare ‘patenti facili’: è stato condannato a nove mesi di reclusione il titolare di una scuola guida di Carovigno, Giuseppe Lanzillotti, 37 anni, difeso dagli avvocati Francesco Saponaro e Pasquale Lanzillotti.

CAROVIGNO - Esclusa l'associazione per delinquere, escluso il reato di falso arriva comunque il conto per tre delle persone coinvolte nell'affare 'patenti facili': è stato condannato a nove mesi di reclusione il titolare di una scuola guida di Carovigno, Giuseppe Lanzillotti, 37 anni, difeso dagli avvocati Francesco Saponaro e Pasquale Lanzillotti; quattro mesi a Giuseppe Flora, 55 anni, titolare di un'autoscuola con sede a Ostuni, difeso da Vito Porcelli, e due mesi a Marco Borini (uno dei fruitori della patente 'truccata'), 22 anni, di Imola, difeso dall'avvocato Enrico Caliendo.

Il verdetto lo ha deciso stamani il gup Paola Liaci, tenuto conto degli sconti previsti dal rito abbreviato scelto dai tre che sono stati ritenuti responsabili di violazioni delle leggi speciali in materia. Il pm Pierpaolo Montinaro, il 21 marzo scorso, aveva invocato pene comprese tra un anno e quattro mesi e tre anni.

L'inchiesta, denominata 'Patente 2.0' portò nel marzo del 2012 all'esecuzione di 8 ordinanze di custodia cautelare. Le altre cinque persone coinvolte hanno scelto il processo con rito ordinario: Giuseppe Caramia, 46 anni di Alberobello, titolare di una scuola guida a Fasano, Antonio Massaro, 57 anni, di Brindisi, Angelo Ferrari, 45 anni di Brindisi, Adriana Bolognini, 56 anni, di Brindisi e Vito Antonio Retta, 54 anni di Brindisi, questi ultimi due ispettori della motorizzazione civile di Brindisi.

I reati che furono contestati dal gip erano associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la fede pubblica ai titolari di scuola guida, induzione, mediante inganno, a formare atti pubblici ideologicamente falsi, presentazione, come propria, di opera altrui a titolari di scuola guida e candidati. Dal gennaio 2011 furono effettuate dalla Guardia di Finanza di Fasano numerose intercettazioni telefoniche a supporto dell'attivita' investigativa. Secondo quanto fu accertato bastavano 2mila euro per superare i test della prova scritta.

I suggerimenti, durante le prove venivano dati attraverso un orologio con telefonino e una ricetrasmittente. A svelare il sistema fu una donna, Giuseppina Lomartire, cui era stata formulata la proposta 'oscena'. Più che 'oscena', illegale: con 2mila euro le cose per i test sarebbero filate lisce come l'olio. Per la prova pratica se la sarebbe dovuta sbrigare l'allieva, c'era poco da fare. Ma l'interessata già il 22 luglio 2010 si presentò alla Guardia di Finanza, a Fasano, per segnalare la vicenda.

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