Più complicata del previsto la perizia sui presunti resti di Maglie: ancora un rinvio

BRINDISI – Ancora un rinvio per il deposito della perizia sul Dna dei resti che il collaboratore di giustizia Vito “Bullone” Di Emidio attribuisce a Giuliano Maglie, giovane brindisino scomparso in Montenegro, a Bar nel 1999, nel 2002. Il perito, oggi, in Assise, ha chiesto alla Corte un ulteriore proroga in quanto ci sono difficoltà serie nell’effettuare il prelievo. Una perizia che si trascina da mesi e non si riesce ancora a completare. Il primo incarico viene affidato l’1 luglio scorso al prof. Alessandro Dell’Erba, docente di Medicina legale dell’Università di Bari, che inspiegabilmente, dopo avere accettato l’incarico e dopo aver lasciato trascorrere il tempo messogli a disposizione, fece sapere di non aver fatto nulla. E per questo è stato condannato a pagare 1.549 euro, ammenda inflittagli dalla Corte per la negligenza dimostrata in questo caso, oltre ad essere stato iscritto nel registro degli indagati per omissione in atti di ufficio. Dell’Erba, si è appreso, ha scritto una lettera alla Corte scusandosi per l’accaduto.

Vito Di Emidio, Bullone

BRINDISI – Ancora un rinvio per il deposito della perizia sul Dna dei resti che il collaboratore di giustizia Vito “Bullone” Di Emidio attribuisce a Giuliano Maglie, giovane brindisino scomparso in Montenegro, a Bar nel 1999, nel 2002. Il perito, oggi, in Assise, ha chiesto alla Corte un ulteriore proroga in quanto ci sono difficoltà serie nell’effettuare il prelievo. Una perizia che si trascina da mesi e non si riesce ancora a completare. Il primo incarico viene affidato l’1 luglio scorso al prof. Alessandro Dell’Erba, docente di Medicina legale dell’Università di Bari, che inspiegabilmente, dopo avere accettato l’incarico e dopo aver lasciato trascorrere il tempo messogli a disposizione, fece sapere di non aver fatto nulla. E per questo è stato condannato a pagare 1.549 euro, ammenda inflittagli dalla Corte per la negligenza dimostrata in questo caso, oltre ad essere stato iscritto nel registro degli indagati per omissione in atti di ufficio. Dell’Erba, si è appreso, ha scritto una lettera alla Corte scusandosi per l’accaduto.

Ma torniamo alla perizia. Lo scorso novembre la  Corte affida in nuovo incarico al maresciallo dei Ris di Roma Cristiano Franchi, biologo romano, 39 anni, specialista in genetica applicata, e al medico legale Saverio Potenza, dell’Università degli studi di Roma. In udienza è stato spiegato che i periti si sono recati in Montenegro il 14 dicembre ed hanno prelevato denti e ossa dai resti trovati nel 2003 a Bar, sotto la cuccia del cane, nel giardino antistante la casa in cui abitava Giuseppe Tedesco, cognato di “Bullone”, accusato dal pentito di essere l’esecutore materiale dell’omicidio. All’epoca disse Di Emidio che Tedesco lo aveva ucciso con un colpo di pistola calibro 9 alla tempia destra. La perizia effettuata sette anni fa dai montenegrini accertò che il cranio effettivamente presentava un foro di entrata sulla tempia destra e uscita dalla parte opposta compatibile con un proiettile calibro 9. I periti accertarono che il morto aveva un dente in porcellana e una frattura ad una clavicola. Esattamente come Maglie.

Il problema, però, si è presentato nel prelievo dei campioni per effettuare l’analisi. Questo perché nella prima perizia effettuata diversi anni fa dai periti montenegrini, fu usata una sostanza che potrebbe avere compromesso l’integrità dei campioni prelevati. Per questo i periti nominati dalla Corte hanno chiesto più tempo e il presidente Gabriele Perna lo ha concesso. Se ne riparlerà il 4 aprile, con la raccomandazione da parte del presidente di fare il possibile a che l’esame dia completato per quella data. La richiesta di aprire un fascicolo di indagine sui resti fatti ritrovare da Di Emidio, da parte della procura fu inoltrata all’autorità giudiziaria slava nel  2003,  e gli esiti sono stati consegnati al sostituto procuratore antimafia Alberto Santacatterina  solo a fine aprile scorso, a sette anni da quella richiesta e a ben undici anni dalla scomparsa di Maglie.

Per questo omicidio, come si è detto, Vito Di Emidio, catturato a fine maggio del 2001 dai carabinieri guidati dall’allora maggiore Cosimo Camisa, ora colonnello della Direzione investigativa antimafia di Lecce, ha accusato il cognato. Lo aveva commissionato lui l’omicidio perché temeva che Maglie fosse stato mandato in Montenegro da Antonio Luperti, boss della Sacra corona unita, in lotta con “Bullone”, a vendicare la morte del fratello Salvatore, ucciso il 26 giugno 1998 dal mitra imbracciato dallo stesso Di Emidio, il più sanguinario malavitoso della nostra storia criminale ed anche uno dei più rapidi a passare sul fronte opposto: da boss che torturava e ammazzava come se fosse un gioco a pentito che si dice disponibile a collaborare.

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Di Emidio, in effetti, confessa tutto e di più. “Ho commesso diciannove, forse ventuno omicidi, non ricorso il numero esatto”, compresa la scomparsa di Maglie per la quale Giuseppe Tedesco, marito della sorellastra Angela Di Emidio, finito in carcere il 12 maggio 2008 con l’accusa di omicidio volontario. Uno degli imputati alla sbarra sulla scorta delle dichiarazioni del pentito tra cui anche  Pasquale Orlando e Daniele Giglio per i quali nei mesi scorsi “Bullone” aveva improvvisamente perso la memoria e non ricordava più in udienza le accuse mosse loro in sede di verbalizzazione. Salvo poi  ritrovarla a seguito della revoca del programma di protezione e il ritorno alla custodia cautelare in carcere. Gli altri imputati sono: Cosimo D’Alema, Marcello Laneve, e  Cosimo Poci.

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