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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca

Pizzini dal carcere, Martena resta in silenzio

Il brindisino considerato l'autore delle "sfoglie" destinate a Giuseppe Perrone si è avvalso della facoltà di non rispondere: interrogatorio per rogatoria nel carcere di Terni, dov'era detenuto

BRINDISI – Silenzio dopo i pizzini. Raffaele Martena, 30 anni a giorni, ha opposto la facoltà di non rispondere davanti al gip che avrebbe dovuto interrogarlo per rogatoria, nel carcere di Terni dove era già detenuto.

MARTENA Raffaele, Classe 1986-2Al brindisino, difeso dagli avvocati Ladislao Massari e Daniela d’Amuri, condannato per narcotraffico, l’11 luglio scorso è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare in cui viene accusato di essere al vertice della frangia cosiddetta dei tuturanesi, riferibile al gruppo della Sacra Corona Unita di Francesco Campana a sua volta legato ai capi storici del sodalizio di stampo mafioso, Salvatore Buccarella e Pino Rogoli. Ruolo contestato dai pm della Dda di Lecce dopo le dichiarazioni rese da sette pentiti, cinque dei quali di Brindisi, tra i quali Sandro Campana, fratello di Francesco, e dopo il ritrovamento di pizzini scritti dallo stesso Martena e destinati a Giuseppe Perrone, arrestato il 24 maggio scorso, perché ritenuto a capo di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di ingenti quantitativi di droga.

Della stessa frangia tuturanese, sempre secondo l’accusa, avrebbe fatto parte Cristian Tarantino. Sia Tarantino, indicato come il giovane emergente del gruppo, pronto persino ad “ammazzare”, stando a quanto si legge nel pizzino, che Perrone, hanno optato per la facoltà di non rispondere. Martena ha tre condanne definitive, ricordate dal gip Alcide Maritati che ha firmato il provvedimento di arresto: “16 anni di reclusione per narcotraffico, dal 17 ottobre 2014; 15 anni per gli stessi reati, dal 17 ottobre 2013, e ancora quattro anni e venti giorni più 21mila euro di multa per spaccio”.

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