Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca

Così Francesco cambia la Chiesa: Zavattaro racconta Bergoglio

“Stile Bergoglio. Effetto Francesco”. Questo il titolo del nuovo libro scritto dal vaticanista, e inviato del Tg1, Fabio Zavattaro, nel quale il giornalista racconta le motivazioni del grande successo del pontificato di Bergoglio e la rivoluzione apportata dal papa argentino nella Chiesa

BRINDISI - “Stile Bergoglio. Effetto Francesco”. Questo il titolo del nuovo libro scritto dal vaticanista, e inviato del Tg1, Fabio Zavattaro, nel quale il giornalista racconta le motivazioni del grande successo del pontificato di Bergoglio e  la rivoluzione apportata dal papa argentino nella Chiesa. Il libro di Zavattaro è stato presentato giovedì presso l’ex convento Santa Chiara, davanti ad un numeroso pubblico, per iniziativa dell’associazione musicale-culturale Coro San Leucio, presieduta da Antonia Di Totero. A intervistare Zavattaro la giornalista brindisina Maria Di Filippo. Per l’amministrazione comunale era presente l’assessore ai lavori pubblici, Cosimo D’Angelo. Ospite anche monsignor Caliandro.

“Siamo lieti di poter proporre a questo pubblico un testo che ci fa capire meglio il ruolo e la personalità di Papa Francesco”- afferma la presidente dell’associazione Coro San Leucio - “figura che sta rinnovando il modo di comunicare con il popolo dei fedeli, accorciando le distanze con quella parte della società che, prima di lui, guardava alla Chiesa con diffidenza. Ciò che colpisce, infatti, è che i credenti e i non credenti hanno la percezione che Papa Francesco sta portando la rivoluzione  antropologica oltre che teologica in cui nessuno si sente escluso”.

La copertina del libro di Zavattaro-2Familiarità, rivoluzione, continuità e comunicazione sono le quattro direttrici centrali che,secondo la Di Filippo, il vaticanista ha evidenziato nel pontificato di Papa Bergoglio. Direttrici dalle quali ha inizio l’intervista a Zavattaro. Il vaticanista ricorda quindi la sera dell’elezione del pontefice, quando Francesco, affacciandosi alla loggia centrale della Basilica, pronunciò le ormai note cinque parole che avrebbero “stravolto” il protocollo vaticano. “Già affacciandosi quella sera, con quelle cinque parole, “Fratelli e sorelle buona sera”- afferma Zavattaro - “ha un po’ stravolto quelle che sono le leggi e le regole del protocollo, se così vogliamo dire. Ci aveva già pensato Giovanni Paolo II con quel suo affaccio e con quel parlare, per la prima volta, di un papa, dalla loggia centrale della Basilica il giorno delle elezioni.

Ma Francesco ha qualcosa in più”, spiega Zavattaro. “È quella preghiera per il vescovo e, per iniziare questo cammino, il vescovo con i fedeli. E poi ha chiesto quella preghiera silenziosa. Io vi assicuro che quel silenzio in piazza San Pietro era, passatemi il termine, un silenzio assordante perché la piazza era muta e tutto attorno arrivavano, quasi in sottofondo, i rumori del traffico, delle macchine che passavano per il lungo Tevere o dall’altra parte per Piazza Risorgimento”. Della familiarità del papa argentino, il giornalista racconta come tutti, nelle udienze, vogliano toccare Papa Francesco, stringerli la mano, come la papa mobile non riesca a terminare il suo giro perché la parte posteriore dell’auto viene riempita di oggetti che la gente gli lascia: sciarpe, cappelli, quadri. Anche la scelta di abitare a Santa Marta è indicativa della familiarità con cui il Papa vive il suo pontificato.

Zavattaro parla poi della “rivoluzione Francesco” che “parte da lontano”- spiega il vaticanista che ricorda come Papa Francesco sia il primo papa, di questi ultimi anni, a non aver partecipato al Concilio. “Per Francesco il Concilio è una realtà che si cala nella condizione delle persone. Il Concilio di Francesco è vissuto accanto alle persone in difficoltà, ai poveri, a chi vive in Argentina nella miseria, nelle baraccopoli”. La rivoluzione Francesco è per Zavattaro anche nella scelta del Papa di usare una macchina semplice, un’utilitaria con la quale va in giro anche per le strade di Roma, o nella scelta di dire quella frase “Chi sono io per giudicare?” riferendosi alle persone omosessuali.

Il vaticanista parla quindi della scelta della rivoluzione economica: lo Ior, i cambiamenti in atto. “Sono cambiamenti che lui aveva già avviato quando era arcivescovo a Buenos Aires. La sua diocesi non aveva una banca. Non aveva un conto corrente personale. Era amministrato da laici” ricorda l’autore del libro. “Il fatto di lasciare amministrare i laici è una cosa che lui vive proprio perché frutto del Concilio”. Ma questa rivoluzione per Zavattaro nasce con Benedetto XVI, “il primo che in Germania parla di una chiesa “demondanizzata”. Oggi la mondanità di Francesco, che sembra una parola quasi normale, l’aveva pronunciata  Benedetto tre anni prima dell’elezione di Francesco. I cambiamenti nello Ior, li ha cominciati proprio Benedetto XVI”, prosegue Zavattaro, “facendo una revisione di tutti i conti, allontanando tutte quelle persone che non avevano il diritto di avere un conto nello Ior. La questione della pedofilia l’ha affrontata per primo Benedetto, con quella lettera, ad esempio, ai vescovi irlandesi”.

L’inviato del Tg1 racconta di seguito, la continuità tra i pontefici che si sono succeduti: da Giovanni Paolo II a Papa Francesco e il motivo per cui, nel 1978, anno in cui vi era ancora il muro di Berlino in piedi, la divisione est-ovest, il possibile conflitto tra Stati Uniti e Russia, fu scelto il papa polacco. “L’aver conosciuto quel mondo consente a Papa Wojtyla di essere la persona giusta in quel momento storico. Non a caso con la sua presenza quel muro crolla”- ricorda il vaticanista che prosegue sottolineando come ci sia stato però anche bisogno di altro, ossia di Gorbaciov, che avvia la perestrojka, cioè i cambiamenti, e di Bush, che “in qualche modo aveva capito che c’era la possibilità di alimentare questo cambiamento nell’Est”.

Il pubblico dell'incontro con Zavattaro-2Zavattaro ricorda poi Benedetto XVI. “La novità di Wojtyla aveva bisogno di un radicamento nella realtà della Chiesa del continente europeo. Quindi ci voleva un pastore, un teologo, uno capace di dare sostanza teologica ai cambiamenti. Ed ecco la figura di Ratzinger”.“Con Francesco la necessità era quella di guardare dove?”- prosegue l’autore- “Dove la Chiesa oggi suscita vocazioni: quindi il Sud del mondo, quindi l’America latina  o l’Africa o l’Asia. Sono le tre realtà che oggi, geograficamente, pesano nel computo delle vocazioni”.

Il vaticanista conclude poi parlando della grande capacità comunicativa di Papa Bergoglio e come la sua comunicazione sia fatta di piccole parole come “Buongiorno”, “Buona domenica”, “Buon pranzo”. E sulle nuove tecnologie usate dal papa argentino Zavattaro ricorda che il primo dei papi a “twittare” fu Benedetto XVI anche se non usa il computer, che il primo ad usare il computer fu invece Giovanni Paolo II e che papa Francesco scrive sul computer e usa la chiavetta per inviare contenuti.

Dopo alcuni ricordi personali del vaticanista sui diversi pontefici e l’annuncio dei prossimi viaggi in programma per il papa argentino, monsignor Domenico Caliandro ha evidenziato il parlare “ricco di esperienza” di Zavattaro. Il vaticanista al termine dell’intervista ha ricevuto un omaggio da parte dell’amministrazione comunale rappresentata da Cosimo D’Angelo, ossia un libro sulla visita di Papa Benedetto XVI a Brindisi e una targa ricordo da parte dell’associazione musicale-culturale Coro San Leucio per “la testimonianza a servizio della parola”. Il Coro polifonico arcivescovile San Leucio, diretto dal Maestro Simonetta De Vincentis, ha offerto quindi il momento musicale conclusivo della bella serata culturale.

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