Cronaca

Psicoterapia e felicità nell'ultimo romanzo di Francesco Carofiglio

Prosegue, con un bel riscontro di pubblico, la rassegna letteraria organizzata dalla libreria Feltrinelli Point di Brindisi “Il Segnalibro-punto di lettura. Estate 2016”. La rassegna, patrocinata dal Comune di Brindisi, è giunta mercoledì sera al suo quinto appuntamento e ha avuto come ospite lo scrittore, architetto e illustratore barese Francesco Carofiglio

BRINDISI - Prosegue, con un bel riscontro di pubblico, la rassegna letteraria organizzata dalla libreria Feltrinelli Point di Brindisi “Il Segnalibro-punto di lettura. Estate 2016”. La rassegna, patrocinata dal Comune di Brindisi, è giunta mercoledì sera al suo quinto appuntamento e ha avuto come ospite lo scrittore, architetto e illustratore barese Francesco Carofiglio, autore del romanzo “Una specie di felicità”, (Ediz. Piemme, pp.240, euro 17,50).  A dialogare con lo scrittore, la giornalista di La7 e del Corriere della Sera, Paola Moscardino.

A corredare i diversi incontri letterari che si svolgono nel confortevole giardino dell’ex convento Santa Chiara di Brindisi, una mostra fotografica di grande interesse dedicata agli ulivi del nostro territorio, “Uliando Uliando”, dell’artista Carlo Toma. La mostra fotografica, ospitata all’ingresso dell’ex convento Santa Chiara è, come ha evidenziato il giornalista Salvatore Vetrugno, che ha aperto l’incontro letterario,  parte di una mostra di cinquanta tavole che sta avendo un successo internazionale e che è stata presentata lo scorso anno all’Expo di Milano. La mostra itinerante di Carlo Toma è stata a Cracovia nel mese di maggio e da settembre, insieme all’Istituto della Cultura Mediterranea della Regione Puglia, toccherà le varie capitali d’Europa.

Il pubblico-5-26

“Sono venuto spesso a Brindisi in varie stagioni della vita, però non ricordavo il lungomare così bello”, afferma Carofiglio prima di parlare del suo rapporto con il fratello Gianrico. Carofiglio racconta quindi chi è il protagonista del romanzo “Una specie di felicità”: Giulio D’Aprile, un giovane e benestante psicoterapeuta, figlio di un ricco collezionista e di una professoressa in pensione. D’Aprile ha due figli ed è separato dalla moglie. “Il paradosso di quest’uomo”, spiega Carofiglio, “è che lavorando con le parole, essendo abituato a utilizzare le parole come strumento anche terapeutico, non è capace di usare le parole all’interno dei suoi rapporti privati. Non sa come comunicare con le persone”.

Lo scrittore prosegue quindi descrivendo un altro personaggio del romanzo: Dario Moretti, un ex professore di Giulio D’Aprile che il giovane psicoterapeuta prenderà in terapia. Moretti, che però non ricorda più chi sia Giulio D’Aprile, è un anziano psichiatra che dopo un trauma personale e professionale si ritira in un istituto. “In seguito a questo trauma”, spiega Carofiglio, “una sindrome dissociativa lo porta ad avere dei problemi di memoria, di collegamento con la realtà. Di fatto lui vive in una stanza, da solo, che è separata dal resto del mondo da una grande finestra che si affaccia su un giardino di platani. E tutto il suo mondo è dentro quella stanza ormai. Ci sono i suoi libri, i suoi dischi, i suoi racconti, le sue pagine scritte”. “Di fatto questa storia è la storia della terapia”, prosegue l’autore, “ma è la storia di tutta la vita che gira intorno al protagonista e tutta la vita che gira intorno sarà di fatto, in questi mesi, condizionata dal rapporto speciale che si crea tra questi due uomini”.

Paola Moscardino-2

Per raccontare di infelicità mentale e di un ambiente come quello dell’istituto psichiatrico nel romanzo, Francesco Carofiglio ha studiato molto. “È una materia che mi appassiona da molto tempo”, spiega l’autore, “studio questa materia, leggo, mi piace leggere le cose che stanno intorno al modo in cui la mente si mette in rapporto con le cose del corpo, con i gesti, con le parole, con la voce, con i silenzi, con la memoria. E quindi è uno studio abbastanza antico per me. Chiaramente in corrispondenza della scelta di scrivere un romanzo di questo tipo, ho studiato molto di più”. Oltre allo studio, per il suo ultimo lavoro Carofiglio ha incontrato diversi terapeuti. “Ho studiato e incontrato molta gente, mi sono fatto raccontare cose. È stata, al di là degli esiti del romanzo, un’esperienza molto appassionante”. Tra i temi del romanzo di Carofiglio anche l’uso delle parole, della letteratura, come strumento terapeutico.

Sul titolo del romanzo l’autore afferma: “Una specie di felicità” significa che ci sono dei momenti nella vita, credo, di ciascuno di noi, in cui abbiamo la percezione di un salto, di un cambio di passo, di un cambio di velocità, l’ebbrezza e l’attrazione di un vuoto quando ci dobbiamo tuffare, faccio per dire, ma anche semplicemente quando camminiamo e camminiamo molto  si liberano le endorfine, ci sentiamo più forti, ci guardiamo intorno. In quel momento avvertiamo qualche cosa che sembra spostare l’asse della nostra esistenza da una percezione che è quotidiana, costante, a qualcosa che si muove parallelamente a noi stessi. Ecco quel territorio ibrido è qualcosa che somiglia alla felicità. A me interessa qualcosa di simile alla felicità, poi la felicità ha un nome differente per ciascuno di noi. Entrare in quello spazio, in quel territorio, è forse vivere una specie di felicità”.

La copertina del libro di Carofiglio-2

La giornalista Paola Moscardino ha concluso quindi la sua intervista ponendo a Francesco Carofiglio  alcune domande del sondaggio che David Cameron, ex primo ministro britannico, fece qualche anno fa per rilevare la misura del benessere degli inglesi. Al termine della serata il giornalista Salvatore Vetrugno ha ricordato che la terza edizione de “Il Segnalibro–punto di lettura” quest’anno donerà il ricavato della vendita dei libri alla sezione di Brindisi dell’associazione Brin Ail, l’associazione italiana contro le leucemie, per realizzare una sala d’attesa, all’interno dell’ospedale, per i familiari dei pazienti. Il prossimo appuntamento con la rassegna letteraria si terrà sabato 23 luglio alle ore 21.00 sempre nel giardino dell’ex convento Santa Chiara, con la presentazione del libro di Sonia Peronaci, “La mia cucina” edito da Rizzoli. 

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