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Quando il vescovo invitò i genitori di un giovane a non denunciare don Giampiero

Monsignor Rocco Talucci, vescovo di Brindisi fino all'autunno del 2012, era stato messo al corrente dei presunti abusi sessuali commessi da don Giampiero Peschiulli ai danni di due minorenni che frequentavano la sua parrocchia, ma invitò i genitori delle vittime a non denunciare la vicenda e a non parlarne con altri

BRINDISI – Monsignor Rocco Talucci, vescovo di Brindisi fino all’autunno del 2012, era stato messo al corrente dei presunti abusi sessuali commessi da don Giampiero Peschiulli ai danni di due minorenni che frequentavano la sua parrocchia, ma invitò i genitori delle vittime a non denunciare la vicenda e a non parlarne  con altri. E’ quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare in regime di domiciliari notificata stamani all’ex parroco della chiesa di Santa Lucia, in via Lata, accusato di una serie di abusi sessuali nei confronti di due chierichetti minorenni, andati avanti fino all’ottobre del 2014. Emesso dal gip Tea Verderosa, su richiesta del pm Giuseppe De Nozza, l’atto gli è stato notificato presso la sua abitazione dai carabinieri del Norm di Brindisi al comando del tenente Alberto Cavenaghi.

Le indagini, come noto, iniziarono nel settembre del 2014, a seguito di un blitz dell’inviato della trasmissione delle reti Mediaset “Le Iene”, Giulio Don Gianpiero PeschiulliGolia, nella chiesa di via Lata. Peschiulli, nato 73 anni fa a Carbonia (Sardegna), respinse l’inviato, si barricò dentro la chiesa e chiese l’intervento dei carabinieri. Sentito dai militari a sommarie informazioni, Golia spiegò che la redazione del programma televisivo aveva ricevuto una segnalazione da parte di una vittima di abusi. Dopo aver verificato l’attendibilità del racconto, vennero inviati presso la parrocchia di Santa Lucia tre “provocatori” che filmarono i loro incontri con il prete.

L’Arma acquisì i dvd di tali appuntamenti, svoltisi nella sagrestia della chiesa. Gli slanci d’affetto del parroco verso i suoi interlocutori, conditi da baci e carezze, erano palesi. I carabinieri si sono messi quindi sulle tracce delle vittime, a partire dal centro giovanile della Santissima Trinità situato accanto alla chiesa di Santa Lucia. Fra gli utenti della struttura c’erano tre ragazzi che hanno riferito agli investigatori di aver subito una serie di molestie (palpeggiamenti, baci, carezze sulle gambe e sulla schiena, abbracci spinti e frasi allusive). Uno dei giovani ha inoltre dichiarato di essere stato minacciato con un fermacarte di vetro da don Peschiulli, dopo essersi ribellato a una delle tante avance. I genitori di due delle presunte vittime hanno detto di essersi rivolsi con insistenza al vescovo Talucci, il quale, dopo aver manifestato meraviglia sul fatto che i giovani avessero parlato delle molestie ricevute, invitò appunto i famigliari a non sporgere formale denuncia.

Tali fatti, risalenti a undici anni fa, non sono più perseguibili per sopraggiunta prescrizione. Sono molto più recenti, invece, gli abusi denunciati da due 18enni che con le loro deposizioni hanno impresso una svolta alle indagini, coordinate anche dal comandante della compagnia di Brindisi, Luca Morrone. Il loro è stato un vero e proprio sfogo. Hanno raccontato come la loro vita sia stata segnata dalle molestie subite nella sagrestia e nel confessionale della chiesa. Prima non avevano trovato il coraggio di denunciarle per pudore e senso di vergogna. Ma dopo il servizio delle Iene, hanno trovato la forza di mettere nero su bianco quelle esperienze da incubo, attraverso le denunce formalizzate in caserma.

La prima vittima è stata ascoltata dagli investigatori in presenza di una psicologa. Era stata un’insegnate di scuola con cui aveva un legame molto stretto a consigliargli di rivolgersi a una professionisti per affrontare i ricordi che lo tormentavano. Il ragazzo ha iniziato a frequentare la parrocchia a soli 5 anni.  Dopo aver ricevuto il sacramento della comunione ha intrapreso l’attività di chierichetto. I problemi sono iniziati nel 2007. Dai verbali dell’ex chierichetto emerge la morbosa predilezione di don Giampiero per i ragazzini.

“Costringeva tutti i ragazzini maschi  - si legge in uno stralcio di deposizione – a prendere dei baci sulle guance e degli abbracci”. “La cosa era per me disgustosa – afferma ancora la parte offesa – schifosa e mi fa stare male ancora oggi”. Nel 2012, le molestie si sono fatte più spinte. Il ragazzo ha riferito che spesso don Peschiulli lo accompagnava in sagrestia e lo costringeva a sedersi prima sulla scrivania, e poi su una sedia accanto alla sua. Ed in quelle circostanze, sempre da quanto riferito dalla vittima, “iniziava ad accarezzarmi le cosce, baciarmi sulle guance tirandomi per il mio viso verso la bocca ed a lisciarmi le braccia”. E ancora: “Poi mi prendeva sempre la mano incrociando le dita a mo’ di fidanzatini, mi abbracciava morbosamente, tirandomi con forza verso di lui, e poi altri baci sulle guance”.

Due episodi hanno lasciato un segno indelebile nell’animo del chierichetto. Il primo avvenne in confessionale, dove il parroco avrebbe allungato le mani sotto le mutande del minorenne, palpandogli le natiche. E poi in sacrestia, dove il malcapitato fu nuovamente palpeggiato sul fondoschiena, mentre prelevava un calice e dei paramenti sacri. Fra la fine del 2012 e gli inizi del 2013, il giovane decise di lasciare la parrocchia di Santa Lucia. Ma il suo umore era spesso cupo. Anche lo studio ne risentì.

Sarebbero andate avanti fino all’ottobre del 2014, invece, le molestie denunciate dal secondo ragazzo ascoltato dai carabinieri. Questi iniziò a fare il chierichetto nel 2011. Lo scenario, purtroppo, non cambia. Quando il giovane si trovava da solo in sagrestia con il parroco, veniva fatto accomodare su una sedia. Da quel momento in poi partiva la trafila di carezze, abbracci e baci, che andavano avanti nonostante il minorenne si irrigidisse. “Vieni – diceva don Giampiero – dammi un bacio, salutami”. In alcune circostanze il prete infilava la mano sotto la camicia del chierichetto e iniziava ad accarezzargli il petto, invitandolo a non tagliare i peli, "perché con i peli lo percepiva più maschio". A partire dalla primavera del 2014, don Giampiero iniziò a mettere in guardia il chierichetto sul gentil sesso, esortandolo a diffidare delle ragazze. “Ricorda – diceva don Peschiulli – che sono tutte zoccolette, vogliono fare solo sesso”.

Il ragazzo ha spiegato di non essersi mai sentito a suo agio in quelle circostanze, il cui ricordo tuttora lo perseguita. Nell’ultimo anno, è stato più volte invitato a recarsi nella casa del prelato, ma non ha mai accolto l’invito. Le avances sono andate avanti fino a quando il giovane non è stato convocato in caserma. E lì, accompagnato dai genitori (a loro volta sconvolti dopo aver appreso che le stesse cose fatte da don Giampiero ai provocatori delle Iene, erano state fatte anche al loro figlio), ha capito che la cosa giusta da fare era denunciare don Giampiero. 

La cosa sorprendente è che anche dopo la messa in onda del servizio delle Iene e i numerosi servizi giornalistici riguardanti le indagini sul conto del parroco, questi ha continuato a cercare telefonicamente uno dei suoi ex chierichetti: lo stesso che lo ha denunciato. L’utenza telefonica del prete venne infatti messa sotto controllo. Il 27 ottobre 2014, don Giampiero chiamò il ragazzo, lamentandosi per il fatto che non si facesse più vedere in chiesa. “Ho capito ho capito – dice don Giampiero – mi hai tradito, ho capito, ho capito”.

Ulteriori conversazioni telefoniche intercettate dall’Arma hanno testimoniano “il fatto che l’approccio così invasivo nella sfera sessuale delle persone offese obbedisse alla necessità di soddisfare o sedare un impulso sessuale”. Lo dimostrerebbero appunto due telefonate ad altrettante persone di sesso maschile con cui il prete prese degli appuntamenti. 

Durante alcune conversazioni con persone di fiducia (fra cui un assessore del Comune di Brindisi), il parroco tenta di discolparsi delle accuse mosse nei suoi confronti, scaricando le responsabilità sulle vittime. “Prima di tutto – afferma il prete – se ti stai, vuol dire che ti piace? Poi lo dici tu, mi devi dare le prove, perché se tu stai a posto, mi dai uno schiaffo e te ne vai, non so se rendo l’idea”. Peschiulli fa anche riferimento a questioni poco chiare riguardanti la curia. Un’amica gli dice: “No tu devi dire sempre…se apro la bocca io…più di qualcuno si deve spogliare”. E il parroco risponde: “Lo sanno, lo sanno, lo sanno”. 

Dalle indagini emerge che a seguito della bufera mediatica, don Peschiulli avrebbe continuato a concelebrare messa e avere rapporti e contatti con i fedeli, fra cui anche famiglie con bambini e ragazzi, presso una parrocchia di Terracina (Latina) in cui Peschiulli si recò dopo l’invito rivoltogli dall’attuale vescovo di Brindisi, Domenico Caliandro, a lasciare la sua parrocchia e a non celebrare in pubblico funzioni religiose. “Qua alle 5 e mezza – dice don Giampiero a un amico, durante una conversazione telefonica – si dice la messa. Ho confessato tanto…io l’ho detta stamattina alle 9 l’ho detta…Madonna quanta gente c’era”. E poi ancora: “Sto facendo il sacerdote così”. 

Alla luce anche di tali intercettazioni telefoniche, il gip ha ritenuto che “l’unica misura cautelare idonea a scongiurare il pericolo più che concreto ed attuale di reiterazione di reati della stessa specie di quello per cui si procede appare quella degli arresti domiciliari”. E’ stata rilevata quindi “la sussistenza di un concreto ed attuale pericolo di reiterazione criminosa, confermata dalla circostanza che il Peschiulli non ha mutato condotta”.

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