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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Cronaca

Raid al cimitero, danni per 50mila euro

BRINDISI – Si aggirano attorno ai 50mila euro i danni provocati nella devastazioni al cimitero di Brindisi avvenute tra la notte di domenica e l'alba di lunedì. E' questa la cifra stimata dai carabinieri della compagnia del capoluogo che hanno effettuato gli accertamenti dopo il raid. Due-tremila euro per ogni cappella presa di mira dalla furia di ignoti che si sono scagliati contro 17 edicole di famiglia ancora in costruzione. I militari procedono per danneggiamento aggravato contro ignoti.

BRINDISI - Si aggirano attorno ai 50mila euro i danni provocati nella devastazioni al cimitero di Brindisi avvenute tra la notte di domenica e l'alba di lunedì. E' questa la cifra stimata dai carabinieri della compagnia del capoluogo che hanno effettuato gli accertamenti dopo il raid. Due-tremila euro per ogni cappella presa di mira dalla furia di ignoti che si sono scagliati contro 17 edicole di famiglia ancora in costruzione. I militari procedono per danneggiamento aggravato contro ignoti.

Delicato il lavoro degli investigatori il cui compito non è solo quello di cercare di risalire agli autori del raid, ma anche al contesto nel quale è maturato il gesto che sembra dettato da una ritorsione, probabilmente dovuto al cambio di gestione del luogo sacro (vicende già illustrate in altri servizi di BrindisiReport.it di ieri). Perchè qualcuno ha voluto infierire per l'ennesima volta sul luogo dei defunti? Gli inquirenti non escludono nessuna pista, ma i titolari delle ditte impegnate nei lavori hanno suggerito l'ipotesi di una ritorsione legata al mondo degli appalti.

Non un semplice atto di vandalismo, ma qualcosa di più, lasciano intendere. Forse qualcuno ha voluto vendicarsi distruggendo con irruenza, riducendo le pietre e i marmi pregiati in mille pezzi. Lo sconcerto accomuna imprenditori e proprietari delle cappelle che adesso subiranno notevoli ritardi nelle consegne. Bisognerà infatti ricominciare daccapo laddove i malviventi hanno agito non prima dei 15 giorni di pausa fissati per la festività di Ognissanti con ordinanza del commissario prefettizio, che manda (tra non pochi malumori) tutti a casa, artigiani e mano d'opera.

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