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Dall'affidamento ai servizi sociali al carcere: nuovi guai per due brindisini

Il 27enne Marco Russo e il 30ene Davide Pepe, monitorati dai carabinieri, avrebbero violato le prescrizioni a loro carico

BRINDISI – Entrambi sottoposti alla misura dell’affidamento in prova ai servizi sociali, avevano violato in più occasione gli obblighi a loro carico e in una circostanza è stata documentata la loro presenza all’interno di un istituto di credito. Per questo il 27enne Marco Russo e il 30ene Davide Pepe, entrambi di Brindisi, sono stati condotti in carcere, in esecuzione di un provvedimento emesso dal magistrato di sorveglianza del tribunale di Taranto.

Tale misura è stata eseguita dai carabinieri del Reparto operativo-Nucleo investigativo del comando provinciale di Brindisi. Russo era gravato da una serie di obblighi, fra cui il divieto di allontanarsi dalla provincia se non previa autorizzazione dell’autorità, di non accompagnarsi con persone che hanno subìto condanne penali o sottoposte a misure di sicurezza, nonché svolgere attività di volontariato presso l’oratorio dei Salesiani, oltre a dedicarsi alla ricerca di stabile e regolare attività lavorativa.  Anche Pepe Davide erano state impartite analoghe prescrizioni a cui attenersi scrupolosamente.

I due sono rimasti coinvolti in vicende riguardanti reati contro il patrimonio. Il provvedimento di sospensione dell’affidamento in prova scaturisce dall’attività di monitoraggio  effettuata dal Nucleo Investigativo, che ha riscontrato come i due si siano associati tra di loro, in violazione dell’ordinanza applicativa dell’affidamento in prova. Da quanto appurato dai carabinieri, inoltre, Pepe e Russo non avrebbero trovato un’occupazione stabile e avrebbero seguito uno stile di vita non in linea con i provvedimenti emessi a loro carico.

In particolare è stato accertato che uno dei due si sia allontanato dal Comune di Brindisi e si sia messo alla guida di un'auto nonostante avesse subito la revoca della patent. Ed ancora è emersa la presenza contestuale documentata di entrambi all’interno di un istituto di credito di Brindisi. Alla luce di tali riscontri, per entrambi si sono aperte le porte della casa circondariale.

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