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Pediatria: ondata di generosità dopo il furto di un pandoro dall'albero di Natale

Lo psicologo: "Eppure manca qualcosa che lascia l’amaro in bocca. Un piccolo gesto di scuse, vessillo del pentimento del Lupin ospedaliero"

Potrebbe apparire come una favola natalizia, anche se con un lieto fine a metà. Ha destato scalpore l’episodio del pandoro rubato dall’albero di Natale allestito presso il reparto di Pediatria dell’Ospedale Perrino. Già in passato erano stati segnalati furti di “gadget” natalizi e non, ma nell’immaginario collettivo, in cui tutto è tollerabile finché non si oltrepassa un confine simbolico, la scomparsa di quel pandoro ha risvegliato lo sdegno di molti cittadini: in parte per l’antitesi che accompagna il furto ad un periodo dell’anno in cui ciascuno dovrebbe mostrare il meglio di sé, ed in parte per l’esiguità del valore del furto del Lupin nostrano.

Veementi sono state le parole del Primario Fulvio Moramarco che, con tratti vivaci e franchi, ha espresso la propria indignazione per l’ennesimo gesto incivile perpetrato in un luogo destinato alla cura dei bambini.

Si parla soventemente di umanizzazione delle cure ospedaliere, processo che passa anche dall’allestimento di spazi in sintonia con gli eventi in calendario, per non creare la sensazione di vuoto e disorientamento spaziale tipico dei ricoveri. Per venire incontro a queste necessità, vi è il meticoloso lavoro di molteplici figure, medici, infermieri, psicologi e clown, che uniscono la loro professionalità al calore umano, prima cura per il recupero fisico e psicologico dei piccoli pazienti.

Dicevamo all’inizio che la forte ondata di indignazione ha smosso l’emotività e la generosità di tante persone, al punto di donare al reparto pediatrico numerosissimi panettoni, i quali sono già stati e verranno ancora donati agli ospiti ricoverati. Come in una favola di Dickens, sembrerebbe che il bene abbia prevalso sul male. Dal gesto abietto di un singolo si è scatenata una catena virtuosa, che ha permesso a tanti bambini e genitori di sorridere. 

Eppure manca qualcosa che lascia l’amaro in bocca. Un piccolo gesto di scuse, vessillo del pentimento del Lupin ospedaliero, sarebbe stato indicativo di un momento di sbandamento su cui poi ha prevalso la ragione.  Ciò non è avvenuto e siamo sicuri che in futuro leggeremo cronache di altri episodi simili. 

Se non altro, il gesto “eroico” del nostro ladro ha risvegliato le coscienze di tutti e unito tanti cittadini ad un reparto, e quindi alle figure che vi lavorano. Uno spazio in cui quotidianamente si svolgono storie di medici, infermieri e psicologi coinvolti dalle vite di genitori provati ma vigorosi nelle loro speranze, e dai volti di bambini sorridenti, che non vedono l’ora di salutare quelle pareti colorate per poter riprendere la propria vita. 
La cosa più importante è che questa vicinanza della città non si allenti nel momento in cui i riflettori si spegneranno. Allora sì che potremmo dire Buon Natale a tutti. 

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