Cronaca

Incendio doloso in una pizzeria: udienza preliminare al terzo rinvio

Accadde nell’aprile 2017 in Veneto. Imputati due brindisini. Mancato rispetto del distanziamento anti covid nel tribunale di Belluno

BRINDISI – E’ ancora fermo all’udienza preliminare un processo scaturito da un grave fatto di cronaca avvenuto a Pieve di Cadore (Belluno) nell’aprile 2017. Mercoledì scorso (23 settembre), presso il tribunale di Belluno, l’appuntamento con la richiesta di rinvio a giudizio di due brindisini coinvolti nell’incendio doloso di una pizzeria del piccolo Comune veneto è slittato per la terza volta. Il 24enne Pasquale Ferraro, difeso dall’avvocato Francesco Monopoli, e il 43enne Fabio Laritonda, rappresentato dall’avvocato Piero Longo, sono imputati insieme ad altre tre persone.

I due brindisini, secondo le accuse sostenute dalla Procura di Belluno, avrebbero materialmente appiccato l’incendio che la note del 24 aprile 2017 provocò un’esplosione all’interno della pizzeria “Mordi e fuggi” in via XX Settembre. I due, accompagnati sul posto a bordo di un taxi condotto dal 60enne Giuseppe Lauro, originario di Napoli e residente nel Cadore, avrebbero cosparso il locale di liquido infiammabile, accedendovi con una chiave fornita dal titolare dell’attività, il 44enne Alessandro Piccin, di Pieve di Cadore. Sarebbe stato l’esercente, infatti, a pianificare il rogo doloso, allo scopo di ottenere il risarcimento dei danni dalla compagnia assicurativa presso la quale aveva stipulato apposita polizza. Lo stesso Piccin, da quanto appurato dagli inquirenti, avrebbe incaricato dell'attuazione del piano Laritonda, tramite il 40enne Luigi Zanettin, anch’egli di Pieve di Cadore. Quest’ultimo, oltre a proporre l’incarico al brindisino, avrebbe anche trasportato due taniche di benzina all’interno della pizzeria.

Ferraro, investito dall’onda d’urto, fu ricoverato in prognosi riservata presso l’ospedale di Cadore, con ustioni in varie parti del corpo. L’esplosione, oltre a devastare il locale, provocò danni ingenti a uno studio dentistico situato nello stesso stabile della pizzeria e ad altre attività commerciali della zona. Lauro e i due brindisini furono arrestati il 24 giugno 2017. Il pm della Procura di Belluno ha firmato nel maggio 2019 la richiesta di rinvio a giudizio a carico dei cinque imputati, per i reati di concorso in incendio doloso, danneggiamento fraudolento dei beni assicurati e danneggiamento. Piccin deve rispondere anche del reato di calunnia, per aver riferito ai carabinieri di non sapere chi potesse essere l’autore del fatto e aver fatto il nome di una persona, del tutto estranea ai fatti, con cui aveva avuto dei dissidi.

A 16 mesi dall’emissione della richiesta di rinvio a giudizio, però, l’udienza preliminare non si è ancora celebrata. Il primo rinvio è avvenuto per un difetto di notifica. Il secondo per l’emergenza Covid. Mercoledì è arrivato il terzo rinvio, poiché nel tribunale di Belluno non vi era un'aula idonea che rispettasse i distanziamenti previsti dalle misure anti contagio. L’avvocato Francesco Monopoli e il collega Piero Longo si sono opposti alla proposta di trasferire il processo altrove.

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