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Scu, accordo tra brindisini e leccesi. Lo dice un "pizzino" sequestrato

In una sfoglia sequestrata a casa di Enzo Sicilia, il riferimento al “clan Pepe”: indagini sul rifornimento di droga

BRINDISI – Collaborazione tra brindisini e leccesi, da un lato i ragazzi di Raffaele Martena e dall’altro quelli del gruppo Pepe. Insieme per la gestione della droga e in particolare per fare affari sul fronte dell’approvvigionamento. Al momento i leccesi non risultano indagati in questa operazione, denominata "Oltre le mura" e condotta dalla Polizia di Stato.

Il pizzino

Enzo Sicilia-2L’intesa tra i due sodalizi è venuta a galla quando gli agenti della Mobile di Brindisi hanno trovato una sfoglia nel corso della perquisizione a casa di Enzo Sicilia, uno dei 12 arrestati nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia salentina. Nel biglietto si legge: “Ho fatto tutta una cosa con C. P. e I.C.”, nomi entrambi leccesi. La conferma di un’intesa tra le due realtà trova conferma, stando a quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, da diversi incontri documentati dagli investigatori.

Droga è stata trovata l'altro ieri mattina dagli agenti nel corso delle perquisizioni contestualmente alla notifica delle ordinanza di custodia cautelare in carcere, nelle abitazioni di Fabio Arigliano e Mario Epifani. Cocaina nel primo caso, hashish nell'altro. Arresto in flagranza per entrambi, in aggiunta alla contestazione di aver fatto parte dell'associazione di stampo mafioso, mossa nel provvedimento ottenuto dalla Dda di Lecce.

Gli incontri a Lecce

Uno risale al 10 ottobre 2017, giorno in cui si vedono a lecce Rosafio Jury, “nell’occasione accompagnato da Mario Epifani”, anche lui arrestato,  e i salentini A. P. e S.M. L’appuntamento è considerato “in linea” con quella sfoglia. Quello stesso giorno Rosafio “riceveva un messaggio sul suo telefonino cellulare, di tenore allusivo: “i documenti te li mando dopo”. Quali documenti? La risposta data dagli inquirenti è legata al pagamento di una partita di droga perché si ritiene che i contatti siano stati imbastiti sulla “fornitura di sostanza stupefacente”.

Il 6 novembre successivo, Andrea Martena, nipote di Raffaele Martena, “si recava a Lecce e incontravano S. M. nei pressi dell’obelisco, quindi telefonava a Jury Rosafio e questi ribadiva che occorreva parlare a quattr’occhi con lo zio è cioè con A.P. ., zio di S.M., trattandosi di cosa importante”.

Andrea Martena(1)-2Due giorni dopo, “Mario Epifani e Andrea Martena assieme a Jury Rosafio raggiungono l’attività commerciale riconducibile a un parente di Raffaele Martena e successivamente si spostavano per andare in un masseria” di un brindisino, il cui nome non compare tra gli arresti nel blitz. Quello stesso giorno, “tornavano nuovamente a Brindisi e si dirigevano a casa di Enzo Sicilia”, dove lo stesso giorno sono state sequestrate le sfoglie inviate da Raffaele Martena il 16 e il 25 ottobre precedenti.

Pericolo di reiterazione del reato

I pizzini sequestrati e le conversazioni intercettate “rappresentano gravi indizi di colpevolezza in ordine alla costituzione nel mese di luglio 2017 di un nuovo gruppo di matrice mafiosa, ideato e diretto da Antonio Campana e Raffaele Martena e per altro verso, rendono evidente il pericolo di reiterazione dei reati”, ossia la prosecuzione dell’attività di stampo mafioso. Questo sia con riguardo al “mantenimento del vincolo associativo, sia in ordine all’attuazione concreta degli scopi e alla commissione di vari reati fine, in particolare contro le persone- tra pestaggi e regolamenti di conti – e contro il patrimonio, sotto forma di estorsione”.

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