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Cronaca

"Scu, azioni di forza in carcere: salto di qualità delle giovani leve"

L’allarme lanciato dal procuratore generale della Corte d’Appello di Lecce: “Gli indagati appartengono alla frangia tuturanese dell’associazione che rivendica la leadership in danno di esponenti storici”

BRINDISI – Se è vero che i pentiti della Scu continuano a riferire della pax tra gli affiliati di vecchia data alle frange dell’associazione mafiosa, è altrettanto vero che all’interno del carcere, la situazione è diversa stando al contenuto di alcuni pizzini trovati durante inchieste dell’Antimafia perché c’è un riferimento “ad azioni di forza” consumate dietro le sbarre “in danno di esponenti storici, per favorire le giovani leve”.

L’allarme e la frangia tuturanese

antonio maruccia-3L’allarme sulla situazione interna ad alcune strutture carcerarie, con particolare riferimento a quella di Borgo San Nicola, a Lecce, emerge dalla lettura della relazione che il procuratore capo presso la Corte d’Appello salentina, Antonio Maruccia, ha letto in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

La descrizione della situazione attuale, interna alla Sacra Corona Unita, si riferisce agli “appartenenti alla cosiddetta frangia tuturanese” ritenuta guidata da Francesco Campana, di recente condannato al fine pena mai e soprattutto agli affiliati che- secondo le recenti inchieste delegate a poliziotti e carabinieri – sarebbero “operanti tra San Pietro Vernotico e Torchiarolo” oltre che a Brindisi.

La lettera sequestrata in cella

In questo senso “appare significativo il testo di una missiva”, il cosiddetto pizzino, trovato e sequestrato nella cella di un detenuto brindisino, già imputato anche con l’accusa di essere stato a capo di un’associazione finalizzata al traffico di droga. Fra le righe, ci sarebbe stato “il riferimento ad azioni di forza consumate nel carcere” con l’obiettivo di lanciare un segnale chiaro nei confronti dei senior, vale a dire della vecchia guardia, i cui esponenti ora sono detenuti “in esecuzione di condanne all’ergastolo” o comunque in espiazione di pena di lunga durata. Tutti “destinati a essere messi da parte per favorire l’assunzione ai vertici del sodalizio delle giovani leve”.

Il salto di qualità delle giovani leve

Ci sarebbe, quindi, una sorta di ricambio generazionale imposto con la forza: le new entry – si legge sempre nella relazione – “progettano di fare il salto di qualità” e non “disdegnano di ricorrere anche all’omicidio”. In un pizzino finito nei fascicoli dei pm dell’Antimafia, il detenuto “progettava di assumere un ruolo di primo piano, all’interno dei tuturanesi, sollevando il suo nome alle stelle” dopo aver scritto che “se ci sarà da ammazzare, si ammazzerà”.

relazione Dia primo semestre 2017-3

Nessuna remora, a differenza della strategia che da anni viene seguita all’interno della Scu, dove i fatti di sangue sono banditi. Un riferimento al clan cosiddetto dei tuturanesi è contenuto anche nella relazione che il ministro dell’Interno ha letto al Parlamento, riassumendo le attività svolte dalla Direzione Investigativa Antimafia nel primo semestre del 2017. L’ultimo rapporto ad essere stato consegnato sulla criminalità italiana.

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