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Dopo l'agguato, le indagini. E ora il sequestro anticipato dei beni

Sigilli a due società, un negozio e al conto corrente di Salvatore Capuano, ferito due anni fa e condannato per droga

FRANCAVILLA FONTANA – Il 7 novembre del 2016 gli spararono mentre era a bordo della sua Fiat Uno bianca, nelle campagne di contrada Carloto: un proiettile calibro 7,65 esploso presumibilmente da una pistola semiautomatica gli perforò il braccio destro raggiungendo il costato. Salvatore Capuano, allora 47enne, se la cavò con poco per sua fortuna.

Non era stata lieve invece la condanna che aveva subito nel maggio precedente per fatti  e reati di droga consumati negli anni 2002, 2011 e 2013 in uno scenario criminoso segnato dai clan della Sacra corona unita di Mesagne: otto anni, 7 mesi e 12 giorni di reclusione. Ma a Capuano era stata concessa la detenzione domiciliare con permesso di lavoro.

Dall’agguato di due anni fa, i carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo provinciale di Brindisi avviarono una indagine aggiuntiva su Salvatore Capuano, parallela a quella condotta assieme ai militari della compagnia di Francavilla Fontana per identificare gli autori del ferimento e il movente. Le indagini puntarono sul patrimonio del detenuto, e sono sfociate nelle ultime ore in un sequestro anticipato finalizzato alla confisca, su decreto emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Lecce, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, iniziativa che rientra nella procedura di irrogazione della sorveglianza speciale.

Il decreto di sequestro anticipato  di beni, considerati intestati fittiziamente ai congiunti di Capuano, riguarda l’autoconcessionaria Mi.Ca. Motors Srl con sede a Francavilla Fontana, e le 18 auto di varie marche che vi si trovavano al momento dell’esecuzione del provvedimento; la società D.E. Distribuzione, impresa individuale di commercio di derrate alimentari; la panetteria “Boutique del gusto”; un conto corrente bancario con  10mila euro per un valore complessivo dei beni sottoposti a sigillo di circa 700mila euro.

Secondo la Dda e i carabinieri, tale patrimonio costituisce il frutto delle attività illecite riconducibili a Salvatore Capuano nel corso degli anni, nonché il reimpiego di denaro frutto di tali attività, in una situazione in cui è evidente la sproporzione con i redditi dichiarati ai fini dell'imposizione fiscale.

E’ solo il primo passo di una procedura che prevede la facoltà della difesa di produrre prove a dimostrazione della legittima provenienza dei beni patrimoniali, quindi la convalida o meno del sequestro da parte dello stesso tribunale delle misure di prevenzione. In quest’ultimo caso, il sequestro si tramuterebbe poi  in confisca se alla misura patrimoniale si accompagnasse a chiusura del procedimento anche la sorveglianza speciale a carico di Salvatore Capuano.

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