Cronaca

Sequestro di selvaggina non cacciabile nel porto: denunciato un cacciatore

Nel porto di Brindisi arriva di tutto, anche selvaggina non cacciabile proveniente dalla Grecia. Gli uomini del Corpo forestale dello Stato, in sinergia con i funzionari della Dogana di Brindisi e i militari della guardia di finanza, hanno infatti denunciato un cacciatore italiano, il 50enne P.T.

BRINDISI – Nel porto di Brindisi arriva di tutto, anche selvaggina non cacciabile proveniente dalla Grecia. Gli uomini del Corpo forestale dello Stato, in sinergia con i funzionari della Dogana di Brindisi e i militari della guardia di finanza, hanno infatti denunciato un cacciatore italiano, il 50enne P.T., che aveva raggiunto l’altra sponda del mediterraneo per fare incetta di uccelli la cui caccia è vietata in Italia. Nel carniere del 50enne sono state trovati nove esemplari di uccelli dichiarati protetti.

In particolare: un Codirosso spazzacamino, uccello di piccole dimensioni così chiamato per il colore grigiastro del suo corpo con l’eccezione della coda, di colore rosso-arancio; tre esemplari di Fringuello, specie non cacciabile oggetto fra l’altro di un recente sequestro effettuato dai Forestali a carico di un cacciatore della provincia; ben cinque esemplari di Tottavilla, una piccola specie appartenente alla famiglia degli Alaudidi, a cui appartiene anche la ben più nota e comune Allodola, che rappresenta l’unica specie cacciabile della Famiglia. 

P.T. è approdato a Brindisi a bordo di un traghetto attivo lungo la tratta Brindisi-Igoumenitsa. Lo stesso, titolare di porto d’armi ad uso caccia e di un fucile da caccia regolarmente detenuto, nel corso del controlli ha riferito di trasportare selvaggina cacciata in Grecia. Ma da una disamina delle specie cacciate è emerso che alcuni dei  capi importati appartenevano a specie considerate non cacciabili ai sensi della normativa nazionale vigente in materia, la L. 157/92, oltre che protette in base a normative, convenzioni e direttive internazionali.Foto 1 - Personale intervenuto-2

I Forestali intervenuti per effettuare il riconoscimento hanno infatti verificato che, oltre alla selvaggina considerata cacciabile e  regolarmente detenuta da P.T., erano presenti i nove esemplari di uccelli dichiarati protetti.

Questi piccoli volatili, delle dimensioni variabili fra i 14 e i 15 cm e del peso massimo di 27 grammi, recavano tutti, inequivocabilmente, i segni di abbattimento con arma da caccia ed erano pertanto, con ogni evidenza, il risultato di un’azione venatoria. Se non è stato possibile addebitare all’interessato l’abbattimento dei piccoli volatili, gli è stata comunque contestata la detenzione, espressamente vietata ai sensi della normativa italiana ed internazionale; tale illecito prevede l’inserimento del responsabile nel registro degli indagati, nonché il sequestro e la successiva distruzione del corpo del reato, ossia i capi di selvaggina detenuti.

“Quello del controllo sull’attività venatoria effettuata fuori dei confini nazionali da parte di cacciatori ‘trasfertisti’ che si recano all’estero  - si legge in un comunicato della Forestale - è un’attività che il Corpo Forestale dello Stato, di concerto con elle altre autorità preposte, prevede di intensificare nei giorni che seguiranno, stante il perdurare della stagione venatoria nella vicina Grecia, in cui sarà possibile cacciare fino al 20 febbraio, in un periodo cioè in cui la caccia è preclusa sul nostro territorio nazionale (in Italia la caccia si è infatti chiusa lo scorso mese di gennaio). E’ pertanto prevedibile che molti seguiranno le orme di T.P. e si recheranno a cacciare al di fuori dei confini nazionali, portando poi in Italia i capi di selvaggina cacciati”.

Per questo verranno intensificati i controlli volti ad accertare la legittimità delle importazioni degli animali abbattuti, attraverso la verifica preliminare dei requisiti necessari per l’effettuazione dell’attività venatoria e al riconoscimento delle specie presenti nei carnieri ai fini dell’accertamento della loro inclusione o meno fra le specie di cui la normativa nazionale vieta la detenzione.  

“I reparti del Corpo Forestale dello Stato che operano in una provincia come quella di Brindisi, nel cui porto attraccano molti traghetti provenienti dalla Grecia e da altre nazioni d’oltre Adriatico – si legge ancora nella nota della Forestale - devono infatti effettuare una simile attività. Ne va della conservazione di specie oramai rare che costituiscono patrimonio comune dell’Italia e di altri Paesi, dei quali concorrono a tenere alta la ricchezza e la complessità biologica, garantendo in questo modo il perdurare di quei preziosi equilibri che l’attuale stato di degrado dei territori ha reso sempre più meritevoli di tutela”.

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