Cronaca

Sequestrato parcheggio del tribunale: denuncia per famiglia di parcheggiatori abusivi

Sequestrata l’area adibita a parcheggio adiacente al tribunale di Brindisi in via Lanzellotti per anni ostaggio dei parcheggiatori abusivi

BRINDISI – Sequestrata l’area adibita a parcheggio adiacente al tribunale di Brindisi in via Lanzellotti per anni ostaggio dei parcheggiatori abusivi nonostante i numerosi interventi delle forze dell’ordine e da qualche tempo regolamentato da parcometro e gestiti dalla Multiservizi, la società partecupata del Comune di Brindisi. 

Gli indagati

Indagati ai sensi degli artt. 110, 633, 639 c.p.p. F. P. 27 anni di Brindisi, A. P, 48 anni di Brindisi, R. G. 61 anni di Brindisi e L.R. 36 anni di Brindisi perchè "In concorso tra loro, occupavano arbitrariamente la suddetta area onde averne la esclusiva disponibilità per esercitare abusivamente l'attività di parcheggiatore, per poterne trarre profitto".

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Il sequestro a scopo preventivo disposto dal gip Vittorio Testi su richiesta del pm Antonio Negro è stato operato nel pomeriggio di oggi, giovedì 30 agosto, dagli agenti della Polizia locale di Brindisi coordinati dal comandante Antonio Orefice. L’area è stata delimitata con nastro bianco e rosso, macchinette che erogano i biglietti, comprese. E' inaccessibile. 

"Gli stessi sono, altresì, indagati per il delitto di cui all'art. 341 bis c.p. in quanto in luogo pubblico e in presenza di diverse persone offendevano l'onore e il prestigio dei Pubblici Ufficiali della Polizia Locale di Brindisi mentre compivano un atto d'ufficio (controlli per contrastare la reiterata violazione dell'art. 7, c. 15bis cds) e quindi a causa e/o nell'esercizio delle loro funzioni". Si legge in una nota del capo della Polizia locale. 

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Uno degli ultimi interventi da parte degli agenti della Polizia locale di Brindisi nel parcheggio accanto al tribunale risale a febbraio scorso quando due parcheggiatori abusivi eliminarono la segnaletica verticale che indicava il parcheggio a pagamento per impossessarsi dell'area. 

Le indagini

Le indagini sono partite proprio in seguito a questi abusi su un'area pubblica. L'attività investigativa è stata condotta anche mediante appostamenti e registrazioni audio-video per un prolungato periodo di tempo.

"Era noto - e le attività di indagine lo hanno dimostrato - come la gestione del parcheggio da parte della Bms srl fosse impedita o, comunque, gravemente ostacolata dalla contestuale presenza in zona dei soggetti dediti all'esercizio abusivo di analoga attività. Le indagini hanno verificato come gli indagati, in particolare i fratelli P., gestissero l'area e dirigessero le operazioni di parcheggio delle autovetture con modalità collaudate, tanto che gli stessi, quasi sempre senza nemmeno farne richiesta, né spostarsi dalla sedia dalla quale, quotidianamente, "dirigevano" il traffico, ricevevano "spontaneamente" il denaro".

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Come si legge ancora nella nota, "Ad un certo punto la società Bms srl, al fine di ovviare ai continui danneggiamenti e manomissioni dei parcometri e della segnaletica verticale posti all'interno dell'area e alla conseguente impossibilità di gestire il servizio di parcheggio, modificava le modalità di pagamento, predisponendo la consegna manuale dei ticket di parcheggio da parte degli ausiliari presenti nell'area; tuttavia, ciò nonostante, gli indagati continuavano a dispensare "direttive" inerenti il corretto posizionamento dei veicoli e chiedevano "chiarimenti" ai responsabili di Bms Srl, lì presenti". 

Questi episodi si sono ripetuti nel tempo e, nelle numerose occasioni in cui personale della Polizia locale è intervenuto per prevenire atti vandalici contro la segnaletica ed il parcometro (che in alcune occasioni venivano danneggiati ad opera di ignoti), gli stessi agenti - e in alcune occasioni, il  Comandante Orefice - della Polizia Locale sono stati offesi e insultati. 

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Gli abusi nell'area pubblica 

"La perseveranza e la resistenza ad opera degli indagati nel contrastare l'espletamento del servizio pubblico raggiungeva uno dei suoi apici il 10 maggio scorso quando i jersey posizionati per impedire l'accesso all'area attraverso un "varco" secondario, spostato ad opera di ignoti, veniva ripristinato ad opera della medesima Bms: durante tali attività di ricollocazione e rafforzamento delle barriere interveniva la madre dei P., G. R., che impediva la prosecuzione dei lavori, posizionandosi nei punti ove le barriere dovevano essere collocate. La G., allontanata dall'area, grazie all'intervento del personale della P.L., si spostava all'ingresso "principale" del parcheggio, bloccando fisicamente le auto che tentavano di farvi accesso e, unitamente alla nuora (R. L.) e ad un'altra donna, circondavano il parcometro, impedendo di fatto, agli avventori, di acquistare i ticket-parcheggio, costringendo così gli ausiliari della Bms di riavviare la consegna manuale dei biglietti. La medesima dinamica si ripeteva anche nei giorni seguenti".

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