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Tap a Brindisi, M5s e Forum Ambiente contro Emiliano: "Proposta irrealizzabile"

Raccoglie nuove adesioni il fronte del no allo spostamento dell’approdo del gasdotto Tap da San Foca, Marina di Melendugno (Lecce), a Brindisi.  Il Movimento 5 stelle di Brindisi e il forum “Ambiente salute e Sviluppo” rimarcano attraverso due diverse note stampa l’irrealizzabilità della proposta perorata dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano

BRINDISI – Raccoglie nuove adesioni il fronte del no allo spostamento dell’approdo del gasdotto Tap da San Foca, Marina di Melendugno (Lecce), a Brindisi.  Il Movimento 5 stelle di Brindisi e il forum “Ambiente salute e Sviluppo” rimarcano attraverso due diverse note stampa l’irrealizzabilità della proposta perorata dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. E’ ormai troppo tardi, infatti, per modificare un progetto sul quale il ministero dell’Ambiente si è espresso con un decreto di rilascio del giudizio di compatibilità ambientale positivo rispetto all’approdo a Melendugno ed all’autorizzazione dei lavori. Tale procedimento “non può essere riaperto  - si legge nel comunicato del Forum Ambiente - con una estemporanea iniziativa non sorretta peraltro da alcuna forma di appropriata e approfondita partecipazione popolare”.

L’associazione ambientalista rimarca come “la Regione Puglia avrebbe potuto discutere la strategicità dell’opera all’atto della definizione dell’accordo internazionale e  non lo ha fatto. Avrebbe potuto intervenire sulla fattibilità e l’analisi  tecnica che ha portato alla scelta del sito di San Foca-Melendugno e non l’ha fatto, la Via è per legge ‘sitospecifica’ e si è conclusa con l’emissione del decreto citato”. michele emiliano-8

A detta del Forum Ambiente, il presidente Emiliano “avrebbe potuto – e neppure questo ha fatto – chiedere informalmente alla società  Tap e alla società  Poseidone (titolare quest’ultima di un secondo decreto ministeriale di approvazione di un ulteriore gasdotto da far approdare nei pressi di Otranto), la disponibilità di unificare i due progetti scegliendo uno dei siti approvati”. 

Secondo il Forum, anche la tempistica fornita dal governatore è inverosimile. Egliinfatti “caldeggia fuori tempo massimo – sempre a detta del Forum Ambiente - l’approdo a Brindisi fra Torre Cavallo e Micorosa, sostenendo che l’opera potrebbe essere avviata entro il termine previsto del maggio 201”6. 

Ma nel caso in cui “questa assurda ipotesi  fosse accolta – spiega il Forum - si dovrebbe  riaprire  un nuovo procedimento con esame di un nuovo gasdotto sottomarino, con un nuovo studio di fattibilità e, soprattutto, con una nuova valutazione d’impatto ambientale. E tutto questo dovrebbe avvenire  in cinque mesi con il consenso del  governo che si è dimostrato sempre contrario  a mettere in discussione  quanto finora avvenuto  col favore della  Tap e del Comune  l’uno e l’altro notoriamente contrari  ed il silenzio della  comunità  brindisina che ha in mille modi  manifestato la sua opposizione  al citato progetto”. 

Fra i punti della proposta di Emiliano contestati dal Forum Ambiente vi è anche quello la riconversione a gas della centrale Enel Federico II di Cerano. Secondo gli ambientalisti, infatti, il governatore ne parla “senza tener conto che si  tratterebbe di una nuova centrale a ciclo combinato  (più produttivo   sarebbe iniziare finalmente una strategia di uscita dal termoelettrico, considerando come ben 23.000 Mw di impianti a ciclo combinato sono in profonda crisi). Il Presidente della Regione  prospetta anche  improbabili riconversioni di  Versalis ed Ilva, sostiene che non vi  sarebbe bisogno di  realizzare  un nuovo gasdotto di collegamento con la rete gas (dimenticando che è in corso la Via sul gasdotto da S. Foca-Melendugno) e dice che si potrebbe  utilizzare la bretella che giunge nella zona industriale brindisina, non tenendo presente che  essa  è pienamente attiva perché alimenta  la centrale a ciclo combinato di Enipower.  Sfugge un piccolo dettaglio – conclude il Forum - i fondali marini e l’area d’approdo brindisina dovrebbero essere bonificati”. 

Oltre a rimarcare l’irrealizzabilità della proposta di Emiliano, il Movimento 5 stelle di Brindisi mette in discussione l’utilità del gasdotto Tap. 
“Quali saranno i vantaggi per la popolazione locale?  - si chiedono i grillini - Le bollette del gas diventeranno meno care? Ci sarà occupazione per i Pugliesi?”. Secondo gli amici di Beppe Grillo di Brindisi, “Tap non porterà nulla di tutto ciò”. “E' un'opera assolutamente inutile. Non garantisce risparmio economico, non garantisce posti di lavoro, non porta alcun vantaggio alla popolazione salentina. Inoltre precisiamo che in relazione a quanto sbandierato dal presidente Emiliano, Enel ha già affermato che non sarà prevista ne oggi ne mai una riconversione della Centrale Federico II a gas e che quindi anche questa remota previsione di decarbonizzazione ad oggi è poggiata su continue menzogne”. 

I pentastellati dunque affermano di attendere  “con ansia la calendarizzazione dell’audizione in V commissione Ambiente promossa già nel novembre scorso dal nostro consigliere regionale Gianluca Bozzetti”. 

“Siamo curiosi – proseguono i grillini - di sentire le argomentazioni di Tap, Enel e Regione Puglia nelle sedi preposte circa la fattibilità di tale proposta o se, come immaginiamo, sarà solo uno dei tanti proclami di una campagna elettorale perpetua condotta dal Presidente Emiliano”. 

“I danni sull’ambiente e sul business del turismo prodotti da questo tubo rischiano, quindi – si legge ancora nel comunicato del Movimento - di essere enormi. Ad oggi sono diverse decine tra associazioni e comitati schierate con il movimento No Tap, che da anni protesta contro la costruzione dell’opera a San Foca. Tra emissioni, condotte, tunnel e terminal, secondo un contro-studio preparato da un pool di esperti coordinati dal professor Dino Borri, ordinario del Politecnico di Bari, rischia di mettere a rischio migliaia di ulivi (che la Tap dice di voler ripiantare), l’assetto
idrogeologico della costa, una spiaggia e un’oasi protetta, senza parlare dell’ecosistema che vede, tra le specie a rischio, cetacei e tartarughe caretta caretta”.

“Tra Ilva di Taranto, Carbone a Brindisi - la Puglia è una delle zone più avvelenate d’Italia, e i residenti sono preoccupati per possibili nuove fonti d’inquinamento, per non parlare dei possibili rischi di esplosione. La riconversione, secondo nostro parere, deve avvenire, ma non ancora nella direzione dei fossili, bensì nelle più ecosostenibili fonti rinnovabili”.

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