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Tragedia in ospedale: "Omicidio colposo, autopsia"

Il pm conferisce incarico al medico legale dell'Ateneo di Foggia per accertare la causa della morte dell’imprenditore brindisino avvenuta lo scorso 28 luglio, a distanza di un mese dall’intervento. Era prevista una seconda operazione per sospetto blocco intestinale

BRINDISI – Inchiesta per omicidio colposo dopo la denuncia della moglie e dei figli dell’imprenditore di Brindisi, morto in ospedale, al Perrino, prima di essere sottoposto a un secondo intervento chirurgico per sospetto blocco intestinale, a distanza di un mese dal ricovero e dalla prima operazione nel reparto di urologia.

Il pm Iolanda Daniela ChimientiIl sostituto procuratore Jolanda Daniela Chimienti ha disposto l’autopsia per accertare la causa della morte dell’uomo avvenuta il 28 luglio scorso: aveva 69 anni, da giorni lamentava crampi lancinanti all’addome. L’incarico è stato conferito al medico legale Stefania Bello della facoltà di Medicina dell’università degli studi di Foggia. Non risultano, al momento, esserci indagati. Il pm intende prima di tutto definire cosa sia successo dal momento del ricovero del paziente, avvenuto la mattina del 30 giugno, sino alla tragedia denunciata dalla famiglia al posto fisso di polizia, alla presenza dell’avvocato Riccardo Mele del foro di Brindisi.

Il medico incaricato avrà a disposizione la cartella clinica, già acquisita dagli agenti su disposizione del pm, e dovrà quindi stabilire se la terapia e i protocolli sanitari seguiti dai medici siano stati corretti, se siano avvenuti nella giusta tempistica o, se al contrario, ci siano state condotte di natura dolosa per imprudenza, imperizia e negligenza al momento contestate contro ignote. Solo all’esito dell’esame autoptico e del deposito della perizia medico-legale, il magistrato procederà con l’iscrizione sul registro degli indagati dei medici che erano in servizio nel periodo della degenza dell’imprenditore.

Secondo la famiglia vanno approfonditi alcuni aspetti del ricovero, come evidenziato dal penalista che ha raccolto il dolore dei parenti: il possibile malfunzionamento della tac con conseguente rallentamento di alcuni esami, circostanza appresa dopo il primo ricovero, e le dimissioni del 18 luglio, dopo il primo intervento in urologia, nonostante l’imprenditore accusasse ancora fortissimi dolori all’addome. E’ stato stroncato da un arresto cardiaco lo stesso giorno in cui avrebbe dovuto essere sottoposto al secondo intervento.

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