Si ammalò dopo l'aerosol alle terme: riconosciuto il risarcimento

Sentenza del Tribunale di Brindisi in sede civile su ricorso degli avvocati dell'Adoc. Il caso nel 2009

Il palazzo di giustizia di Brindisi

BRINDISI - Il Tribunale di Brindisi in sede civile si è pronunciato su uno dei casi di persone coinvolte nella vicenda delle infezioni polmonari sospette, alcune seguite da decessi, avvenute nel 2009 tra utenti delle Terme di Torre Canne. Oggi 15 ottobre 2019, dicei anni dopo i fatti, il giudice civile ha emesso la sentenza numero 1443 "con cui è stata condannata al risarcimento la società Terme di Torre Canne Srl per i danni cagionati ad una consumatrice assistita dai legali dell’Adoc, gli avvocati Marco Elia e Marco Masi, che aveva effettuato trattamenti di aerosol presso la nota struttura termale", fa sapere una nota della stessa associazione di consumatori.

"L’aspetto di maggior rilevanza è che in sede penale, nei diversi gradi di giudizio, medici e dirigenti della struttura sono stati tutti assolti con formula piena perché il fatto non sussiste, in relazione a tre decessi ed altri reati per numerosi ricoveri dovuti a una presunta contaminazione dal batterio 'pseudomonas' presente nelle acque utilizzate per le inalazioni", prosegue il comunicato dell'Adoc. "Ed invero, tutti coloro i quali avevano richiesto un risarcimento danni costituendosi parte civile nel giudicato penale nulla avevano ottenuto in conseguenza dell’assoluzione".

"Di contro a quanto già accertato da numerose perizie in sede penale, gli avvocati Elia e Masi dell’Adoc Uil Brindisi hanno incentrato l’azione risarcitoria anzitutto sul chiaro dato statistico: oltre 100 persone accusavano le medesime patologie, in seguito alle medesime cure e tutte nel medesimo periodo e c/o la medesima struttura sanitaria - prosegue la nota -. Ed infatti, il batterio non fu trovato sulle vittime nelle precedenti perizie non perché non c’era, ma perché non fu cercato con le tecniche giuste e mirate", hanno sostenuto i due legali.

L’interessata, oggi non più in vita, "all’epoca dei fatti, risalenti a luglio 2009, dopo aver eseguito dei trattamenti manifestava nell’immediato gravissime lacune mnestetiche, giramenti di testa, affaticamento nella respirazione, debolezza ed inappetenza. Successivamente faceva ricorso alle cure del pronto soccorso e le veniva diagnosticato un 'focolaio broncopneumonico in sede basale dx' a seguire una serie di complicazioni cardiologiche e neurologiche sino allo stato comatoso di secondo grado da broncopolmonite".

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"Dall’istruttoria del giudizio - conclude il comunicato dell'Adoc Brindisi "è emerso un nesso causale tra la contaminazione batteriologica degli impianti di distribuzione delle acque alle utenze e l’aggravarsi delle condizioni di salute della malcapitata". Ora si è in attesa di un eventuale ricorso in appello da parte della società controparte nel procedimento.

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