Uccisione cane Remì: scagionato il cacciatore denunciato. L'autore resta ignoto

Il giudice per le indagini preliminari Valerio Fracassi ha disposto l’archiviazione del procedimento a carico del 71enne

CAROVIGNO – L’uccisione di Remì, il cane di quartiere assassinato a colpi di fucile in via Mascagni a Carovigno il 29 gennaio 2019, resta senza responsabile. Il cacciatore di 71 anni, E.S., denunciato nei giorni successivi per uccisione di animali e di spari non autorizzati in luogo pubblico, non è colpevole della morte di Remì. Il giudice per le indagini preliminari Valerio Fracassi ha disposto l’archiviazione del procedimento a carico del 71enne.

Il difensore dell’indagato, l’avvocato Pasquale Lanzillotti, è riuscito a dimostrare l’estraneità del suo assistito ai fatti di cui era accusato. Dall'esame autoptico eseguito sulla carcassa del cane a cui ha assistito oltre al perito balistico nominato dalla Procura, Roberto Lazzari, anche un perito balistico nominato dalla difesa, Luigi Bombassei De Bona di Auronzo di Cadore (Bl), è emerso che i tre pallini trovati vicino alla carcassa del cane non corrispondevano alle armi trovate in casa del 71enne, legalmente detenute, e sequestrate. C’è di più. Nella carcassa è stato anche trovato un pallino diverso da quelli sequestrati subito dopo l’uccisione di Remì. Il foro si era cicatrizzato, segno che il cane era stato attinto da colpi di fucile anche in un’altra occasione. Anche questo pallino non è compatibile con le armi e le munizioni trovate a casa del 71enne.

L'uccisione di Remì

“E’ opportuno precisare quelle che furono le circostanza che condussero i militari della locale stazione dei carabinieri di Carovigno all’individuazione dell’indagato quale ipotetico autore del fatto: residenza nella stessa via dove si verificava il tragico accaduto e possessore di varie armi da sparo e munizioni regolarmente denunciate, nonché informazioni assunte da persone presumibilmente informate sui fatti che avrebbero indicato l’indagato quale presunto autore del fatto, poiché soggetto che in passato, a loro dire, aveva nutrito insofferenza nei confronti dei cani randagi”, scrive Lanzillotti nelle memore difensive.

“Tutte circostanze non provate e addirittura clamorosamente smentite dalle risultanze della consulenza tecnica, all’esito della quale si acclamava che l’unico pallino estratto dalla carcassa del cane non era stato la causa del decesso ed era risalente nel tempo, come emergeva dalla formazione del tessuto cicatriziale e dall’assenza di riversamento di sangue, segno, quindi, che Remì era stato già attinto in precedenza da un colpo di arma da fuoco non letale ma, comunque, non compatibili con le armi e le munizioni in uso all’indagato, nonché con i pallini ritrovati sul luogo del delitto”.

“Ciò rende questa vicenda ancora più triste, non soltanto per la pendenza di un procedimento penale ingiustamente subita da un soggetto che avrebbe avuto l’unica colpa di essere regolare possessore di numerose armi da sparo e munizioni e di risiedere nella stessa via teatro dei fatti, ma perché il povero Remì sicuramente già da parecchio tempo non era nelle grazie di qualcuno che aveva già provato a sbarazzarsene senza riuscirci e che, invece, in data 29.01.2019 conseguiva il suo intento facendola franca”.

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