Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

Asl & gare truccate: processo per 33, salvi in  13

Rinviato a giudizio il consigliere comunale Cosimo Elmo di Fi, ritenuto promotore e organizzatore dell'associazione con Antonio Ferrari, anche lui inquilino di Palazzo di città e già imputato. Prescrizione per il capogruppo Pd Salvatore Brigante accusato di peculato per aver usato l'auto aziendale

BRINDISI –  L’accusa legata all’esistenza di un’associazione per delinquere dietro agli appalti indetti dalla Asl ha sostanzialmente retto davanti al gup, con il risultato che sono stati rinviati al giudizio del Tribunale di Brindisi 33 imputati, tra cui l’attuale consigliere comunale di Forza Italia Cosimo Elmo, ritenuto tra i promotori del sodalizio, mentre in 13 escono di scena tra proscioglimenti, come i dirigenti della multinazionale Artsana e prescrizioni, come nel caso nel capogruppo del Pd in Assise, Salvatore Brigante, accusato di peculato per aver usato un’auto aziendale per raggiungere Roma e partecipare a un convegno di partito.

La decisione del gup. Il sostituto procuratore Giuseppe De Nozza, titolare dell’inchiesta tenuta a battesimo con il nome di Virus, aveva chiesto il processo per tutti, in continuità con quanto fatto per 22 persone che nel corso delle indagini vennero arrestati (il blitz scattò il 12 novembre 2013) sulla base di indizi valutati come gravi, tra intercettazioni telefoniche e ambientali, da cui emergeva l’apertura delle buste prima della data stabilita dalla gara. Da qui la contestazione di gare truccate.

Il giudice dell’udienza preliminare, Stefania De Angelis, dopo aver ascoltato i difensori, ha concluso sostanzialmente confermando l’esistenza di elementi tali da sostenere al dibattimento l’accusa principale, ossia l’esistenza di un sodalizio e per questo ha disposto la comparizione davanti al Tribunale il prossimo 18 dicembre .

Gli imputati. Dovranno affrontare il processo:  Vincenzo Albonico,  Umberto Aprile (avvocato Cosimo De Leonardis), Massimiliano Bellinfante, Francesco Blasi, Roberto Borraccino, Raffaele Buongiorno,  Cosimo Cannone (avvocati Giovanni Rizzi e Mauro Masiello), Fenicia Cicerelli, Grazia Cito (avvocati Milena Cellie e Armando Latella), Alberto Corso (avvocati Rosario Almiento e Francesca Conte), titolare della ditta Nt Italia srl e figlio di Vincenzo, dirigente dell’Area gestione tecnica della Asl nonché socio di maggioranza della srl, Ciro Massimo Cremonini (avvocato Massimo Bssi), Monica Crescenzo (avvocati Rosario Almiento e Pasquale Angelini), Cosimo Antonio D’Elia segretario verbalizzante di una gara (avvocati Vito Epifani e Gianfranco D’Elia). 

Il consigliere di Fi. Processo anche per Cosimo Elmo geometra funzionario della Asl, attuale consigliere al Comune di Brindisi, eletto nella lista di Forza Italia, già assessore ai Lavori pubblici difeso dagli avvocati Giuseppe Guastella e Mimmo De Michele, i quali hanno ribadito l’assoluta estraneità ai fatti del loro assistito. Rinviati a giudizio, inoltre, Marisa Gianpaoli, Ivo Grifoni Sentenza virus-2(avvocato Antonino Domenico Gullo), Riccardo Infante, Vincenzo Izzo, Claudio Levorato, Luigi Marasco, Armando Mautarelli componente dei seggi di gara (avvocato Oreste Nastari), Antonio Miglietta (avvocato Antonio Savoia), Paolo Minoia (avvocati Dario Budano ed Emilia Aversa), Giancarlo Nuzzaci (avvocato Donato Carbone), Roberto Paini, Brenno Peterlini amministratore del Consorzio nazionale servizi società cooperative, Antonio Piro, Gianluca Pisani componente di un seggio di gara (avvocato Roberto Cavalera) con esclusione di un capo di imputazione,  Giovanni Rana, Cosimo Saracino, Antonio Sirena (avvocato Giuseppe Guastella), Tommaso Vigneri (avvocati Cristian Di Giusto e Michele La Forgia) e Giovanni De Nuzzo, fatta eccezione per peculato contestato in concorso a Salvatore Brigante (difeso dall’avvocato Giovanni Brigante) e a Vincenzo Corso.

Il capogruppo del Pd. Per questo capo imputazione imbastito sull’uso dell’auto della Asl per andare a Roma per un convegno dei Ds, a fare la differenza  sul piano penale, è stato l’effetto combinato di due elementi: la riqualificazione del reato in peculato d’uso, con conseguente riduzione del termine per la prescrizione come causa di estinzione della fattispecie da sei a dieci anni, per cui Brigante, Corso e De Nuzzo escono dal processo a meno che i difensori non intendano fare appello per chiedere pronuncia nel merito, ipotesi remota stando alle motivazioni alla base della pronuncia del gup che sono state contestuali.  
“Dalle intercettazioni telefoniche in atti emerge incontestabilmente che Brigante, urologo presso l’ospedale Perrino, non avendo trovato un furgoncino a noleggio per recarsi a Roma il 21 luglio 2007 per un congresso dei Ds, si rivolgeva  per il tramite del geometra De Nuzzo, a Corso affinché gli concedesse l’autorizzazione all’uso di mezzo della asl, precisando che avrebbe provveduto a pagare il prezzo del noleggio e che lo stesso giorno l’avrebbe riportato”, si legge.

“Corso, dopo aver sottolineato che Brigante avrebbe dovuto chiedere l’autorizzazione perché se fosse accaduto un incidente, avrebbe avuto problemi (“mi devono licenziare?”), avendo appreso che l’auto doveva essere usata pere pochi giorni e per un fatto politico suggeriva di inoltrare una richiesta all’ufficio tecnico indicando genericamente per scopi istituzionali, di farsi consegnare le chiavi e di prendere l’auto lo stesso giorno della partenza, dall’ospedale in modo che nessuno se ne sarebbe accordo”. Questo in teoria, nella pratica invece hanno scoperto tutto i carabinieri del Nas: “La notte del 21 luglio il mezzo della Asl era posteggiato presso il parco di pertinenza dell’abitazione di Brigante e alle 24 lo stesso urologo veniva fermato alla guida sulla strada 379”. Per il gup “non è dubbio, quindi, che il veicolo sia stato sottratto agli scopi istituzionali e destinato a una finalità privata”.

Vincenzo Corso è accusato anche di corruzione, mentre il figlio Alberto è imputato per riciclaggio in relazione alla somma pari 120.303 euro ritenuta di “delittuosa provenienza siccome derivante dal reato” contestato al padre. Resta in piedi, nei suoi confronti, l’accusa principale legata alla promozione dell’associazione per delinquere finalizzata a diversi reati contestati sempre in relazione all’apertura delle buste contenenti le offerte di gara. 

Chi materialmente, come “faccendiere” che si “adoperava per la manomissione delle buste contenenti le offerte presentate dalle imprese” era Giovanni Borromeo. Quest’ultimo è stato condannato anche in appello alla pena di tre anni e dieci mesi, in abbreviato, e avrebbe agito – secondo l’accusa – “su disposizione di Vincenzo Corso”.

La Asl. L’Azienda sanitaria locale di Brindisi è stata riconosciuta parte lesa e questa mattina si è costituita con l’avvocato Donato Mellone chiedendo il ristoro dei danni patiti, presentando istanza per tre milioni di euro. La richiesta è stata ammessa e si riferisce a una valutazione approssimativa e di base delle conseguenze sopportate sia sul piano patrimoniale, sia su quello morale con particolare riferimento alla lesione dell’immagine e della credibilità dell’Asl. Richiesta di costituzione di parte civile anche dalla Regione Puglia con l’avvocato Francesco Marzullo, il quale si è riservato la quantificazione del danno.

Non luogo a procedere. Sono fuori dal processo essendoci stato il non luogo a procedere, all’esito dell’udienza preliminare: Renato Ammirabile per non aver commesso il fatto, Silvana Cipriani, Ciro Antonio Costantino (entrambi difesi dall’avvocato Livo Di Noi) perché il fatto non sussiste; Sonia Portoghese (avvocato Paola Gambino), Antonio Perrino e Angelo Campana.

Chiusa la vicenda penale anche per i dirigenti della multinazionale Artsana e per gli altri coinvolti nel troncone dell’appalto, perché il gup ha disposto il non luogo a procedere per insussistenza del fatto in ordine alla frode in pubblica fornitura e perché il fatto non costituisce reato riguardo all’abuso d’ufficio: Claudio Annese, Marcello Annese, Ezio Gambirasio, Mario Merlo e Valentino Palamidesse, difesi dagli avvocati Vito Epifani, Gianvito Lillo, Cosimo Loderseto, Ernesto Lanni e Gabriele Contini.

Il processo già avviato. Per quanto riguarda il processo già incardinato davanti al Tribunale, l’associazione per delinquere contestata a 13 imputati è caduta e gli atti relativi a questo capo di imputazione sono tornati nelle mani del pubblico ministero su richiesta dell’avvocato Ladislao Massari che ha eccepito la nullità del decreto di giudizio immediato perché c’era stato un ampliamento dell’arco temporale, dal 2010 sino alla data odierna, con conseguente lesione del diritto di difesa. Per i reati cui sarebbe finalizzata, ossia turbativa d’asta, utilizzazione di segreti d’ufficio, falso e peculato si continua.

La decisione riguarda: Francesco Perrino, legale responsabile della società Cogit spa, difeso da Ladislao Massari, autore dell’eccezione accolta dal collegio giudicante; Vincenzo Corso, ex direttore dell’area gestione tecnica dell’Azienda sanitaria di Brindisi e presidente dei seggi di gara, nonché responsabile della custodia delle buste contenenti le offerte economiche che, nel teorema accusatorio, venivano aperte; Cosimo Bagnato, amministratore unico della Bagnato Costruzioni Srl; Vittorio Marra e Adolfo Rizzo amministratori di fatto della Srl Re.Vi; Giuseppe Rossetti titolare dell’omonima ditta individuale; Cesarino Perrone amministratore unico della Eco Service Srl; Antonio Camassa legale rappresentante della Camassa Impianti Srl; Emilio Piliego e Roberto Braga responsabili della Edil Tecno Costruzioni Snc; Mauro De Feudis manager della Manutencoop Faciliy Managemente Spa.

Abbreviato. Processo con rito abbreviato, ossia saltando il dibattimento, e facendo affidamento allo stato degli atti per: Enzo Mauro Albanese, Alfredo Rampino, Rodolfo Rollo, entrambi ormai ex direttori generali della Asl, Andrea Chiari direttore dell’area di gestione Asl e Ignazio Buonsanto, tutti difesi dall’avvocato Massimo Manfreda.

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