Intervento/ Futuro oscuro per Brindisi se i partiti non sapranno cambiare

E’ un periodo in cui la nostra città sta vivendo in uno stato di oscurantismo, sia politico che di gestione della cosa pubblica, per non porsi una seria riflessione su dove ci sta conducendo questo modo anomalo di approcciarsi ai problemi per garantire un sano e corretto sviluppo del nostro territorio

E’ un periodo in cui la nostra città sta vivendo in uno stato di oscurantismo, sia politico che di gestione della cosa pubblica, per non porsi una seria riflessione su dove ci sta conducendo questo modo anomalo di approcciarsi ai problemi per garantire un sano e corretto sviluppo del nostro territorio. Mi chiedo dove è finita la politica, quella con la P maiuscola, dei Caiati, dei Guadalupi, dei Manco e di tanti altri esponenti degni di nota, spesso sconosciuti ai giovani, che in passato allietavano la cittadinanza con contrapposizioni dialettiche costruttive e colte, nell’esposizione dei loro programmi e proposte, tutte tendenti al benessere e alla crescita della popolazione amministrata.

Porre l’accento sul procedere di questa maggioranza è impietoso ed è come sparare sulla Croce Rossa per i danni che sta producendo e per la scarsa considerazione che ormai aleggia nei cittadini. Abbiamo assistito al vilipendio dei beni culturali per la carenza di sensibilità e cultura, basti pensare, per citare alcuni esempi, alla sala della colonna di palazzo Nervegna ridotta a “party” con cibi, bevande e palloncini; al foyer del teatro Verdi usato come “dance floor” la notte di capo d’anno; al castello Alfonsino utilizzato come discoteca ed ora in pieno abbandono, per non parlare dei parchi senza adeguati controllo ed in preda a vandalismi di ogni genere e potrei continuare.

In città proliferano le sagre, i festival e manifestazioni varie, certamente utili ad allietare la cittadinanza, ma mai un rendiconto, un’analisi tra costi e benefici, sì da rendere edotta la popolazione sui ritorni economici e di immagine per la città. Svolgendo lo sguardo al settore ambientale sarebbe meglio non scoperchiare la pentola. La città si presenta in uno stato di abbandono e sporcizia inusuale, certo, vi è anche l’incuria di alcuni  cittadini che andrebbero adeguatamente eruditi e civilizzati, ma anche qui l’amministrazione è carente per mancanza di provvedimenti opportuni a correggere l’andazzo.

I contenziosi sono ormai la norma, dalla Monteco alla Nubile e ai tanti altri nei diversi settori. Si sapeva da tempo che l’Autorità Portuale sarebbe stata soppressa e accorpata a Bari o Taranto ma nessuno si è preoccupato di promuovere un tavolo comune di confronto per disegnare e far valere il ruolo e le potenzialità che il nostro porto può offrire all’interno di un sistema integrato, come sempre arriveremo tardi e con le idee confuse.

Una quindicina di anni fa, in altra epoca, nel retro porto fu progettato uno scalo ferroviario di collegamento con le reti nazionali ed internazionali per intercettare il traffico commerciale su nave, non se ne è fatto più nulla e mi chiedo dove è finito quel progetto. Ora, con l’allargamento del canale di Suez ci sarà un notevole incremento e avremmo potuto essere noi i destinatari di quel traffico.

Il Pug non decolla, con ritardi e perdite di tempo, con possibili e onerosi contenziosi per le casse comunali e discutibili soluzioni tampone. Un sindaco che per nascondere la propria incapacità attacca tutto e tutti, perfino la stampa accusata di boicottaggio verso le decisioni assunte dalla sua amministrazione, mai soffermandosi su una sana autocritica per individuarne le inefficienze e correggerle. Non una programmazione, non un’idea chiara su cosa fare, si procede navigando a vista aspettando stancamente la fine del mandato.

Non meno impietosa è la riflessione sulle forze politiche in campo. I partiti tradizionali hanno perso la loro capacità attrattiva nel famelico tentativo di potersi accaparrare posti di potere, senza ritegno alcuno, suscitando lo sdegno e la protesta dei cittadini abilmente cavalcata dal Movimento Cinque Stelle e questo riguarda sia il centro sinistra che il centro destra in palese stato confusionale. Nei partiti vi è una deriva degenerativa dove prevalgono gli individualismi e le contrapposizioni personali, senza una visione d’insieme su programmi e prospettive.

Si assiste a manovre politiche con l’unico scopo di tutelare e garantire il potere gestionale e in questa logica saltano gli schieramenti con accordi e alleanze trasversali pur di sopravvivere. Consiglieri che cambiano casacca e appartenenza con l’unico scopo di soddisfare il proprio egoismo ed è in questa logica che in più di tre anni abbiamo assistito al record di cinque rimpasti di giunta e altri se ne profilano, con un sindaco in evidente difficoltà, prigioniero di un sistema malato, cedevole alle richieste pur di rimanere in sella.

Il PD, partito di maggioranza relativa che regge questa amministrazione, cerca di salvarsi la coscienza sperando di apparire credibile ed estraneo a tutto, sbandierando la sospensione del sindaco dal partito per i noti guai giudiziari, proponendo l’azzeramento della giunta, nascondendo le contrapposizioni correntizie interne per la ricerca del potere da gestire mentre, di fatto, non affronta il nodo cruciale per dare una vera svolta alla città rompendo le righe e mandando tutti a casa per riproporre un rinnovato quadro politico di provata moralità e credibilità.

Non molto meglio sta il centro destra, frammentato e incapace di riaggregarsi, dando l’impressione, in alcuni rappresentanti, di essere succube di questa situazione. Non sono mancati episodi di sostegno a questa maggioranza, in momenti critici e di carenza di numeri, con la motivazione che non si può lasciare la città allo sbando, di fatto prolungandone l’agonia e l’immobilismo.

Nasce da qui l’esigenza di ridefinire il ruolo dei partiti, la loro funzione politica, con la ferma volontà di un rinnovamento interno nei ruoli da affidare a persone di riconosciuta moralità ed esperienza, giovani e meno giovani, capaci di estromettere faccendieri e nulla facenti corteggiati in quanto portatori di voti. E’ un compito non facile ma non impossibile se si è determinati nel volerlo fare e se le persone di buon senso capiscono che non  serve solo criticare ma che bisogna scendere in campo se vogliamo una città vivibile e di stampo europeo.

Se i due schieramenti avranno la capacità di riaggregarsi, di rifondarsi, superando gli individualismi dei singoli, tornando a dibattere e confrontarsi su programmi e prospettive credibili, anche con visioni non necessariamente divergenti in un clima collaborativo, i cittadini potranno ritrovare la perduta fiducia nella politica e nelle istituzioni non dando sfogo alla comprensibile protesta ma compartecipando alle proposte di crescita e di moralizzazione della città.

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