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Scoppia il Pd cittadino. Da 1023 a 60 iscritti. I "dissidenti" scrivono a Renzi

Un crollo pauroso degli iscritti dal 2013 al 2014, assenza di proposte ed iniziative su tutti i fronti di sofferenza economica e sociale aperti a Brindisi, mancanza di confronto interno malgrado le indagini che coinvolgono il sindaco

BRINDISI - Un crollo pauroso degli iscritti dal 2013 al 2014, assenza di proposte ed iniziative su tutti i fronti di sofferenza economica e sociale aperti a Brindisi, mancanza di confronto interno malgrado le indagini che coinvolgono il sindaco e le responsabilità di principale partito della maggioranza che amministra la città. Distacco sempre più evidente dall'elettorato e dalla gente. Ma non cìè verso di scuotere l'attuale gruppo dirigente cittadino e 23 esponenti del Partito Democratico brindisino chiedono l'intervento del partito nazionale e regionale con una lunga lettera iviata a Renzi ed Emiliano, e a tutti i parlamentari regionali e nazionali eletto nel Brindisino. Ecco la lettera.

Gentilissimi, la presente per segnalare la nostra preoccupazione sull’allarmante situazione del Partito Democratico della città Brindisi. Prima ancora che si consumasse l’attentato incendiario alla macchina del sindaco Consales, tredici componenti del direttivo cittadino del PD avevano chiesto, con un documento ufficiale, la convocazione di un direttivo che trattasse di sicurezza e ordine pubblico, ambiente, rifiuti e degrado della città e della periferia, della spending review ed i suoi riflessi sul bilancio comunale e delle problematiche legate al servizio di riscossione tributi. In quella richiesta veniva sottolineata che l’urgenza di quei temi imponevano, altresì, un’importante riflessione sull’efficacia dell’azione politica del partito cittadino, del direttivo e della segreteria. Questa richiesta non è stata mai presa in considerazione.

Il 3 novembre scorso la situazione è precipitata con l’incendio dell’auto del sindaco; atto criminoso al quale il partito cittadino ha reagito convocando, solo e con ritardo, un direttivo. In quel comitato direttivo è stato richiesto al segretario di riportare al centro della discussione e dell’impegno politico, un percorso di trasparenza che, attraverso un’analisi serena ed onesta delle responsabilità che coinvolgono anche il PD nel degrado sociale della città, riproponesse, in tutta la sua attualità il corretto rapporto con le istituzioni cittadine ed il loro uso ai fini dell’interesse comune, al centro dell’agire politico ed amministrativo. Quell’istanza è caduta nel vuoto producendo un silenzio assordante.

Non un documento è stato prodotto da quel direttivo, non una parola “ufficiale” di condanna per quanto accaduto al sindaco, che andasse oltre la mera vicinanza allo stesso. Senza uno sforzo di analisi e di proposte per capire e fronteggiare quanto sta accadendo nella città (macchine quotidianamente bruciate, uso della violenza come regolamento dei conti, rapine, atti vandalici). Questo disinteresse ed una non adeguata consapevolezza è stata confermata anche dalla scarsa partecipazione e dall’assenza della società civile all’iniziativa sulle questioni dell’ordine pubblico e della sicurezza, organizzata dall’amministrazione comunale, stigmatizzando la distanza che si sta determinando tra città e istituzioni, tra elettori e partiti.

L’incapacità e la mancanza di volontà all’ascolto potrebbero contribuire ad ulteriori separazioni tra istituzioni e cittadini ed alla riproduzione di situazioni analoghe a quelle verificatesi nel comune di Roma. Poco o nulla di cui stupirsi perché il PD brindisino è ormai assente e silente sulle questioni e sui temi più importanti che riguardano la città; ambiente, salute, cultura, sviluppo, porto, periferia, rifiuti, mobilità. E tra questi temi quello più urgente ed allarmante, disoccupazione e lavoro. Un’assenza che ha prodotto un allontanamento dal partito che si è ribadita anche  con la scarsa affluenza alle primarie per l’individuazione del candidato per la presidenza della Regione Puglia e con la campagna di tesseramento del PD per il 2014.

I votanti, in occasione di queste ultime primarie, hanno superato di poco quota 1.300. E tenendo conto che a queste primarie hanno partecipato non iscritti al partito, appartenenti alle liste che compongono la maggioranza che governa la città nonché simpatizzanti dell’ex sindaco di Bari, che a Brindisi ha svolto importanti funzioni da magistrato, insieme al fatto che nel 2005 i partecipanti sono stati 3.046, nel 2010 sono stati 3.106 ed in occasione di quelle interne al Pd del 2013 i votanti sono stati 1.625, il quadro diventa ancora più allarmante.

Ed a proposito di tesseramento, risultano ad oggi, per il 2014, dai dati comunicati alla Federazione Provinciale, iscritti al circolo della città nella campagna di tesseramento 2014 meno di 60 tessere. Un dato preoccupante rispetto al dato del 2013 “esploso” a 1.023 iscritti in occasione dell’inquietante fase congressuale, durante la quale si sono “affacciate” persone che nulla avevano a che spartire con i valori e la storia del centrosinistra brindisino. E, ancora oggi, si attende un direttivo in cui si possa discutere ed analizzare il risultato di queste ultime primarie, lo stato del partito ed il significato delle dimissioni di quattro componenti della Segreteria.

Come potrebbe, quindi, un partito, disinteressato a quello che succede al suo interno, pensare a quello che succede in città? Bisogna quindi ripristinare la partecipazione degli iscritti alla vita democratica del Partito convocandoli in un’assemblea per discutere dei problemi organizzativi e gestionali del Partito della città e dei problemi politico-programmatici a livello cittadino, regionale e nazionale. Una nuova fase politica può nascere solo creando le condizioni per l’ascolto delle esigenze dei cittadini, lasciati ormai orfani di un riferimento politico, e per un confronto d’idee e proposte.

Con quali strumenti può suggerire una visione della città del futuro, tenendo conto della rilevante responsabilità che il PD cittadino ha nell’amministrazione della città; con quali forze raccogliere le sfide; con quali mezzi interpretare l’innovazione. Bisognerebbe raccogliere le sfide della riduzione delle disparità sociali, della limitazione degli impatti ambientali di un’industria legata a vecchi modelli di crescita, dello sviluppo economico e culturale delle aree urbane favorito da un nuovo modello di mobilità urbana.

Ma, con un partito diventato comitato elettorale che si mobilita soltanto in occasione degli interessi e delle carriere dei gruppi dirigenti, queste sfide non potranno mai essere vinte. Come si può pensare a ricucire il filo spezzato di una relazione costruttiva con il governo della città se non grazie al contributo attivo d’iscritti, esperti, intellettuali, tecnici ed amministratori, partendo dalle ferite e dalle priorità della città?  Solo con il primato dei valori sugli interessi personali, solo con un impegno al pieno servizio del bene comune si potrà ridare slancio ad una città da lungo tempo sofferente. Solamente con il coinvolgimento di tutte le energie positive che questo territorio martoriato offre si può pensare ad un percorso di crescita sociale e civile per contribuire alla rinascita della città in senso etico, sociale ed economico.

Chiediamo, pertanto, agli organismi dirigenti nazionali, regionali e provinciali di intervenire per favorire, con un loro supporto, con una discussione franca e leale, un reale rinnovamento di metodi e di cultura politica. Anche al fine di creare i presupposti per una partecipazione plurale e consapevole e per far ritornare il partito nella società, nei quartieri, nei posti di lavoro, tra i giovani, libero da zavorre e condizionamenti dei tesserati dell’ultima ora.

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Alessandra Amoruso, Bina Valentini, Carlo Carlà, Carmine Dipietrangelo, Cristiano D’Errico, Davide Carlà, Emanuela Buzzerra, Ennio Esposito, Enzo Albano, Enzo Caforio, Enzo Casone, Giovanni Caforio, Giovanni Mangione, Giuseppe Ferraro, Lucia Scarafile, Mariano Meo, Marika DeRosa, Mario Tafuri, Mimmo Tardio, Paolo Merola, Pietro Pugliese, Rino Iaia, Tonino Tripodi.

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