Venerdì, 22 Ottobre 2021
Politica

Le barriere non risolveranno i problemi dell'Europa e del mondo

Mentre i governanti europei da troppo tempo si attardano nel definire il profilo dell'Europa futura, se una vera federazione di stati od un'unione fittizia, quella attuale, dove prevalgono le logiche dei singoli stati, i processi storici nel pianeta si svolgono con sorprendente rapidità

Mentre i governanti europei da troppo tempo si attardano nel definire il profilo dell'Europa futura, se una vera federazione di stati od un'unione fittizia, quella attuale, dove prevalgono le logiche dei singoli stati, i processi storici nel pianeta si svolgono con sorprendente rapidità, al punto che anche la dimensione europea potrebbe diventare insufficiente per fronteggiare le nuove sfide che incombono.

Si prenda il caso emblematico dei migranti, che tiene polarizzata l'opinione pubblica, influenzandone le tendenze elettorali (ultimo esempio, quello austriaco). Si è creduto fino a poco tempo fa che fosse un fenomeno di scarsa entità, da lasciare in gestione ai paesi più esposti (Italia e Grecia), poi, quando il flusso migratorio è aumentato, a causa della fuga precipitosa di intere popolazioni dagli scenari di guerra di Asia ed Africa, la situazione si è fatta preoccupante ed,  in mancanza di una strategia e direzione politica unitaria a livello UE, è prevalsa la logica dell'ognuno per sé e del si salvi chi può.  In verità, i paesi che hanno cercato di opporsi all'ingresso dei migranti nei loro territori, elevando barriere con filo spinato ed altro, non hanno inventato niente di nuovo.

Già da alcuni anni negli Usa, paese leader dell'occidente e prima potenza mondiale, è stata costruita una barriera divisoria lunga 700 miglia, al confine con il Messico Messico, che si prevede di prolungare e rinforzare, munita di telecamere, rilevatori di movimento, moderne squadre di vigilanza e quant'altro, allo scopo di impedire l'immigrazione illegale. Ciò nonostante si calcola che ogni anno oltre 500 mila persone, provenienti dal Centro e Sud America, tentino di valicare il confine e che sul territorio statunitense vi siano oltre 11 milioni di immigrati irregolari. L'idea che le barriere divisorie producano effetti di contrasto altamente positivi si è diffusa nella maggioranza  dell'opinione pubblica ed è diventata argomento principale della campagna elettorale da parte dei repubblicani in Usa (Trump) e delle destre europee.

Da alcuni decenni la parte più ricca e progredita del continente europeo è mèta preferita dei flussi migratori provenienti da ogni parte del mondo (Europa dell'Est, Nord Africa, etc.) e l'insediamento di milioni e milioni di persone si è svolto secondo lo schema classico e poco appariscente della successiva chiamata, da parte delle avanguardie già sistemate,  di parenti ed amici fino a formare delle entità sempre più numerose (una specie di "catena di S.Antonio"), che così hanno trovato occupazione e migliori condizioni di vita. Attualmente, la novità più rilevante rispetto al passato, se si eccettuano gli sbarchi degli albanesi sulle coste pugliesi nei primi anni Novanta, è rappresentata sia dalla scelta del mare Mediterraneo come via principale d'accesso in Europa, con le inevitabili conseguenze delle molte morti per annegamento, provocate dall'affondamento delle carrette del mare, che tanta commozione e riprovazione suscitano nell'opinione pubblica, sia dal carattere tumultuoso ed ininterrotto, una vera emergenza, che ha assunto tale esodo di genti, per lo più 'senza arte né parte', che fuggono sì dalle guerre e devastazioni, ma soprattutto dalla miseria e dal degrado dei paesi d'origine.

Alcuni dati devono far riflettere: la popolazione mondiale allo stato aggirantesi intorno ai 7,3 miliardi di abitanti continua a crescere a ritmo sostenuto e si prevede raggiungerà gli 11 miliardi nel 2100. E' chiaro che queste dinamiche provocheranno effetti consistenti sulla composizione della popolazione mondiale e sui movimenti degli abitanti da un luogo all'altro, producendo spinte incontenibili dal Sud al Nord del pianeta, dai paesi poveri e ad alto tasso di natalità, come quelli africani, verso i paesi ricchi, con bassa natalità ed invecchiamento della popolazione, come i paesi europei.

 L'evento straordinario ed imprevisto dell' esodo in massa dei migranti ha trovato impreparati i paesi europei a fronteggiarlo, con risposte differenti dall'uno all'altro: a momenti iniziali di solidarietà ed apertura sono ben presto succedute fasi di chiusura ed ostilità verso i nuovi arrivi, man mano che le fila si ingrossavano.  Le ragioni sono molteplici: innanzitutto, il loro mantenimento richiede un costo considerevole, che non tutti i paesi possono sostenere in proporzione, costo che evidentemente sottrae risorse finanziarie ad altre necessità dei paesi ospitanti.  Altro elemento è costituito dal timore che la manodopera immigrata possa entrare in concorrenza con quella locale, timore questo ben presente nei paesi dell' Europa dell'Est, i più ostili agli ingressi ed ultimi arrivati nella UE, considerata luogo preferito di collocamento della loro manodopera in esubero, come è avvenuto finora.  

Nelle popolazioni del Nord Europa è viva la preoccupazione che una immigrazione fuori controllo possa alterare l'equilibrio economico raggiunto con conseguente perdita dei privilegi acquisiti in tema di consumi e di welfare. In generale, insieme ai fattori suindicati è presente un po' ovunque il sentimento di diffidenza ed avversione per i migranti, di diversa estrazione e cultura, considerati quasi degli "intrusi", come è sempre avvenuto nelle storie delle emigrazioni (vedi il caso dei meridionali - " i terroni" - emigrati in Italia Settentrionale nella seconda metà del secolo scorso). Trascurando le ragioni umanitarie dell'accoglienza ed assistenza, fatte proprie dalla Chiesa cattolica, da altre chiese ed associazioni solidaristiche e lo slancio di intere comunità e singole persone in soccorso dei rifugiati  e qui da noi dallo Stato e con impegno encomiabile dalle forze armate (Marina Militare) e limitando il ragionamento solo al calcolo economico, qualche considerazione va fatta.

La situazione demografica europea è già delineata: le proiezioni indicano che nel 2100 la popolazione europea diminuirà rispetto all'attuale, mentre nel resto del mondo crescerà impetuosamente (Africa, India, etc.).   Le strade da percorrere rimangono, pertanto, solo due per i paesi europei, in particolare per l'Italia e la Germania, 'fanalini di coda' per quanto riguarda le "culle vuote".  Incrementare la crescita e l'occupazione, soprattutto per l'Italia, rilanciando la natalità per pagare le pensioni agli anziani ed i costi di vecchiaie prolungate oppure delegare il "rimpiazzo generazionale" ai migranti.

La Germania ha già imboccato il secondo percorso, accogliendo l'estate scorsa un milione di profughi siriani, non certo per filantropia o per farsi perdonare gli orrori del passato nazista, quando perseguiva con ossessione la "purezza della razza", quanto per ragioni strettamente economiche, per sopperire al calo demografico, puntando contemporaneamente sull'immigrazione di qualità mediante l'attrazione di talenti da ogni parte del mondo, Italia compresa.

Riportiamo di seguito un commento pubblicato sulla pagina Facebook dell'autore dell'articolo, Michele Miraglia, da Rosa Mariano. 

Caro Michele, 
I tuoi articoli sono sempre analisi lucide ed illuminate che riescono a tratteggiare, con chiarezza e dovizia di elementi storici e politico/sociali, le problematiche più complesse che agitano questo nostro travagliato tempo. Il Papa ha definito la tragedia di questa ondata migratoria la più spaventosa, dopo la Shoah. Essa sta mettendo a nudo le fragilità di uno sviluppo economico europeo che sembra soccombere sotto il peso di una crisi globale che ha inferto colpi durissimi soprattutto a Paesi come l'Italia el la Grecia, su cui maggiormente sta premendo l'ondata migratoria.

I Paesi ricchi che tanto hanno voluto la moneta unica, ed ora sappiamo con certezza che l'Europa unita era solo un retorico miraggio ad uso e consumo dei monopoli delle banche e delle holding finanziarie, reagiscono alla disperazione di migliaia di uomini , donne e bambini con la volontà o la programmazione di : muri, barrire, filo spinato e controlli serrati alle frontiere. Dove sono finiti gli ideali cattolici dell'accoglienza e della solidarietà? Ancora una volta e' dal basso, dai più poveri ed umili che ci giungono le testimonianze più commoventi di umana compassione e solidarietà: dalla Grecia mortificata da una crisi finanziaria feroce che dura da sei anni.A Lesbo la gente più povera si affanna a donare cibo e ricovero alle migliaia di migranti abbandonati a se stessi.

Lampedusa, dove una piccola comunità di piccoli/grandi eroi hanno saputo mettere in pratico il semplice precetto evangelico dell'amore per il fratello che soffre!.E' solo grazie a questi esempi che , a volte, riusciamo a superare il senso profondo di. vergogna che ci fanno provare i ricchi Paesi con i loro Km di muri o di filo spinato che non riusciranno a fermare la disperazione di chi fugge da : guerre, miseria e morte certa. No , i muri non serviranno!!!!!!!

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