Giovedì, 21 Ottobre 2021
Politica

Marika Rollo: “Delusa dal Pd: mi aspettavo più coerenza”

L’ex assessore ai Servizi sociali di Brindisi: “Assurdo non avere un candidato della città”. “Sul tavolo regionale, ci si è persi: comunicazione non incisiva”

BRINDISI – “Sarò onesta, come lo sono sempre stata nella mia vita: sono rimasta un po’ delusa da alcune scelte del Partito democratico. Ma chi fa politica sa che può accadere”. Ed è successo. Non una volta, ma due: è avvenuto che Marika Rollo, architetto, espressione del Pd, sia rimasta fuori da Palazzo di città dopo la ridefinizione della squadra di governo cittadino e sia stata lasciata fuori anche dalla lista imbastita per le elezioni regionali, dove non ci sarà alcun candidato espressione del capoluogo.

Parla per la prima volta a “microfoni accesi” l’ex titolare della delega che abbraccia le politiche in favore del sociale, materie su cui ha lavorato per un anno e otto mesi, sino a quando è arrivato lo “stop” imposto dal sindaco Mimmo Consales, costretto all’epoca a rispondere alla richiesta di una squadra di governo “tecnica” arrivata dai centristi di Massimo Ferrarese. Quel che è stato allora, più quanto è riferito dalle cronache politiche degli ultimi giorni, hanno evidentemente lasciato un segno.

“Inutile nascondere la sofferenza per tutto quello che è accaduto”, dice oggi con il ricordo vivo di quel che è stato, nonostante l’uscita di scena in punta di piedi senza gridare alla stampa né tanto meno nelle sedi del Pd. “Ci sono rimasta male per un motivo che a qualcuno potrà suonare strano: credevo in quell’impegno, ho dato tutta me stessa, e avrei voluto fare molto altro, nella consapevolezza che sicuramente ci sarebbero state difficoltà, vista la delicatezza delle questioni che ogni giorno si affrontavano in assessorato, sabato e domeniche comprese. Del resto, basti vedere quanto sta succedendo in queste ore con le cooperative”, dice.

Parla con calma, non usa i toni di chi avrebbe tutte le ragioni per alzare il tiro, neppure quando le domande diventano oggettivamente “scomode”. Come quella che tira in ballo direttamente il Partito democratico, dalla segreteria cittadina, chiamata in causa ai tempi del rimpasto dell’esecutivo, sino ad arrivare al direttivo provinciale, deputato alla presentazione dei nomi dei candidati per le elezioni regionali.

La domanda è: “Per quale motivo il Pd non l’ha difesa in quel periodo?”. E poi: “Come mai è stata lasciata a casa anche in questa campagna elettorale?”.

“Intanto non ho bisogno di qualcuno che mi difenda. La verità è che io stessa ho chiesto spiegazioni e ho rivendicato, mi passi il termine, la continuità nella gestione dell’assessorato pensando alle azioni che avevamo improntato e a quelle da fare, ma non c’è stata possibilità”, risponde. “Mi hanno spiegato che diversamente non si poteva per ragioni di partito e siccome sono una che ancora crede al Pd, al fatto che ci sia bisogno di unità, ho incassato”.

Quali sono quelle logiche interne al Pd, non lo dice Marika Rollo. Le voci che rimbalzano dalla sede del partito, in via Conserva, riferiscono di una sorta di “debito” da saldare a stretto giro con Antonio Monetti, vecchia guardia del Pd, in rottura con i brindisini per questioni elettorali al punto da essere stato per un po’ di tempo “indipendente”, una spina nel fianco: fuori Rollo, dentro Monetti dopo la pausa tecnica di “raffreddamento” che poi ha portato all’allontanamento degli assessori dell’area di centro, Enzo Ecclesie e Raffaele Iaia. Intoccabile l’assessorato di Pasquale Luperti, titolare dell’Urbanistica, in nome di quel pacchetto di voti  - 900 e passa - raccolto alle amministrative, tale da restare indenne alle “eliminazioni”.

E’ vero o no? “E’ andata, ormai. Certo, visto quel che era accaduto mi sarei aspettata un contatto per le regionali, questo sì, lo ammetto. E non per un discorso di quote rosa o di presunzione, cosa che non mi appartiene. Pensavo che il mio nome arrivasse sul tavolo delle candidature, visto che durante gli incontri che abbiamo tenuto, i giudizi sul mio operato sono sempre stati unanimi. Non c’è stata critica, anzi. Ho sentito parole di sostegno e di apprezzamento, per cui in coerenza con quanto dicevano, mi sarei aspettata una richiesta di disponibilità a giocare sul campo la partita delle regionali”.

Cos’altro è successo nel Pd? “Credo che nel momento in cui il partito si sia riunito per assumere le decisioni, sia mancata la comunicazione. O meglio, non ci stata la comunicazione necessaria per superare l’esistenza delle correnti, legittime per carità, visto che le differenze aiutano a crescere.  Ma agli appuntamenti elettorali ci si presenta con nomi in grado di avere l’appoggio di tutti”, sostiene. Chi ha orecchie per intendere, intenda. E la domanda, di conseguenza è: “Ha pagato in prima persona il prezzo delle divisioni interne al Pd?”.

“A me le divisioni non interessano. Vero è che se non c’è gioco di squadra non si va da nessuna parte. Sono convinta che i candidati siano tali se e solo se tutto il partito sia effettivamente d’accordo. Non a parole, ma con i fatti. Se c’è un nì non va bene”. Ergo: il Pd di Brindisi non ha un suo nome alle regionali proprio perché costretto a fare i conti e probabilmente a mascherare gli strappi interni?.

“Che siano rimasti fuori nomi di Brindisi è davvero un peccato. Assurdo che il capoluogo non abbia un suo rappresentante uomo o donna che sia dato che non si tratta di quote rosa. Dire, quindi, che mi dispiace è poco. Anche perché potrebbero esserci conseguenze in termini di affluenza al voto ”.

L’ex assessore, in altri termini, si domanda e chiede: “I brindisini andranno a votare alle regionali se non ci sono candidati della propria città?”. Dubbio legittimo. Ma la quaestio resta: come mai non  c’è stata la capacità di arrivare a Bari, direttamente da Michele Emiliano, a chiedere un posto per Brindisi, dopo la prelazione agli uscenti?. “Ci si è persi un po’. Persi a Brindisi per quella mancanza di comunicazione, giustificata ufficialmente dal fatto che la materia delle candidature è del direttivo provinciale.  Mi auguro che il passato sia da insegnamento per il futuro”. Nonostante la ferita non rimarginata di non essere più assessore. La fiducia nel partito di Marika Rollo tuttavia è tale da non dare peso a certi retroscena: a Bari la segreteria cittadina del Pd ci era andata, eccome. Ma per chiedere una deroga per un altro candidato di sesso maschile (proposta respinta).

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